Autore: Luigi Crescentini

Smart working

Buoni spesa e rimborsi per chi lavora in smart working

Decurtazioni per chi lavora in smart working: si pensa ad una soluzione per un rimborso forfettario ai lavoratori penalizzati dal lavoro da casa.

Come sappiamo, una delle misure adottate per contrastare il diffondersi della pandemia da coronavirus è stato lo smart working, ovvero il lavoro da casa, un provvedimento introdotto da moltissime imprese e dipendenti. A febbraio, si auspica che lo stato di emergenza possa concludersi, tuttavia non è affatto da escludere la possibilità che questo venga prorogato.

A questo proposito, data la situazione particolamente complicata, potrebbero esserci dei cambiamenti per quanto riguardo lo smart working: in particolar modo verrebbe rivisto il trattamento economico riservato ai dipendenti che lavorano da casa. L’idea sarà quella di riservare a chi gestisce il proprio lavoro da casa, un trattamento economico uguale a quello di chi lavora in ufficio o sul posto di lavoro.

Lavoro in smart working: possibilità di buoni spesa per chi lavora da casa

Bisogna considerare, infatti, che, per il lavoro agile, si va inevitabilmente incontro a delle decurtazioni come, ad esempio, la perdita dei buoni pasto o degli straordinari senza contare una maggiore spesa per le utenze che, in parte, potrebbe essere compensata dalle minori uscite per i costi di trasporto. Per tali motivi, secondo quanto pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, si sta pensando all’inserimento di una sorta di buoni spesa per i dipendenti che lavorano da casa.

I buoni pasto, così come gli straordinari, sono solitamente previsti nei lavori ad orario rigido; diversamente, nel lavoro agile, sono invece inevitabili delle decurtazioni. Pertanto si starebbe cercando una soluzione che non penalizzi (economicamente) chi lavora in smart working.

Un’idea potrebbe essere quello di un rimborso forfettario tenendo in considerazione le spese delle utenze oppure una sorta di pacchetto welfare che tenga conto dei guadagni e delle perdite, valutandoli insieme a benefici di altro tipo.

Per quanto riguarda l’erogazione dei buoni pasto in smart working è difficile da calcolare, in quantoi buoni pasto vengono distribuiti tenendo in considerazione l’orario di lavoro e la pausa pranzo. Un discorso totalmente diverso e soggetto a mutazioni per chi gestisce il lavoro da casa. “I buoni pasto valgono circa 160 euro al mese.

Se si considerano anche gli straordinari si capisce perché ci sono stati lavoratori che avrebbero avuto diritto a continuare a lavorare in smart working da settembre e che hanno chiesto una certificazione speciale di buona salute pur di tornare in ufficio: non si potevano permettere uno stipendio decurtato”.

Spiega così la problematica il segretario Fp Cgil Florindo Oliverio. E sta proprio qui il problema: molti lavoratori sono stati penalizzati lavorando da casa, senza considerare che molti di loro non possono permettersi uno stipendio ridotto. Non solo. Un altro problema da affrontare, come viene spiegato dal portale “Fanpage” è quello degli straordinari. Secondo la Pubblica Amministrazione, gli straordinari, sono difficili da calcolare con lo smart working pertanto vengono pagati solamente quando si lavora in una giornata non lavorativa.

Dunque si va incontro a diverse problematiche riguardanti i dipendenti che lavorano da casa, dipendenti soggetti a delle penalizzazioni quali l’impossibilità di calcolare il lavoro straordinario e quella della decurtazione dei buoni pasto. Per tale motivo imprese e sindacati stanno cercando un accordo che possa in qualche modo distribuire un rimborso forfettario ai lavoratori che lavorano in smart working