Autore: B.A

Lavoro

Badante, tampone a proprie spese, altra beffa per le lavoratrici

Attese lunghissime per fare il tampone dopo il rientro dalle ferie e per lavorare occorre fare da sole.

Sembra una cosa assurda, ma per molte badanti succede anche questo. Parliamo dei tamponi da fare obbligatoriamente al rientro in Italia, dopo aver passato le ferie nel loro Paese di origine. Parliamo di badanti della Romania e della Bulgaria, paesi che il nostro Ministero della Salute ha indicato come a rischio per l’elevata crisi epidemiologica presente. Molte badanti al rientro in Italia, per tornare a lavorare, sono costrette a scegliere la via dei centri privati per fare il tampone anti Covid, naturalmente pagando di tasca propria.

Badanti, un ritorno al lavoro problematico

Il ritorno in Italia e al lavoro per molte badanti bulgare o rumene (e dai due Paesi Balcanici sono la stragrande maggioranza delle addette al settore) è più complicato di quanto si poteva immaginare. Infatti, dal momento in cui il nostro governo ha inserito Bulgaria e Romania nel novero dei Paesi di provenienza per cui i soggetti che vi hanno transitato, sono obbligati a quarantena e tamponi, il rientro delle badanti è piuttosto tribolato.

Prima di tutto non si capisce dove queste lavoratrici debbano effettuare la quarantena, dal momento che molte di loro sono badanti conviventi, cioè vivono insieme e nella stessa casa dell’anziano a cui prestano assistenza. Una problematica seria questa, perché la quarantena gioco forza deve essere svolta al proprio domicilio, lontano dal posto di lavoro, cosa evidentemente impossibile per questa tipologia di badante. Un problema che viene confermato dal fatto che molti Comuni italiani si stanno adoperando, trovando strutture idonee a fare effettuare la quarantena a queste lavoratrici.

Il caso dei tamponi per le badanti

Ma c’è di più, dal momento che anche l’effettuazione dei tamponi sembra essere un problema per queste badanti. Infatti in linea generale, il tampone dovrebbe essere fatto dopo 12 giorni dal ritorno in Italia, ma spesso slitta a data da destinarsi e così molte badanti non possono rientrare al lavoro, nonostante la loro attività, per evidenti ed oggettive peculiarità, sia strettamente necessaria oltre che dal punto di vista reddituale per loro stesse, anche dal punto di vista assistenziale per le famiglie per cui lavorano (l’anziano non può restare senza badante in molti casi).

Ed è così che molte badanti, come sottolinea un articolo di approfondimento pubblicato sul quotidiano “Repubblica”, per tornare al lavoro sono costrette a ricorrere a centri privati. E si tratta di centri che effettuano il tampone, ma dietro pagamento, che il più delle volte devono sostenere le stesse badanti.

Purtroppo la procedura per il tampone del nostro sistema sanitario nazionale si perde nelle consuete lungaggini italiche. Prima l’attesa della mail di risposta alla richiesta fatta da parte della badante, in alcuni casi addirittura prima del rientro in Italia. Poi c’è da fare la quarantena, nonostante non si abbia il Covid e non si abbia nemmeno un sintomo riconducibile al coronavirus. Poi l’attesa interminabile per il tampone.

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Una situazione diffusa in tutta Italia questa, e «Repubblica» cita l’esempio di Torino, dove si hanno segnalazioni di alcune lavoratrici che hanno già passato le due settimane di isolamento richieste ma che non hanno mai ricevuto la convocazione per il tampone. Una badante rumena infatti ne è tipico esempio. La donna è rientrata in Romania per un lutto, per poi fare il viaggio a ritroso per l’Italia, a metà agosto, con volo proveniente da Bacau e arrivato all’aeroporto di Caselle a Torino.

Le mail per autodenunciare il suo rientro sono state inviate sia dalla Romania, sia al rientro in Italia, con una precisione molto accurata da parte della badante, che ha segnalato luogo di residenza, mezzo di trasporto utilizzato, condizioni di salute, numero di telefono. La donna ha fatto le due settimane di quarantena a casa sua, dal momento che non svolge attività di badante convivente.

Solo dopo 10 giorni è arrivata la mail di conferma da parte delle Asl circa il tampone che doveva essere effettuato allo stesso domicilio della donna. Un tampone che la stessa Asl certifica che sarebbe stato effettuato il 12° giorno di quarantena. Ma nessuno mai si è presentato a casa della donna, che adesso, nonostante ha finito la quarantena, non sa se può tornare al lavoro o meno. Ed anche questa pensa di procedere come molte colleghe hanno segnalato, andando a pagare il tampone in un centro privato.