Autore: B.A

Assunzioni

27
Mar 2020

Badanti, colf e baby sitter, le risposte ad alcuni dubbi legati al coronavirus

Ecco alcune cose da conoscere sul lavoro domestico ai tempi del coronavirus.

Tanti sono i dubbi e le perplessità che riguardano il mondo del lavoro domestico di questi tempi. Siamo in piena emergenza sanitaria ed ormai in piena emergenza pure economica. Mai in Italia si era vissuta una fase così dura e difficile. Anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo ha detto, è dall’immediato dopoguerra che non si affrontava un problema così grande come lo è il coronavirus e la pandemia da Covid-19.

Famiglie in crisi economica, lavoratori che perdono il posto di lavoro, Stato che copre ciò che può coprire, lasciando alcune famiglie, alcuni lavoratori ed alcuni settori lavorativi, scoperti pressoché del tutto. Uno dei settori dove maggiormente impattano le problematiche da coronavirus e dove lo Stato al momento ha fatto poco è senza dubbio il lavoro domestico. La confusione intorno a questa particolare tipologia di attività è tanta.

Lo dimostrano i vari quesiti che famiglie e lavoratori pongono a giornali, siti web di settore, Patronati e così via. Sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” hanno pubblicato un articolo in cui danno alcune risposte ai quesiti più frequenti relativi a badanti, colf e baby sitter. E anche il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, cioè “Il Giornale”, offre una serie di risposte alle Faq dei soggetti interessati nel mondo del lavoro domestico.

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Far lavorare una babysitter, una colf o una badante, nonostante il coronavirus

Sono milioni le famiglie italiane che quotidianamente affidano i propri figli a una baby sitter e sono milioni le famiglie che affidano il proprio anziano ad una badante. Ma si può ancora far lavorare un addetto al lavoro domestico nonostante le restrizioni? La risposta è si, perché il governo ha inserito il lavoro domestico tra le attività essenziali che non sono state fermate per via del coronavirus.

Inoltre anche nel decreto economico con cui il governo ha deciso di aiutare famiglie, imprese e lavoratori, prevedendo bonus e indennizzi, per le famiglie che sono costrette ad utilizzare, per esempio la tata per i propri figli, è stana varata una misura ad hoc. Il governo ha stanziato soldi per finanziare un voucher baby sitter da 600 euro. Una misura entrata nel decreto n° 18 del 17 marzo scorso, che ha messo nel piatto 25 miliardi di aiuti per diverse tipologie di lavoratori e imprese.

Lo hanno chiamato decreto “Cura Italia” e come dicevamo, ha destinato qualcosa anche alle famiglie che devono utilizzare una baby sitter. Nel dettaglio, sul voucher baby sitter il decreto prevede che «Per l’anno 2020 è riconosciuta la corresponsione di un bonus di 600 euro ai nuclei familiari con figli minori fino a 12 anni di età per l’acquisto di servizi di baby sitting per fare fronte agli oneri relativi alla sospensione dei servizi educativi per l’infanzia, di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 e delle attività didattiche nelle scuole primarie e secondarie di primo grado». 600 euro che diventano 1.000 se la baby sitter è utilizzata da famiglie con genitori che lavorano nella sanità, quindi medici, infermieri, Oss e tecnici sanitari in genere.

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La sicurezza prima di tutto

Assumere e far lavorare una baby sitter quindi è possibile, ma occorre mantenere sempre i livelli di sicurezza sanitaria. Prima di tutto l’assunzione deve essere in regola, perché la baby sitter deve essere libera di dimostrare alle Forze dell’Ordine che ha lasciato casa sua per andare a lavorare presso la casa della famiglia a cui deve lasciare i piccoli. Lo stesso vale con la badante.

Il problema sono le distanze di sicurezza, su cui le associazioni di categoria hanno chiesto chiarimenti al governo. Infatti è impensabile che si possa mantenere la distanza di sicurezza di un metro sul posto di lavoro, se la baby sitter o la badante devono assistere bambini, anziani o persone non autosufficienti.

Il rischio di contagio è alto, sia per i lavoratori che per i soggetti bisognosi dei loro servizi. Ecco perché molte famiglie ragionano cercando di eliminare il problema non chiamando a lavorare la badante o la baby sitter anche se regolarmente assunte. E sono altrettanto frequenti i lavoratori che rifiutano di andare a lavorare per paura di essere soggetti a contagio.

Ma in questi casi come si fa? Questa è un’altra domanda molto frequente a cui poco è servito il decreto Cura Italia che non ha previsto ammortizzatori sociali per i lavoratori domestici che non lavorano più per via del coronavirus. In questi casi si può trovare un accordo tra datore di lavoro e lavoratore, facendo ricorso alle ferie accumulate, ai permessi retribuiti o a quelli non retribuiti, o anticipando le ferie anche se non ancora maturate.

Un accordo tra le parti che è meglio redigere per iscritto, come suggerisce «il Sole 24 Ore». Nel documento che deve essere sottoscritto da datore di lavoro e lavoratore, vanno indicati nome e cognome del datore di lavoro e del lavorator, la data di inizio e di fine dell’accordo emergenziale durante il coronavirus e le regole decise di comune accordo.