Autore: Stefano Calicchio

Cassa integrazione - INPS

Cassa integrazione Covid: in attesa ci potrebbero essere circa 270mila pratiche

Per la cassa integrazione attivata dal governo a seguito della grave crisi da coronavirus risulterebbero in attesa fino a ottobre 2020 ancora 270mila pratiche.

L’emergenza sanitaria ha colpito duramente il mondo del lavoro e il ricorso alla cassa integrazione ha rappresentato un vero e proprio termometro della crisi. Il governo ha cercato di rispondere alle conseguenze del primo lockdown e agli inevitabili riverberi delle misure restrittive alla mobilità attuate nei mesi successivi con l’approvazione di diverse indennità per i lavoratori autonomi e autorizzando un’apposita cassa integrazione in affiancamento ai meccanismi ordinari di protezione sociale dei lavoratori.

Purtroppo proprio il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali ha visto coinvolgere moltissimi lavoratori nelle varie tranche di cassa integrazione approvate nel corso degli scorsi mesi dall’esecutivo. Gli ultimi provvedimenti hanno visto arrivare il via libera a ulteriori 6 settimane di Cig entro il mese di dicembre 2020 e di 12 settimane da utilizzare entro il mese di maggio 2021. Ma nonostante ciò, resta ancora elevato il numero di lavoratori ancora in attesa dei pagamenti arretrati.

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Cassa integrazione Covid: per l’Inps restano ancora 17mila pratiche arretrate

Rispetto alla cassa integrazione già approvata in precedenza, l’Inps ha recentemente segnalato circa 17mila pratiche ancora in attesa di pagamento per via di errori formali nella compilazione delle pratiche (ad esempio Iban o codici fiscali errati). Ma secondo diverse fonti di stampa (tra le quali il quotidiano La Repubblica), se prendiamo in considerazione tutte le pratiche in corso al mese di ottobre 2020, i lavoratori in attesa di pagamento risulterebbero molti di più.

Si parla infatti di 267645 beneficiari in via ufficiale, che potrebbero arrivare a oltre 400mila in via ufficiosa. Complessivamente, le domande ancora in attesa sarebbero infatti 100mila. Si tratterebbe di pratiche in giacenza e ancora in attesa di essere esaminate da parte dell’ente pubblico di previdenza. Ovviamente su questi numeri bisogna considerare anche che molte di queste pratiche risultarono in capo anche alle Regioni, con evidenti riverberi sui tempi di approvazione (e un susseguente rimpallo delle responsabilità).

Con gli ultimi decreti si è arrivato a un parziale sblocco della situazione, attraverso il sollevamento delle Regioni dalla gestione della cassa in deroga, ma nonostante ciò il numero delle pratiche da lavorare resta ancora elevato. Si tratta quindi di un cumulo di lavoro che richiederà pertanto del tempo per essere smaltito, anche considerando le difficoltà lavorative incontrate dallo stesso ente pubblico proprio per via dall’emergenza coronavirus, con un sovraccarico di lavoro che difficilmente poteva essere immaginato in precedenza.

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