Autore: B.A

Bonus colf e badanti, nuovi requisiti e novità per il decreto di aprile

Lavoro a tempo pieno o a tempo parziale, regime di convivenza o non convivenza e tutto ciò che potrebbe permettere ai lavoratori di percepire il bonus.

Un indennizzo una tantum per colf e badanti, per un importo di 500 euro. Questo è quello che dovrebbe riservare il decreto di aprile per questa particolare tipologia di lavoratori. Un bonus assegnato a causa dell’emergenza sanitaria che ha fatto perdere o sospendere il lavoro a molte di queste figure. Il pacchetto di misure che probabilmente entrerà nel decreto di aprile, che potrebbe essere varato per il 30 del mese o al massimo per i primi giorni di maggio, avrà tra la platea dei beneficiari di alcune misure, anche le colf e le badanti, ma non tutte.

Infatti sembra pressoché certo che le misure saranno basate su determinati requisiti. Da giorni si parla di differenze di importo in base alle ore di lavoro svolte, oppure in base alla tipologia di contratto, se part time o full time. Sul quotidiano il Messaggero invece, si apre ad un’altra possibilità, cioè che il bonus venga assegnato solo a collaboratori domestici non in regime di convivenza. Una nuova linea di pensiero che potrebbe però tagliare fuori dalla misura, una nutrita fetta di collaboratori domestici.

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Il decreto di aprile per colf e badanti

Come spiega il Messaggero di oggi, il decreto di aprile (si chiamerà così nonostante gli aiuti arriveranno a maggio), avrà numerose misure, molte delle quali nuove rispetto al decreto di marzo, meglio conosciuto come “decreto Cura Italia”. Le misure di marzo saranno confermate e molte potenziate. Per esempio, i congedi parentali raddoppieranno, molto probabilmente, con la possibilità di andare a chiedere ulteriori 15 giorni a partire dal 4 maggio.

Il bonus baby sitter, o meglio il voucher sarà più largo dal punto di vista temporale. SI era parlato di bonus figli sotto i 14 anni, ma pare che tutto sia difficile da realizzare. Estendere di fatto, il bonus bebè ad ogni figlio con età inferiore ai 14 anni compiuti, sembra costi troppo. Il reddito di emergenza poi, dovrebbe comparire nel provvedimento, ma si tratta di una misura tutta nuova, che occorre di un surplus di lavoro e che necessita di approfondimenti anche tecnici.

Quindi, misura che non da la certezza di mettere subito i soldi nelle tasche dei lavoratori. Ed allora, appare più semplice adattare il bonus una tantum che nel “Cura Italia” è stato destinato a stagionali, agricoli, autonomi e collaboratori, anche a badanti e baby sitter. Tra l’altro, anche il bonus autonomi e stagionali verrà confermato con il decreto di aprile. E sarà potenziato passando da 600 ad 800. Ma si ragiona se inserire dentro limiti e vincoli, sotto forma di requisiti, collegati a redditi e calo di fatturato.

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Bonus 500 euro badanti e colf, solo a non conviventi

Sui collaboratori domestici si parla di un indennizzo tra 200 e 400 euro in base alle ore di lavoro svolte. Questo sembra l’indirizzo che almeno nelle scorse settimane, andava per la maggiore. Sembra che le ipotesi del governo vertano tutte su imporre requisiti e paletti atti a ridurre la portata della misura, cioè a ridurre la platea dei potenziali aventi diritto al benefit. Una cosa che in Italia succede spesso su una innumerevole serie di riforme, leggi e normative, come dimostrato anche dalle ultime riforme pensioni, con misure di pensionamento anticipato varate, ma piene di cavilli e vincoli che ne hanno ridotto drasticamente il perimetro di applicazione.

Vincoli e cavilli che si scontrano con la propaganda iniziale sul decreto aprile, che avrebbe dovuto coprire tutti i lavoratori esclusi dal decreto di marzo, compresi addirittura, i lavoratori in nero. Adesso per colf e badanti, il fattore determinante non sarebbe più il tipo di impegno giornaliero, cioè tempo pieno o parziale, full time o part time.

Adesso il requisito necessario potrebbe essere il tipo di rapporto con la famiglia, cioè se in regime di convivenza o in regime di non convivenza. Il bonus 500 euro spetterebbe solo ai collaboratori domestici non conviventi che, a causa dell’emergenza sanitaria hanno ridotto o sospeso la loro attività. Il governo sembra contare sul fatto che sospensioni, interruzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro non hanno interessato i lavoratori conviventi, quelli cioè che hanno la residenza che coincide con il posto di lavoro, cioè con la famiglia o con l’anziano a cui prestano aiuto.

Per questi pochi, secondo il ragionamento che ha prodotto questa ipotesi, ci sarebbe la Naspi, anche se a dire il vero, non tutti hanno diritto al sussidio di disoccupazione Inps e non sono certo poche, le badanti che hanno perso il loro vecchio lavoro, in cui erano assunte in regime di convivenza.