Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Aumento pensioni: novità in manovra, la rivalutazione piena si allontana, i sindacati fanno muro

Nella bozza della legge di Bilancio addio alla rivalutazione piena degli assegni fino al 2023

La bozza della legge di Bilancio 2021 già approvata dal Governo ha una cattiva notizia per molti pensionati. Infatti la indicizzazione piena delle pensioni, per quel meccanismo perequativo di cui sempre si parla, slitta ulteriormente nel tempo.
Nella bozza della manovra finanziaria infatti sembra scontato che la rivalutazione piena delle pensioni, il ritorno al vecchio sistema, dovrà attendere un altro paio di anni.

Le pensioni avranno meno potere di acquisto?

La rivalutazione delle pensioni prevista per il 1° gennaio 2022, rischia di essere spostata in avanti nel tempo. È ciò che hanno deciso i legislatori nella bozza della manovra. Un a situazione delicata questa, con i sindacati che hanno fatto muro e che hanno chiesto il ritiro del provvedimento.

In attesa che la bozza della manovra passi a diventare definitiva però, resta quanto il governo ha inserito e cioè il rinvio della rivalutazione piena degli assegni. Ad oggi quindi, la perequazione piena con ritorno al vecchio sistema slitterebbe al 2023.
Senza adeguamento inevitabilmente gli assegni previdenziali perderanno parte del loro potere di acquisto.

Cosa potrebbe accadere nella legge di Bilancio

Come abbiamo detto il governo ha inserito il rinvio della rivalutazione piena degli assegni che era in programma dal 1° gennaio 2022, spostandola di fatto al 1° gennaio 2023. Resta comunque in corso una serrata discussione con i sindacati che chiedono il ritiro del provvedimento. Il governo avrebbe aperto a questa soluzione, ma occorrerà aspettare il passaggio parlamentare della manovra.

«Nell’Articolo 1, comma 477, della Legge 27 dicembre 2019 n. 160 le parole: ’per il periodo 2020-2021’ sono sostituite dalle seguenti: ’per il periodo 2020-2022’ e al comma 478, le parole: ’dal 1° gennaio 2022’ sono sostituite dalle seguenti: ’dal 1° gennaio 2023’», questa la parte di testo della manovra presente nella versione provvisoria.

La rivalutazione delle pensioni a rischio? i sindacati chiedono correttivi

E così che dopo gli innumerevoli blocchi delle rivalutazioni che dal governo Monti/Fornero ad oggi, hanno provocato il calo di potere di acquisto delle pensioni, il rinvio segnerebbe un altro passaggio negativo per i pensionati.

I pensionati quindi, si vedrebbero di nuovo bloccati per due anni gli adeguamenti delle pensioni all’aumento del costo della vita. La rivalutazione piena delle pensioni che adesso sembra essere in procinto di essere rinviata di un anno, segnerebbe il ritorno al passato, a quel meccanismo in funzione prima della riforma Fornero che per i sindacati è necessario tornare ad adottare.

E come dicevamo sono proprio i sindacati adesso a chiedere il passo indietro al governo, cioè la cancellazione del provvedimento. Una richiesta che oltre che per l’equità sociale e la salvaguardia dei pensionati, viene fuori anche dal fatto che i sindacati si sono detti delusi dal comportamento dell’esecutivo che ha deciso di perseguire la via del rinvio senza una accurata discussione con le parti sociali.

Per approfondire leggi: Pensioni e Legge di bilancio 2021, Pedretti (Cgil): la rivalutazione è salva