Aspettativa di vita in calo, ma le pensioni non si avvicinano: ecco il perché di questo controsenso

Aspettativa di vita in calo, ma le pensioni non si avvicinano: ecco il perché di questo controsenso

Dopo diversi anni di incremento della vita media degli italiani, l’Istat anticipa che nel 2020 si è registrato un calo per via del Covid, ma per le pensioni nessuna speranza di requisiti meno stringenti.

Le pensioni sono collegate all’aspettativa di vita, perché come abbiamo imparato da anni, più aumenta la vita media degli italiani più si allontanano le pensioni.

I requisiti per le pensioni infatti sono saliti drasticamente in questi ultimi anni proprio per via del connubio tra requisiti di accesso e stima di vita della popolazione.

L’anomalia del sistema, o meglio, l’utilizzo a solo vantaggio dell’Inps di questo strumento sta nel fatto che aumentando l’età media di vita degli italiani, aumentano i requisiti di accesso alle pensioni, perché viene contenuto l’evidente surplus di esborso da parte dell’Inps allontanando l’età di uscita dal lavoro.

Al contrario però, se la vita media della popolazione scende, come accadrà adesso che l’Istat a fine anno confermerà il trend di cui ha dato anticipazione in questi giorni, le pensioni non si avvicinano.

Aspettativa di vita e pensioni, in 7 anni 3 scatti e 12 mesi di peggioramento

In 7 anni si sono persi 12 mesi di pensione, nel senso che i requisiti di accesso alle pensioni sono diventati più duri di ben 12 mesi. Dal 2013 al 2019 infatti ci sono stati ben 3 scatti che hanno portato per esempio, la pensione di vecchiaia dai 66 anni esatti, ai 67 di oggi.

E l’età pensionabile a 67 anni è stata uniformata tra uomini e donne e pure per l’assegno sociale. E nel frattempo è salita di 12 mesi, arrivando a 71 anni, la pensione per chi non ha contributi versati prima del 1996 e non ha un assegno a 67 anni, liquidato con un importo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale.

E si è allontanata anche la pensione anticipata ordinaria, che è arrivata a ben 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il prossimo scatto previsto è nel 2023, ma come vedremo, probabilmente non ci sarà perché per via dei morti Covid, si è ridotta la stima di vita degli italiani.

Ed in materia previdenziale, l’abbassamento della vita media degli italiani non può fare altro che operare in compensazione, nel senso che il calo della vita media può al massimo fare da detonatore agli scatti successivi, ma non può portare indietro i requisiti di accesso.

Come funzionano gli scatti e cosa accadrà adesso che la vita media della popolazione è calata

Lo scatto previsto per il 2023 derivava dalla differenza di aspettativa di vita tra il biennio 2019-2020 ed il biennio precedente, ovvero quello 2017-2018.

L’anno 2020 è quello che ha abbattuto la stima di vita degli italiani, per via dei tantissimi decessi per via della pandemia scoppiata tra febbraio e marzo 2020 in Italia. La stima di vita non si calcola dalla nascita alla morte, ma prende a riferimento la stima dai 65 anni.

La vita media della popolazione per il 2020, in base ai dati Istat, è 1,2 anni in meno rispetto al 2019, perché si assesta ad 82 anni. Le donne vivono mediamente di più, superando gli 84 anni, mentre gli uomini, cosa che non succedeva da anni, sono scesi sotto la soglia degli 80 anni.

Il calo della vita media non potendo produrre un passo indietro in termini di requisiti previdenziali, servirà a contenere o a detonare del tutto lo scatto del 2023. Scatto che per legge non può essere superiore a 3 mesi per volta, così come non ci può essere uno scatto a ritroso per i requisiti di accesso.

Se lo scatto calcolato fosse superiore a 3 mesi, così come un eventuale calo della vita media, i mesi di più andrebbero ad essere compensati con i bienni successivi. Infatti l’applicazione del meccanismo che lega le pensioni all’aspettativa di vita è a carattere biennale, con il differenziale che si calcola tra un biennio ed il suo precedente. Leggi anche: Pensioni: contributi silenti e come fare per non lasciarli all’Inps