Autore: B.A

Lavoro - Crisi economica

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Giu

Bar e ristoranti, il disastro continua, persi 70% dei ricavi

Ogni 100 euro incassati prima del lockdown ogni se ne incassano 30.

Il coronavirus ha eroso 70 euro su 100 per bar e ristoranti. Il sito «investireoggi.it» fa un quadro drammatico della situazione di queste attività che sono tra le più gravemente colpite dal coronavirus. Il lockdown ha creato gravi danni economici a queste attività, con mesi e mesi di forzata chiusura, ma le riaperture evidentemente non hanno prodotto i risultati sperati, ma a dire il vero mai immaginati nemmeno da addetti ai lavori di grande esperienza.

Impossibile che di punto in bianco la popolazione italiana, evidentemente impaurita, si sarebbe riversata in bar e ristoranti come prima della pandemia. Era possibile invece, che le persone a corto di soldi, perché la crisi ha colpito tutti, cominciassero a tagliare alcune spese che prima si facevano volentieri, cioè caffè al bar e cene tra amici.

Ed era pure evidente che riaprire con tutte le limitazioni imposte, tra distanziamento sociale, riduzione di capienza, divisori in plexiglass e mascherine, qualcosa avrebbe causato in termini di riduzione dei ricavi per queste attività. Naturalmente i dati dello studio che dimostrano la grave situazione di bar e ristoranti, riguarda quelli che hanno riaperto, perché in giro per lo stivale, ci sono bar e ristoranti ancora chiusi, che hanno scelto di non riaprire o perché per conformazione fisica dei locali, non potevano riaprire con tutte le limitazioni imposte.

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Per bar e ristoranti il momento è cupo

Si sono persi 70 euro su 100, lo ha confermato la Federazione Italiana Pubblici Esercizi. In pratica, se prima della pandemia un bar incassava 100 euro, oggi ne incassa 30. Un dato estrapolato dai primi dieci giorni di riapertura. In poco più di una settimana dalla riapertura della fase 2 i clienti sono ancora pochi e di conseguenza gli incassi che segnano un netto calo del 70%. Una vera crisi per pub, pizzerie, bar, ristoranti e trattorie.

E secondo molti gestori è più facile immaginare che anche nei prossimi giorni sia così piuttosto che pensare che si possa ripartire. L’assenza di turisti e lavoratori in smart working, adattamento ad uno stile di vita più casalingo e timori sono alla base di questa crisi settoriale.

Anche i sondaggi non sono dei migliori

I sondaggi come sempre vanno presi per quello che sono, cioè indagini statistiche a campione che possono essere ribaltati dalla realtà. I sondaggi di cui parliamo sono quelli delle persone comuni, dei cittadini a cui viene chiesto, non il partito per cui si ha intenzione di votare, ma cosa intende fare per la ormai imminente estate e stagione delle vacanze.

Da indagini a campione solo il 16% degli intervistati ha manifestato l’idea di andare in vacanza questa estate. Un dato in netta contrapposizione con quella degli anni precedenti quando la percentuale si assestava sul 60%. Una recente indagine del Censis è stata ribattezzata con un eloquente “Il conto salato del Covid-19".

Dallo studio emerge che il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi reddito e lavoro a causa del coronavirus, mentre 23,4% è finito in Cig. Inoltre la paura degli italiani è quella di perdere il lavoro, una paura che riguarda il 60% degli intervistati. In questo senso, inevitabile che la popolazione inizi a pensare a ridurre le spese, risparmiare se possibile e quindi tagliare il superfluo, tra cui il rinunciare alle prossime vacanze, il rinunciare all’acquisto di beni durevoli (case, auto e così via) e il rinunciare allo svago di bar, pub e ristoranti.