Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

4
Ago

Anticipo pensionistico per badanti fino al 31 dicembre a 63 anni

Fare la badante o il badante è una tipologia di attività che rientra tra le 15 attività gravose che danno diritto all’Ape social, misura che scade però a fine anno

Il governo del Premier Giuseppe Conte e dei due Vice Premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ha deciso ne decreto pensioni di estendere la durata dell’Ape sociale fino a tutto il 2019. L’Ape sociale infatti è una misura nata con i governi PD e che inizialmente doveva scadere il 31 dicembre scorso. La proroga però ha allungato di un anno la validità della misura e c’è già chi ne chiede un’altra al prossimo dicembre o addirittura una trasformazione in strutturale della misura (l’ex Ministro Damiano per esempio è uno di questi). L’Ape sociale offre la pensione a partire dai 63 anni di età con almeno 30 o 36 anni di contributi. È una misura tra l’assistenziale e il previdenziale. Infatti se da un lato occorre raggiungere il doppio requisito anagrafico e contributivo dall’altro è necessario rientrare in determinate categorie. Una di queste è quella dei lavoratori addetti all’assistenza di persone non autosufficienti e quindi anche le badanti.

L’Ape sociale per chi è?

L’Ape social è destinata a soggetti con disagi relativi al lavoro ed all’invalidità propria o di un componente la famiglia. L’anticipo dai 63 anni spetta a disoccupati, invalidi, caregivers e lavori gravosi. Per chi è disoccupato bastano 30 anni di contribuzione a qualsiasi tipo versata. Oltre ad età e contributi il disoccupato potrà andare in pensione con questo strumento solo se da tre mesi ha terminato di percepire la Naspi, cioè l’indennità Inps per disoccupati. In pratica, se l’ultimo assegno di Naspi è stato ricevuto a giugno 2019, l’Ape sociale può essere richiesta dal prossimo ottobre. Sempre 30 anni di contribuzione servono anche agli invalidi o a chi ha invalidi a carico (caregivers), purché trattasi di casi di disabilità con percentuali superiori al 74%.

I lavori gravosi e le badanti

Bisogna arrivare a 36 anni di contribuzione versata se invece si appartiene ad una delle 15 categorie di lavori considerati gravosi. Erano 11 inizialmente queste categorie e comprendevano:

  • Edili;
  • Facchini:
  • Infermieri ed ostetriche delle sale operatorie e parto;
  • Camionisti;
  • Maestre della scuola di infanzia;
  • Conciatori di pelli;
  • Addetti alle pulizie;
  • Operatori ecologici;
  • Macchinisti e personale viaggiante dei treni;
  • Gruisti;
  • Operatori di assistenza di persone non autosufficienti.

Anche la badante quindi ha diritto a questo importante anticipo di pensione che offre L’Ape sociale. Occorre ricordare che la prestazione, essendo di natura assistenziale, non può essere trasferita tramite la reversibilità in caso di decesso del beneficiario. Inoltre non prevede tredicesima. Per ottenerla la badante deve aver svolto take professione in 6 degli ultimi 7 anni di lavoro o in 7 degli ultimi 10.
Ricapitolando, una badante ha diritto alla pensione in regime Ape social se ha almeno 63 anni di età, se ha almeno 38 anni di contribuzione versata e se ha svolto il lavoro di badante almeno per 6 o 7 anni rispettivamente negli ultimi 7 o 10 prima di presentare domanda all’Inps. Se invece la badante è attualmente inoccupata ed ha terminato di percepire la Naspi da almeno 3 mesi, basteranno 30 anni di contributi versati.