Autore: Stefano Calicchio

INPS - Cassa integrazione - Ammortizzatori sociali

Cassa integrazione ordinaria e in deroga per Coronavirus, ecco quando arriva: sindacati in pressing per le lavorazioni a rilento delle pratiche

L’ente pubblico di previdenza stima il pagamento della cassa integrazione entro la fine del mese, ma sono in tanti i lavoratori a chiedersi quando arriverà l’accredito: nel frattempo le parti sociali chiedono di velocizzare le pratiche.

Con l’accelerazione delle chiusure causate dalla diffusione del Coronavirus si sono moltiplicate richieste di cassa integrazione ed ora l’Inps si trova a doversi confrontare con più di 5 milioni di domande per una platea potenziale di quasi 10 milioni di persone. Ad affermarlo è il Presidente dell’ente Pasquale Tridico, commentando la presa in esecuzione di quanto contenuto all’interno del’ultimo decreto Cura Italia

I dati appena evidenziati sono per altro quelli relativi alla cassa integrazione ordinaria, visto che al momento non è possibile ancora avere stime precise su quella in deroga, tenendo presente la derivazione regionale dei dati. Generalmente le domande saranno pagate entro il prossimo 30 aprile 2020, ma proprio per il fatto che molto può dipendere dalle vicende locali questo termine potrebbe non risultare valido per tutti.

Cassa integrazione e decreto Cura Italia: verso spesa di 25-30 miliardi di euro

Resta il fatto che in alcune Regioni le pratiche di cassa integrazione siano state già pagate, con una spesa corrispondente a circa 15 miliardi di euro. La prospettiva è di arrivare attorno ai 25-30 miliardi di euro con il prossimo decreto per i diversi strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Secondo quanto riportato dall’economista alla guida dell’Inps durante un’audizione presso la Camera dei Deputati, il governo si starebbe orientando proprio su questa cifra, pertanto le relazioni tecniche dell’istituto pubblico di previdenza si stanno organizzando per garantire adeguati fondi.

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Tanti lavoratori si chiedono quando arriva la cassa integrazione: sindacati in pressing

Vista la situazione “a macchia di leopardo” tanti lavoratori continuano a chiedersi quando arriverà effettivamente la cassa integrazione. Secondo la Segretaria Confederale della Uil Ivana Veronese, “malgrado tutte le rassicurazioni che arrivano da parte del presidente dell’Inps, la lavorazione delle domande di cassa integrazione in deroga va a rilento”.

La sindacalista evidenzia quindi le difficoltà che si stanno concretizzando nelle diverse Regioni per la gestione delle istanze, un fenomeno che darà come risultato finale “il notevole ritardo con cui i lavoratori e le lavoratrici riceveranno i sussidi”. È chiaro che a pesare sulla situazione è anche la drammaticità degli eventi che si sono verificati nelle scorse settimane.

In questo senso, l’esponente della Uil sottolinea che “a quasi due mesi dall’inizio delle chiusure, causate dall’emergenza sanitaria, la maggior parte dei lavoratori dovrà aspettare ancora per ricevere le indennità. Ci rendiamo perfettamente conto di tutte le difficoltà, ma non possiamo accettare che le problematiche incontrate da Regioni e Inps si scarichino direttamente su i lavoratori, facendo mancare anche quel minimo di integrazione salariale che per molti rappresenta l’unica fonte di reddito”.

La situazione appare quindi in tutta la sua drammaticità, proprio perché per molte famiglie italiane la cassa integrazione rappresenta ora l’unica possibilità di ottenere un reddito utile al sostentamento delle proprie esigenze quotidiane.

Il commento dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio: dati Cig triplicati rispetto alla crisi del 2009

Stante la situazione, che l’attuale crisi rappresenti un evento senza precedenti negli ultimi anni viene confermato anche dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il quale ha stimato in ampiamente superiore (anche triplo) il ricorso alle ore di cassa integrazione rispetto a quanto non era avvenuto durante la già grave crisi risalente al periodo 2008/09.

Pur tenendo presente che al momento non risultano disponibili dati precisi in merito al fenomeno, le stime in arrivo dall’Istat evidenziano chiusure o sospensioni di attività per il 51,3% elle imprese, con il coinvolgimento del 42,9% degli addetti. Oltre a ciò, bisogna tenere presente che i dati indicati sinora dall’Inps tengono in conto le richieste inviate all’attenzione dell’Istituto entro lo scorso 10 aprile 2020, pertanto la situazione continua ad essere in evoluzione.

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