Autore: B.A

Badanti, colf, precari e in nero: reddito di emergenza e bonus, il primo lontano, il secondo pochi soldi

Ultimi aggiornamenti dalle misure che riguarderanno chi è stato escluso dal decreto Cura Italia, ma i tempi sembrano allungarsi

Per badanti e colf, ma anche per precari, intermittenti e lavoratori in nero, l’attesa è tutta rivolta al reddito di emergenza o al bonus una tantum che troverà spazio, probabilmente, nel decreto di aprile. Si continua a chiamare così, anche se di fatto il decreto non arriverà prima di fine mese e le sue misure non partiranno prima di maggio. Le ultime indiscrezioni lasciano molti dubbi su queste misure, nonostante il Premier anche ieri abbia fatto un rapido accenno a badanti e colf nella sua conferenza stampa, e nonostante molti Ministri o rappresentanti del governo continuino a parlare di soldi, misure e provvedimenti.

Probabilmente il bonus dovrebbe essere una misura più facile da varare rispetto al reddito di emergenza. Il bonus infatti nascerebbe sulla falsariga di quello per autonomi, stagionali e collaboratori inserito nel decreto di marzo. Il reddito di emergenza è misura tutta nuova, ancora da varare che andrà studiata nei minimi dettagli, a partire da requisiti di accesso, vincoli di reddito e così via. Lo dimostra la spiegazione della misura come la ha anticipata al Corriere della Sera, il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.

Badanti, bonus 500 euro o indennizzo tra 200 e 400 euro?

Da settimane si parla di bonus badanti 500 euro, ma la realtà dei fatti probabilmente riguarderà cifre inferiori a queste. Colf e badanti potrebbero rientrare in una indennità che varia da 200 a 400 euro. Indennizzo variabile in base al contratto delle lavoratrici ed in base alle ore di lavoro svolte. Un evidente problema per queste lavoratrici, spesso assunte con contratti basati su orari di lavoro fittizi, inferiori a quelli che sono davvero, gli orari di lavoro svolti.

Da segnalazioni ed evidenze della vita di tutti i giorni, è fuori discussione che esistano lavoratrici che svolgono orari di lavoro lunghi nell’arco dell’intera giornata di lavoro, anche se da contratto dovrebbero avere orari quanto meno in linea con quelli del CCNL. E allora molte lavoratrici, che si trovano senza lavoro per via del coronavirus e senza reddito da due mesi, rischiano di essere aiutate con solo 200 euro (basti pensare a chi ha contrati part time). Sicuramente un indennizzo che aiuterà poco questa categoria di lavoratori in una fase delicata come questa. In pratica, i 500 euro di cui tanto si parla, potrebbero rimanere un miraggio, con cifre che scenderanno di molto sotto quel bonus così tanto enfatizzato dal governo.

Il reddito di emergenza

E se il bonus lascia dubitare, figuriamoci il reddito di emergenza, una misura tutta nuova che non si capisce ancora come debba funzionare. Eppure al decreto di aprile mancherebbero solo 2 o 3 giorni, visto che dovrebbe uscire per il 30 del corrente mese. Sull’argomento va registrata la spiegazione del Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, al Corriere della Sera. La misura si rivolgerà ad un milione di famiglie circa. Una misura che secondo Tridico riguarderà chi non è stato coperto dal decreto Cura Italia, chi non prende altri sussidi come il reddito di cittadinanza per esempio. Proprio il reddito di cittadinanza sarà il termometro di questa nuova misura che secondo Tridico avrà un carattere temporaneo, di circa 2 o 3 mesi.

La misura riguarderà infatti, quelli che non hanno accesso al Reddito di cittadinanza perché con Isee superiore a 9.360 euro“. In pratica, il reddito di emergenza potrebbe essere calmierato su una soglia Isee sopra 9.360 euro e fino a 15.000 euro. Per Tridico il Rem (l’acronimo di reddito di emergenza), sarà tra i 500 ed i 600 euro al mese.

Misura che riguarderà colf e badanti, precari e intermittenti, babysitter e lavoratori in nero. Se si parla di lavoro nero però, i numeri di cui tratta Tridico appaiono sottostimati. Solo nel lavoro domestico i lavoratori in nero sono oltre un milione (dei 2 milioni di lavoratori in nero, solo 860mila risultano regolarmente assunti). Tra precari, intermittenti ed altri soggetti senza alcun aiuto, la reale platea dei beneficiari dovrebbe arrivare oltre 2 milioni. Appare plausibile che anche per questo Rem, le cifre potrebbero essere inferiori a quelle di cui si parla.

Magari con erogazioni proporzionate al nucleo familiare e stabilite con scale di equivalenza in base all’Isee. Questa certificazione probabilmente sarà necessaria per ottenere l’aiuto. Ed è una certificazione che andrà richiesta tramite presentazione di una serie di documenti, a partire dai saldi e dalle giacenze medie dei conti correnti, carte e libretti in banca o alle poste.

Un adempimento che i lavoratori dovrebbero correre ad espletare già adesso, dal momento che l’ipotesi di erogare il reddito di emergenza con una semplice autocertificazione, sembra tramontata. Tra decreto che arriverà ad aprile, domande, adempimenti e tempi di controllo ed erogazione da parte dell’Inps, ipotizzare che i primi soldi a queste persone arriveranno ad estate inoltrata è più che una semplice ipotesi.