Autore: G.M

Pensione

4
Nov

Badanti e colf, anticipo pensionistico agevolato anche con contratti a tempo determinato!

Per l’Ape sociale vengono ammessi anche i lavoratori domestici con contratto a tempo determinato.

L’Ape sociale è una misura previdenziale che il governo Conte bis ha deciso di prorogare oltre la sua scadenza di dicembre 2019. La misura sarà attiva anche nel 2020 e questa possibilità è assolutamente concreta anche per chi presta attività nel settore domestico. Una cosa assolutamente necessaria da sottolineare perché l’anticipo pensionistico sociale è concesso anche a chi perde il lavoro per sopraggiunta scadenza del rapporto di lavoro, cioè per o contratti a termine.

Anticipo pensionistico

La chiusura di un rapporto di lavoro domestico a tempo determinato, che siano colf, badanti o baby sitter, non pregiudica la possibilità di ottenere l’Ape sociale.
Questo ciò che emerge da un eloquente articolo pubblicato sull’autorevole sito di informazione previdenziale, «pensioni oggi.it».

In base allo scritto, possono conseguire l’ape sociale anche quelli che siano in stato di disoccupazione a seguito di scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato. Naturalmente occorre rispettare determinate condizioni per accedere alla pensione con l’Ape sociale. Prima di tutto, per questi disoccupati occorre che nei 3 anni precedenti la chiusura per scadenza del rapporto di lavoro, si siano svolti almeno 18 mesi di lavoro dipendente.
Inoltre, è necessario che il lavoratore che intende avvalersi dell’Ape sociale come scivolo pensionistico, abbia terminato da almeno 3 mesi di percepire l’indennità di disoccupazione Inps, cioè la Naspi.

Requisiti per l’Ape sociale

Quelli prima descritti sono i requisiti particolari destinati ai disoccupati provenienti da rapporto di lavoro a tempo determinato. Naturalmente occorre rispettare anche tutti i requisiti fissi della misura, che sono quello anagrafico e quello contributivo.
Per il requisito dell’età, occorre aver compiuto i 63 anni di età. Per quanto concerne il requisito contributivo invece, occorre arrivare a 39 anni di contribuzione versata.
La portata dell’Ape sociale si è ampliata sino a comprendere anche colf e badanti assunte con contratti a termine stipulati ai sensi dell’articolo 7 del CCNL.

Le precisazioni dell’Inps

Il periodo lavorato nei 36 mesi antecedenti la data in cui è giunto a termine il contratto di lavoro di una badante piuttosto che di una colf, decorre proprio dalla data di scadenza del rapporto di lavoro. Questi è ciò che specifica l’Istituto di Previdenza Sociale Italiano con gli opportuni chiarimenti.
In pratica, i 18 mesi di lavoro nei 3 anni precedenti, per un lavoratore che perde il posto di lavoro per sopraggiunta scadenza, il prossimo primo dicembre, devono essere stati completati dal primo dicembre 2017. Inoltre, i 18 mesi possono essere anche discontinui, cioè frutto di differenti brevi periodi di lavoro.

Naturalmente tutto ciò, dal punto di vista dei requisiti riguarda la versione di Ape sociale destinata a disoccupati. Le badanti (non gli altri domestici però), sono una delle categorie di lavoro considerate gravose. Gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti infatti possono accedere all’Ape sociale anche come lavoro gravoso. In questo caso però servono 36 anni di lavoro anziché 30.