Autore: B.A

Pensione - Giuseppe Conte

Addio quota 100 e flessibilità in base al lavoro: la ricetta di Conte

Il Premier chiude ad ogni ipotesi di rinnovo di quota 100.

Interessanti le parole che il Premier Giuseppe Conte ha usato durante il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. Un intervento a 360 gradi sulla situazione attuale del paese, con il discorso che, come riporta il quotidiano «Il Messaggero», ha toccato anche il tanto discusso tema previdenziale.

Sulle pensioni il momento è piuttosto importante. Il tavolo della trattativa tra governo e sindacati è ripartito e sul sistema previdenziale si discute sulle misure da inserire nella legge di Stabilità e su una riforma che dovrebbe guardare al 2022, quando cesserà di esistere la quota 100. Una chiusura della sperimentazione che pure per Conte è pressoché certa.

Quota 100 non sarà rinnovata

La quota 100 è una misura ormai attiva da due anni e varata proprio dal governo Conte. Infatti fu una delle misure più importanti insieme al reddito di cittadinanza, che il primo governo Conte ha introdotto nel nostro ordinamento. Erano i tempi del cosiddetto governo giallo-verde, quello con Movimento 5 Stelle e Lega in Maggioranza, con Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Sembra passato un secolo, visto l’andazzo politico odierno, ma era solo il 2019.

Da Trento il Premier fa sapere che «Quota 100 non sarà rinnovata, riforma pensioni in base al lavoro svolto». Nessuna proroga di quota 100 perché secondo il Premier la misura è nata per una sperimentazione basata su tre anni e non c’è all’ordine del giorno nessuna ipotetica proroga oltre il 31 dicembre 2021, data di scadenza della misura.

Ma sulle pensioni occorre intervenire

Nessuna proroga di quota 100, ma questo non vuol dire che la previdenza resterà inalterata rispetto a oggi, o che per andare in pensione dopo quota 100 si tornerà alle solite misure basate sulla legge Fornero. Infatti il Premier ha confermato che una riforma delle pensioni resta di stretta attualità, producendo una sua ricetta e un campo di intervento molto specifico.

«Tra le riforme che ci aspettano possiamo anche lavorare su quella delle pensioni. Dobbiamo metterci attorno a un tavolo: ad esempio fare una lista dei lavori usuranti mi sembra la prospettiva migliore. Un professore universitario vorrebbe lavorare a settant’anni, mentre in tanti lavori usuranti non possiamo prospettare una vita lavorativa così lunga. Dobbiamo avere il coraggio di differenziare», queste le parole del Presidente del Consiglio. In pratica occorrerebbe intervenire, secondo Giuseppe Conte, su una specie di flessibilità votata alla tipologia di lavoro svolto, con una età pensionabile in base ai lavori.

Se Conte su quota 100 chiude la porta a ritocchi o proroghe, non fa lo stesso con l’altro cavallo di battaglia del governo giallo-verde, in Reddito di cittadinanza. Col reddito di cittadinanza si prosegue, anche se la misura va migliorata.

«Meno male che avevamo una misura di protezione sociale come il reddito di cittadinanza cui abbiamo aggiunto il reddito di emergenza. Certo si possono sempre migliorare in fase di attuazione. In due anni calare una misura così complessa in un tessuto sociale che presenta criticità strutturali, non è affatto semplice. Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro. Ho già avuto due incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest’altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori. Dobbiamo cercare di costruire un percorso coordinato. Spero che nei primi mesi del 2021 potremo presentare l’altro progetto, quello che incrocia l’attuazione del reddito di cittadinanza con l’inserimento nel mondo del lavoro», così Conte sulla misura, sottolineando come qualcosa, dal punto di vista delle politiche attive del lavoro non abbia funzione.