Autore: B.A

Lavoro

Bar, ristoranti e ditte di pulizia in crisi, responsabile lo smart working

Tutto l’indotto che accompagna il lavoro presso gli uffici e i centri economici penalizzato dal lavoro da casa.

C’è una nuova forma di lavoro che è diventata centrale nel mondo del lavoro proprio quest’anno. Si tratta dello smart working, del lavoro da casa. Molti sono infatti i lavoratori che hanno continuato a lavorare da casa.

E sono molti che ancora oggi continuano a lavorare così, lasciando però in campo problematiche diverse ed anche economiche in settori anche differenti da quelli in cui opera il lavoratore in smart working. Analizziamo cosa sta succedendo e cosa ha prodotto questo nuovo aspetto del mondo del lavoro.

I pro dello smart working continuano anche oggi

All’epoca del lockdown il lavoratore che poteva continuare a svolgere la sua attività in smart working era sicuramente guardato con un po’ di invidia da quanti, per tipologia di attività hanno perso o hanno visto sospendere la loro attività lavorativa. Lo smart working però non si è interrotto durante la fase 2 e nemmeno adesso che grosso modo tutte le attività lavorative sono ripartite.

Siamo ancora in fase di coronavirus, i contagi continuano a salire e per questo lo smart working ha continuato ad essere utilizzato. Tenere i lavoratori a casa e continuare a farli lavorare è inevitabilmente una situazione ottimale a livello di contagi e di diffusione del virus. E un altro lato positivo di questa situazione è senza dubbio quello dei trasporti, con il fatto che lo smart working decongestiona inevitabilmente i trasporti, i treni, i bus e pure il traffico su strada.

Con ricadute che gli ambientalisti considerano doc anche dal punto di vista dell’inquinamento. Inoltre sembra che studi e statistiche hanno confermato che il lavoratore in smart working è più produttivo, va meglio rispetto a quando era a lavoro in ufficio piuttosto che in azienda. Per tutti questi motivi il lavoro da casa continua ampiamente ad essere utilizzato.

I lati negativi dello smart working

Il lato oscuro dello smart working però è esposto da un interessante articolo del quotidiano «Il Sole 24 Ore». Infatti non ci sono solo lati positivi per lo smart working, ma anche lati alquanto negativi. Parliamo del lato economico di questa pratica, dei risvolti verso l’economia generale.

Innanzi tutto il lavoratore in smart working non ha diritto al buono pasto e questo produce già un piccolo blocco dell’indotto collegato al mondo del lavoro negli uffici e nelle aziende. Ancora oggi 3,5milioni di lavoratori sono in smart working e questo va a colpire ristorazione, bar e servizi di pulizia.

I lavoratori dei settori che operano nell’indotto degli uffici e delle aziende che operano in smart working sono evidentemente colpiti da questa firma di lavoro che tiene a casa gli addetti. Parliamo delle mense per esempio, o del bar dove prima lavoratori erano soliti fare colazione o fare il break coffee. Ma ci sono pure i manutentori, gli addetti alle pulizie, i magazzinieri.

Per questi settori dopo la crisi da lockdown c’è quella da smart working. Purtroppo il Covid non è per nulla sconfitto, anche se sembra fare meno paura e governo e attività lavorative continuano ad utilizzare la prudenza nel riportare tutto alla normalità.

I dati del «Sole 24 Ore» non lasciano presupporre niente di positivo. Infatti ammontano a milioni gli spostamenti casa lavoro depennati da questa emergenza, con una pesante ricaduta sui servizi di trasporto pubblico.

E il futuro prossimo non sembra prospettare niente di buono, con molti settori lavorativi che hanno già sottolineato che nei prossimi mesi lo smart working sarà confermato in tantissime aziende, e lo sarà fino a quando l’emergenza epidemiologica sarà davvero alle spalle.

Lo smart working significano pure svariati milioni di pasti in meno serviti dalle mense aziendali, che oltre a subire un enorme calo di fatturato, si trovano a dover inevitabilmente ridurre il personale o a consumare soldi pubblici rivolgendosi alla cassa integrazione.

Stesso discorso per ristoranti, bar, tavole calde e così via, che già devono sopportare il calo del turismo, e che adesso devono sopperire pure all’assenza dei lavoratori tenuti a casa a lavorare. Naturalmente l’impatto si sente anche sulle attività legate agli uffici intesi come immobili.

Parliamo delle aziende che vendono materiali per uffici, mobili, servizi di riscaldamento e condizionamento dell’aria, anche per le semplici manutenzioni. Senza dimenticare le imprese di pulizia, che già parlano di un 15% di calo di fatturato. La riduzione della presenza di lavoratori negli uffici, per non parlare di quelli proprio chiusi, producono una minore richiesta di addetti alle pulizie.