Autore: B.A

23
Mar

Badanti in nero? Ai tempi del coronavirus si rischia la galera e pesanti multe

Per uscire di casa serve un valido motivo e per una badante irregolare i rischi adesso sono tanti, forse troppi.

In Italia c’è un detto che adesso calza bene anche per le badanti in nero. Oltre il danno la beffa, così si dice e così sarà per le badanti che potrebbero correre seri pericoli se escono di casa adesso che il coronavirus ha imposto restrizioni agli spostamenti e giustificazioni nel caso in cui si è soggetti a controlli. Il lavoro nero nel settore domestico è una autentica piaga.

Su oltre 2 milioni di collaboratori domestici in servizio presso le famiglie italiane, solo più o meno 850mila sono regolarmente assunti. Un lavoro sommerso diffuso a macchia d’olio, da Nord a Sud, con il lavoratori assolutamente privi di qualsiasi tutela. Gli alti costi del lavoro e le pensioni basse sono un a delle cause di questo autentico fenomeno.

Ci sono pensionati e famiglie che non riescono a mantenere in regola una badante, perché non hanno fondi a sufficienza. Questo non tanto per lo stipendio della badante o della colf, spesso miseri e non corrispondenti con i minimi del CCNL (e questa è una piaga della piaga), ma per le tasse da pagare sul rapporto di lavoro. In linea generale quindi, il lavoro nero è un problema serissimo sempre, sia nel lavoro domestico che in altri settori.

Adesso però, questo problema si accentua, perché siamo in un momento di emergenza sanitaria particolare, a cui nessuno era abituato. Il coronavirus ha imposto delle ristrettezze in termini di libera circolazione delle persone, divieti di spostamento, distanza dalla propria abitazione e così via. E questo per quello che diremo in seguito, può essere un pericolo molto grande per le badanti o le collaboratrici domestiche non assunte.

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Autocertificazione a volte insufficiente

Oggi per circolare, per uscire di casa, deve essere giustificato. Lo ha imposto il governo, con una serie di decreti, l’ultimo dei quali deciso la sera di sabato 21 marzo, ha drasticamente ristretto il campo delle uscite e delle passeggiate. In pratica, anche la semplice corsetta per tenersi in forma, deve essere effettuata nel raggio di 400 metri dalla propria casa. Le uscite consentite sono per lavoro, per urgenze sanitarie e per le esigenze primarie della vita (spesa alimentare, farmacia).

Le strade sono piene di posti di blocco e pattugliamenti delle Forze dell’Ordine e adesso anche dei militari. L’ordine per gli agenti è di fermare non a campione, ma tutti coloro che escono di casa e che devono avere con loro una autocertificazione dove spiegheranno il motivo del perché sono in strada. E l’autocertificazione è una dichiarazione che mette il dichiarante a rischiare penalmente se si dichiara il falso.

Una badante che sta per andare a lavorare dall’anziano che assiste, o che sta andando a fare le compere per se stessa e per il nonnetto, deve dichiarare questo al vigile piuttosto che al carabiniere, nel caso in cui viene fermata. Ma come fa a dichiarare che sta andando al lavoro, se la sua attività è sommersa, cioè se lavora in nero?

L’autocertificazione non basta, perché le Forze dell’Ordine possono controllare la veridicità di quanto dichiarato. Per esempio, se si dichiara di uscire a fare la spesa o che si è usciti per comperare la carne in macelleria, oltre alla autodichiarazione, potrebbero richiedere anche lo scontrino della macelleria.

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Cosa rischiano le badanti in nero

Una badante regolarmente sotto contratto, è autorizzata a spostarsi dalla sua abitazione a quella dell’anziano che assiste, perché nell’ultimo decreto del governo, anche il lavoro domestico è stato considerato come essenziale e fa parte di quelle attività che non sono state oggetto di blocco. Invece, se una badante irregolare dichiara che sta andando a lavoro dove però non c’è traccia di assunzioni o contratto, siamo di fronte a un doppio rischio per la dichiarante.

Il primo è quello di dichiarazione mendace, perché non si potrà provare di essere in strada per andare a lavorare se la badante non è in regola. In questo caso scatterebbe la pena detentiva fino a 3 mesi e l’ammenda di 206 euro. Ma non è solo questo il rischio, che tra l’altro è lo stesso per chiunque dichiari il falso agli agenti che controllano le strade in questi giorni.

E le false dichiarazioni possono essere punite anche con la reclusione fino a 6 anni, a maggior ragione adesso, con il reato di dichiarazione mendace che può essere aggravato anche dall’attentato alla salute pubblica, magari perché la persona a cui si presta assistenza è in quarantena.

Naturalmente se una badante, per via delle restrizioni da coronavirus, venisse scoperta, si aprirebbero le porte alle indagini delle Forze dell’Ordine, tipiche per irregolarità di lavoro. E sarebbero altri guai. In altri termini, un periodo davvero ostile questo per tutti i cittadini, a maggior ragione per le badanti, le colf e le baby sitter che hanno una tipologia di attività, che se in nero, le mette a serio rischio.