Caso Cucchi: la storia di Stefano diventa una serie tv

La storia di Stefano Cucchi diventerà una serie tv. Fandango ha acquistato i diritti per raccontare la triste e torbida vicenda della morte del geometra romano.

La vicenda di Stefano Cucchi, il trentenne di Torpignattara morto nel 2009, diventerà una serie tv: dal complesso iter processuale vissuto dalla famiglia fino agli ultimi sviluppi che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio di cinque carabinieri.

Lo ha annunciato la Fandango di Domenico Procacci che ha acquisito i diritti per un adattamento cinematografico/televisivo del libro di Carlo Bonini «Il corpo del reato», edito da Feltrinelli e tratto proprio dalla storia di Stefano Cucchi.

Caso Cucchi: dal libro alla serie tv

La morte di Stefano Cucchi ha fatto molto parlare di sé negli ultimi 7 anni. Le misteriose cause della morte in seguito all’arresto per droga del geometra trentenne hanno suscitato un notevole clamore mediatico. La storia di Stefano Cucchi, infatti, diventerà persino una serie tv, a sua volta tratta da un libro edito da Feltrinelli a novembre 2016.

Si tratta de «Il corpo del reato» di Carlo Bonini, il quale per sette anni ha studiato il caso Cucchi, attraverso la lettura di decine di migliaia di pagine di atti giudiziari, i colloqui con i familiari, lo studio delle perizie e controperizie medico-legali sulle cause della morte di Stefano. Un libro, quindi, che è una vera e propria inchiesta civile in cui al centro dell’indagine c’è il cadavere di Stefano.

A partire da questo Carlo Bonini, firma di «Repubblica» e autore di «Acab» e «Suburra» (insieme a Giancarlo De Cataldo), ha quindi raccontato la triste e controversa vicenda di Stefano, che è divenuta un simbolo della violenza del Potere, della fragilità dello Stato di diritto e dell’incapacità dello Stato italiano di fare i conti con le responsabilità dei suoi servitori.

E ora la casa di produzione Fandango ha annunciato di aver acquistato i diritti per realizzare una serie tv sul caso Cucchi, proprio a partire dal libro di Carlo Bonini. Per il momento il broadcaster non è ancora stato definito, ma è stato reso noto che la regia sarà affidata a Daniele Vicari e che lo stesso Bonini collaborerà al lavoro di scrittura.

La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi ha commentato favorevolmente la notizia:

"Ho imparato che qualunque mezzo che possa consentire che si parli di questa vicenda, e di tutte le altre tramite questa, è importante. L’importante è che se ne parli, ho imparato sin da subito in questa vicenda l’importanza del ruolo dei mezzi di informazioni."

Stefano Cucchi: le tappe della vicenda

Stefano Cucchi, geometra trentenne di Torpignattara, viene arrestato dai carabinieri il 15 ottobre del 2009 in via Lemonia, all’Appio, dopo essere stato trovato in possesso di 21 grammi di hashish. La mattina successiva è tempo del processo per direttissima, ma Stefano ha difficoltà a camminare e parlare e mostra evidenti ematomi agli occhi e al volto che non erano presenti la sera prima. Il giudice, nonostante le condizioni di salute del giovane, convalida l’arresto e fissa una nuova udienza.

Nell’attesa, Stefano Cucchi viene rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Il giorno dopo le sue condizioni di salute peggiorano e il ragazzo viene trasportato all’ospedale Fatebenefratelli per essere visitato. Il referto è chiaro: lesioni ed ecchimosi alle gambe e al viso, frattura della mascella, emorragia alla vescica, lesioni al torace e due fratture alla colonna vertebrale. Viene quindi chiesto il ricovero, ma Stefano rifiuta insistentemente e viene rimandato in carcere.

Il 22 ottobre Stefano muore all’ospedale Pertini. Solo a questo punto i suoi familiari riescono a ottenere l’autorizzazione per vederlo. Da allora ha avuto inizio una lunga e controversa vicenda giudiziaria che ad oggi non è ancora arrivata ad una conclusione.

In un primo momento, il personale carcerario nega di aver esercitato violenza sul giovane e vengono quindi formulate diverse ipotesi sulla causa della morte di Stefano Cucchi: morte dovuta ad un supposto abuso di droga, o a causa di pregresse condizioni fisiche, o per il suo rifiuto al ricovero al Fatebenefratelli.

Il 27 novembre 2009, però, una commissione parlamentare d’inchiesta indetta per far luce su eventuali errori sanitari commessi nell’area detenuti dell’Ospedale Pertini di Roma, conclude che Stefano Cucchi è morto per abbandono terapeutico. I medici del Pertini vengono dunque accusati di favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d’ufficio e falso ideologico (a seconda delle posizioni), mentre gli agenti della polizia penitenziaria vengono invece accusati di lesioni e abuso di autorità.

Il 5 giugno 2013 la III Corte d’Assise di Roma condanna in primo grado quattro medici dell’ospedale Sandro Pertini di Roma a 1 anno e 4 mesi, e il primario a 2 anni di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa), un medico a 8 mesi per falso ideologico, mentre assolve sei persone tra infermieri e guardie penitenziarie, poiché secondo i giudici non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Cucchi.

Gli imputati vengono poi tutti assolti durante il processo d’Appello nell’ottobre 2014, ma un anno dopo la Cassazione dispone il parziale annullamento della sentenza di appello, ordinando un nuovo processo per 5 dei 6 medici coinvolti. Il 18 luglio 2016, al termine del secondo processo d’appello, la Corte d’Appello di Roma assolve i 5 medici in quanto la morte di Stefano Cucchi non sarebbe dipesa dal loro operato e quindi "il fatto non sussiste".

Intanto, nel settembre 2015 i familiari di Cucchi richiedono alla Procura della Repubblica di Roma la riapertura di un fascicolo d’indagine sul caso, affidandolo al sostituto procuratore Giovanni Musarò. Le indagini si rivolgono in particolare ai carabinieri presenti nelle due caserme in cui è avvenuta dapprima l’identificazione e poi la custodia in camera di sicurezza di Stefano Cucchi prima dell’udienza del processo per direttissima.

Sei mesi fa, i periti nominati dal gip Elvira Tamburelli nell’ambito dell’inchiesta bis hanno ipotizzato una inverosimile «morte improvvisa ed inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici». Dichiarazione che ha scatenato numerose polemiche da parte della famiglia ma anche di quanti non credevano a tale ipotesi.

Lo scorso 17 gennaio la svolta. il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò arrivano alla conclusione che Stefano Cucchi è morto per gli esiti letali del pestaggio che subì la notte del suo arresto. Non è morto di fame o di sete, né per cause ignote alla scienza medica o per epilessia. Tre dei carabinieri che lo arrestarono nel parco degli acquedotti di Roma, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, sono quindi accusati di omicidio preterintenzionale.

Con loro, sono accusati di calunnia anche il maresciallo Roberto Mandolini, allora comandante della stazione dei carabinieri Appia che aveva proceduto all’arresto di Stefano, e i carabinieri Vincenzo Nicolardi e Francesco Tedesco. Per Mandolini e Tedesco, infine, anche il reato di falso verbale di arresto.