Autore: B.A

Badante in nero: causa al datore di lavoro, liquidazione, sanzioni, carcere, ecco la guida

Quado la badante è in nero può fare causa al datore di lavoro, ma i rischi sono per entrambi, ecco un breve vademecum.

Avere una badante in nero è una cosa illegale. Ma l’illegalità è per entrambe le parti in causa, cioè i rischi valgono tanto per la badante che per il datore di lavoro. Rischi diversi, sanzioni diverse e pure conseguenze diverse, anche perché la parte veramente debole di questa situazione è senza dubbio la lavoratrice. Ma ultimamente le normative, le leggi e soprattutto le pronunce della giurisprudenza hanno ribaltato o quanto meno detonato questa differenza di peso nel rapporto di lavoro. Entriamo nello specifico e vediamo tutto quello che occorre sapere in casi come questi, di rapporto di lavoro in nero tra una famiglia e la propria badante.

Badante in nero, un rischio per il datore di lavoro

Sapete che la badante pure se in nero ha diritto alla liquidazione? Si, proprio vero, e questo non è l’unica cosa che un datore di lavoro rischia di dovere al lavoratore o per il lavoratore, pure se è in nero. Il datore di lavoro rischia pesanti sanzioni.
Detenere un lavoratore in nero, in qualsiasi settore e quindi anche nel settore domestico rientra nel campo dello sfruttamento di lavoro ed è un reato. La badante in casi simili ha la possibilità di intentare causa al datore di lavoro. In parole povere, il lavoratore in nero può denunciare il datore di lavoro e chiedere i danni.
Badante in nero fa causa, ecco le conseguenze
Quando la badante fa causa al datore di lavoro e si finisce dinnanzi al giudice del lavoro, questi tende sempre a dare ragione al lavoratore, proprio per quanto detto in precedenza. Questo perché , ripetiamo, non assumere e regolarizzare un lavoratore è un illecito e come tale punito dalla legge. Non assumere il lavoratore fa risparmiare alla famiglia il corrispettivo per i contributi previdenziali dovuti. Ma la prima cosa che ottiene il lavoratore che fa causa per lavoro nero, al proprio datore di lavoro è proprio il versamento dei contributi dovuti fin dal primo giorno in cui riesce a dimostrare di aver lavorato, seppur in nero. In sostanza, il lavoratore avrà diritto al versamento dei contributi, ma il datore di lavoro dovrà anche pagare le sanzioni accessorie all’Inps per ritardato versamento e per l’atto illecito. Tra 200 e 500 euro è la sanzione per omessa assunzione. Da 1.500 a 12.000 euro è la sanzione per omessa iscrizione all’Inps. E sanzione minima da 3.000 euro (ma è commisurata al periodo di evasione fiscale dal 30 al 60%) come risarcimento alla Stato. Un vero salasso quindi, quello che attende il datore di lavoro. Al lavoratore in nero poi, il datore di lavoro deve dare il Tfr (la liquidazione), la tredicesima, la quattordicesima e le ferie non godute, oltre ad eventuali differenze tra lo stipendio erogato e quello minimo previsto dal Ccnl. Tutte cose che il datore di lavoro ha risparmiato per via del lavoro nero e che alla fine sarà costretto comunque a tirare fuori.

Cosa rischia il lavoratore?

Dal punto di vista del lavoratore invece, i rischi sono meno gravi, anche se qualcosa è cambiato in questi mesi per via del coronavirus. Il lavoro domestico è una delle attività che non è finita dentro il lockdown lavorativo imposto dal governo per contenere l’epidemia. Si tratta di una attività essenziale che va avanti anche in questo terribile periodo. In queste settimane in tutta Italia si può uscire solo per motivi validi come la spesa quotidiane, le emergenze impellenti e appunto, il lavoro. Le forze dell’ordine possono fermare i cittadini e chiedere il motivo delle loro uscite, che poi deve essere giustificato, per evitare multe e sanzioni. Le uscite ingiustificate sono punite con multe salate (la minima 400 euro). Ed una badante per strada che va a lavorare in nero, è ingiustificata. E se produce una scusa falsa alle forze dell’ordine, potrebbe incorrere anche in sanzioni penali, compreso il carcere. Per quanto riguarda invece i rischi slegati all’emergenza attuale e connessi esclusivamente al lavoro in nero, la badante rischia poco. Solo nel caso in cui sia beneficiaria della Naspi, nel caso in cui emerga che sta lavorando in nero, sarà tenuta, oltre a vedersi revocare la prestazione, anche a restituire i soldi precedentemente percepiti come sussidio di disoccupazione. Inoltre, per percepire la disoccupazione indennizzata Inps, cioè proprio la Naspi, significa che ci si è dichiarati privi di occupazione al Centro per l’Impiego. Una dichiarazione mendace, falsa, che mette in pericolo serio la badante. Infatti si tratta di falso ideologico, un reato che prevede la reclusione fino a 2 anni.