Pile di banconote intascate a falso nome col RDC, arrestati dopo i video su TikTok

Pile di banconote intascate a falso nome col RDC, arrestati dopo i video su TikTok

Mostravano i proventi della loro attività criminale su TikTok: 16 persone sono state denunciate nell’ambito di un’indagine su una maxi truffa ai danni dello Stato

Una maxi truffa da oltre 20 milioni di euro allo Stato italiano, l’ennesima sfruttando il reddito di cittadinanza e altri sussidi riservati a persone in difficoltà economica. Nei giorni scorsi la Procura di Milano ha emesso 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti membri di una associazione a delinquere finalizzata all’ottenimento delle erogazioni statali attraverso identità false ed estorsioni.

In tutto sarebbero oltre 9mila le persone denunciate. Con la complicità di alcuni CAF, avrebbero riscosso il Rdc utilizzando centinaia di codici fiscali di persone che spesso non erano neanche mai state in Italia. Altri complici avevano invece il compito di andare alle Poste per ritirare le card su cui venivano versati i sussidi.

Gli indagati esibivano le banconote ottenute dalla truffa su TikTok

Un meccanismo ben oliato che in poco tempo ha portato l’organizzazione criminale a guadagnare milioni di euro. Soldi che, come emerso dagli atti della procura di Milano, venivano esibiti senza vergogna su TikTok, in una serie di video che mostrano i membri dell’organizzazione ed altre persone, tra cui minori, mentre esibiscono pile e pile di banconote.

Stando a quanto emerso nel corso delle indagini, nessuno dei nominativi presentati aveva i requisiti per ottenere il Reddito di cittadinanza. Questo ha permesso però ai truffatori di incassare le prime mensilità del reddito di cittadinanza e dei sussidi istituiti durante la Pandemia. Dopo qualche mese le pratiche venivano ricontrollate e l’assegno veniva revocato.

Ma nel frattempo le prime mensilità erano già state pagate. Cifre dai 500 ai 5000 euro per ogni nominativo per un totale di quasi 20 milioni che difficilmente lo Stato italiano potrà mai riottenere. Per questo bisognerà attendere la sentenza di condanna per poi procedere col pignoramento dei beni intestati a persone residenti in Romania.

L’organizzazione criminale aveva una talpa all’interno dell’Agenzia delle Entrate

L’intero meccanismo si basava sulla complicità di una talpa all’interno dell’Agenzia delle Entrate di Barletta che forniva codici fiscali fasulli all’organizzazione criminale, un passaggio indispensabile per poi ottenere altri documenti italiani falsi e fare richiesta per i sussidi.

Stando alle indagini, la talpa chiedeva appena 5 euro per ogni codice fiscale. Dopo qualche giorno restituiva la pratica al Caf pugliese, da dove gli indagati prendevano i documenti per poi chiedere il sostegno al reddito in Lombardia.

L’impiegato delle Agenzia delle Entrate avrebbe guadagnato dalla sua cattiva condotta poche migliaia di euro, mentre - grazie proprio a quei tesserini falsi - veniva portata avanti una truffa milionaria nei confronti dello Stato.