Autore: Giacomo Mazzarella

Assunzioni - Lavoro

13
Mag

Badanti: le proposte per regolare il settore a livello europeo nel libro bianco

Badant, su 2.000.000 molte sono senza sicurezza.

Il lavoro domestico e un settore forte della nostra economia. Incide in misura pari all’1,2% del Pil e gli addetti al settore sono l’8,2% del totale del lavoratori dipendenti italiani. Le badanti che operano in Italia sono circa 2.000.000 ed il 60% lavora in nero. Questo il problema maggiore per una tipologia di lavoratori molto importanti nel tessuto sociale italiano con l’assistenza a persone non autosufficienti come gli anziani e in supporto alle famiglie.

Le problematiche del lavoro domestico sono state oggetto di un evento presso il Cnel, dove Assindatcolf ed Effe, due associazioni dei datori di lavoro domestico, rispettivamente una Italiana ed una europea. È stato presentato il libro bianco del lavoro domestico, un rapporto ufficiale che produce oltre a statistiche e numeri, anche diversi consigli e idee per sistemare il settore che soprattutto in Italia e soprattutto in confronto col resto d’Europa presenta diverse criticità.

In Italia il lavoro domestico a carico delle famiglie

Il settore presenta in Italia una netta predominanza di lavoratori stranieri. Filippini, pakistani ma anche africani e lavoratori dell’Est Europa, queste le aree da dove provengono gli addetti. Oltre l’80% inoltre è di sesso femminile. Durante la presentazione del rapporto si è sottolineato il fatto che nella stragrande maggioranza dei paesi europei presi in esame, il lavoro di colf e badanti è fornito alle famiglie tramite servizio pubblico o tramite associazioni spesso no profit. In Italia invece sono le stesse famiglie a trovare, assumere e gestire i lavoratori.

Il costo del lavoro domestico quindi tutto sulle spalle delle famiglie, molte delle quali non possono sostenere il costo del lavoro regolare andando sul sommerso. In Italia tranne che piccole detrazioni ed agevolazioni fiscali, le famiglie sono lasciate sole e questo si riversa sulle lavoratrici lasciate senza tutele e diritti, a partire da quello di un lavoro regolarizzato.

Molti i punti su cui lavorare

Proprio perché riguarda per la maggiore cittadini stranieri, il lavoro domestico può essere canale di integrazione. Nel libro bianco oltre a mettere in risalto numeri, differenze tra Stati e problematiche del lavoro domestico, vengono forniti suggerimenti su come valorizzare questa importante attività. Si parte dall’idea di aprire un osservatorio a livello europeo capace di censire meglio gli addetti al settore, sia i lavoratori che le famiglie. Sia datori di lavoro che lavoratori devono ottenere il riconoscimento del lavoro domestico alla stregua delle altre tipologie di attività.

Per contrastare il nero poi si suggerisce di dare professionalità ai lavoratori con percorsi di qualificazione e con mIl lavoro domestico e un settore forte della nostra economia. Incide in misura pari all’1,2% del Pil e gli addetti al settore sono l’8,2% del totale del lavoratori dipendenti italiani. Le badanti che operano in Italia sono circa 2.000.000 ed il 60% lavora in nero. Questo il problema maggiore per una tipologia di lavoratori molto importanti nel tessuto sociale italiano con l’assistenza a persone non autosufficienti come gli anziani in supporto alle famiglie.

Le problematiche del lavoro domestico sono state oggetto di un evento presso il Cnel, dove Assindatcolf ed Effe, due associazioni dei datori di lavoro domestico, rispettivamente una Italiana ed una europea. È stato presentato il libro bianco del lavoro domestico, un rapporto ufficiale che produce oltre a statistiche e numeri, anche diversi consigli e idee per sistemare il settore che soprattutto in Italia e soprattutto in confronto col resto d’Europa presenta diverse criticità.

In Italia il lavoro domestico a carico delle famiglie

Il settore presenta in Italia una netta predominanza di lavoratori stranieri. Filippini, pakistani ma anche africani e lavoratori dell’Est Europa, queste le aree da dove provengono gli addetti. Oltre l’80% inoltre è femminile. Durante la presentazione del rapporto si e sottolineato il fatto che nella stragrande maggioranza dei paesi europei presi in esame, il lavoro di colf e badanti è fornito alle famiglie tramite servizio pubblico o tramite associazioni spesso no profit.

In Italia invece sono le stesse famiglie a trovare, assumere e gestire i lavoratori. Il costo del lavoro domestico quindi tutto sulle spalle delle famiglie, molte delle quali non possono sostenere il costo del lavoro regolare andando sul sommerso. In iItali tranne che piccole detrazioni ed agevolazioni fiscali, le famiglie sono lasciate sole e questi si riversa sulle lavoratrici lasciate senza tutele e diritti, a partire da quello di un lavoro regilarizzato.

Molti i punti su cui lavorare

Proprio perché riguarda per la maggiore cittadini stranieri, il lavoro domestico può essere canale di integrazione. Nel libro bianco oltre a mettere in risalto numeri, differenze tra Stati e problematiche del lavoro domestico, vengono forniti suggerimenti su come valorizzare questa importante attività. Si parte dall’idea di aprire un osservatorio a livello europeo capace di censire meglio gli addetti al settore, sia i lavoratori che le famiglie.

Sia datori di lavoro che lavoratori devono ottenere il riconoscimento del lavoro domestico alla stregua delle altre tipologie di attività. Per contrastare il nero poi si suggerisce di dare professionalità ai lavoratori con percorsi di qualificazione e con maggiore snellezza e meno burocrazia per rilasciare le certificazioni professionali . Semplificazione anche per gli obblighi amministrativi dei datori di lavoro e per quelli economici sotto forma di aiuto di Stato. Maggiore snellezza e meno burocrazia per rilasciare le certificazioni professionali .