Autore: Elisa Cardelli Ceroni

Assunzioni

Boom di assunzioni di lavoratori domestici durante il lockdown

Nel periodo di lockdown, in Italia c’è stata un’impennata di assunzioni di lavoratori domestici.

Durante il lockdown imposto dal Governo per contenere la pandemia di Coronavirus, in Italia c’è stato un vero e proprio boom di assunzioni di lavoratori domestici. Molte famiglie hanno infatti ricorso in modo occasionale o continuativo a colf e badanti durante questo periodo. Nel periodo di lockdown infatti le famiglie italiane hanno dovuto trovare un modo per assistere i propri cari più bisognosi e di conseguenza molti hanno chiesto aiuto a lavoratori domestici per fare assistenza domiciliare alle persone anziane o non autosufficienti. Un altro dei motivi che ha spinto molti a scegliere questa opzione è legata all’alto numero di contagi che ci sono stati all’interno delle case di riposo.

Aumento di lavoratori domestici: qualche numero

L’aumento di richiesta di lavoratori domestici durante il lockdown ha chiaramente fatto salire di molto la domanda di occupazione in questo specifico settore. Purtroppo però questa categoria di lavoratori spesso ancora presta servizio in modo irregolare, tanto che i dati hanno fatto emergere che due milioni di lavoratori domestici (ossia sei su dieci) ancora oggi sono in nero. Secondo i dati Inps del 2019, i lavoratori domestici sono 849 mila. Questo mostra un lieve calo rispetto al 2018 (-1,8%). Negli ultimi anni, spiega l’Inps, sono aumentate le badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le colf (-32,1%).

Nonostante il calo di assunzioni, ancora oggi le colf rappresentano ancora la maggioranza (52%) rispetto alle badanti (48%). Ricordiamo comunque che i dati su questo tipo di lavoratori domestici risultano non del tutto corretti perché, come si nota anche da fonti Istat, il tasso di irregolarità nel settore domestico è del 57,6%. Per tale motivo la componente registrata all’Inps rappresenta meno della metà del totale e di conseguenza è impossibile riferire dati davvero certi.

Durante il lockdown c’è stato un boom di assunzioni di lavoratori domestici. Oltre 50 mila sono state le persone assunte a marzo, si tratta del +58,5% rispetto al 2019. In più ci sono state anche 1,3 milioni di richieste di bonus baby sitter (per un importo potenziale di 1,7 miliardi) e nel I semestre 2020 sono stati movimentati quasi 270 milioni di euro attraverso il Libretto Famiglia (quasi 20 volte in più rispetto al 2019).

Chi sono i lavoratori domestici

Gli stranieri che occupano queste posizioni lavorative sono in netta maggioranza e rappresentano addirittura il 70,3% del totale. In realtà questo dato mostra che c’è stato un calo di percentuale rispetto a otto anni fa, infatti a quel tempo gli stranieri erano ben l’81,1%. Gli stranieri sono quindi diminuiti e lo hanno fatto tra le colf. Un altro cambiamento che vogliamo riportare risulta essere legata alle classi d’età. Se nel 2012 la maggior parte dei lavoratori domestici aveva un’età compresa tra i 30 e i 49 anni (54,0%), oggi la fascia più numerosa è diventata quella di oltre 50 anni (52,4%). I lavoratori domestici sotto i 29 anni sono diminuiti in maniera importante arrivando attualmente a coprire solo il 5,3% del totale.

Badanti e colf: i vantaggi per lo Stato

Nel 2019 in Italia le famiglie hanno speso 15,1 miliardi di euro per i lavoratori domestici tra retribuzione, contributi e Tfr. Si tratta di una cosa importante in quanto lo ha permesso allo Stato di risparmiare molto in termini di welfare e di assistenza. Accogliere nelle strutture queste persone non autosufficienti costerebbe infatti 10, 9 miliardi di euro. Inoltre, il lavoro domestico consente allo stato di guadagnare 17,9 miliardi di euro di valore aggiunto in quanto rappresenta l’1,1% del Pil.