Autore: Giacomo Mazzarella

8
Ago

Addio al bonus da 80 euro sulle buste paga, cosa cambia?

Secondo la Lega i lavoratori non subiranno ammanchi, perché? Ecco cosa cambierà per i lavoratori.

Il governo attuale, soprattutto la parte leghista sembra seriamente intenzionato a cancellare il bonus Renzi, quello delle celebri 80 euro al mese. Cosa cambierà dal punto di vista degli introiti per i lavoratori dipendenti? Chi ci rimetterà davvero? Secondo la Lega, per la quale ha parlato il Vice Ministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, per i lavoratori non cambierà nulla. Ma come è possibile che escludendo il bonus dalla busta paga un lavoratore nemmeno se ne accorgerà? Vediamo cosa ha in mente la Lega, non prima di aver capito bene cosa è il bonus da 80 euro e come o da cosa verrà eventualmente sostituito in base all’idea della Lega.

Lo stesso effetto in busta paga

«Nessun danno per i lavoratori e sulla busta paga sarà come se il bonus sia ancora attivo», questo ciò che ha detto Garavaglia spiegando cosa succederà se davvero il bonus introdotto nel sistema da Matteo Renzi con la prossima manovra verrà davvero cancellato.

Cos’è il bonus Renzi?

Il bonus da 80 euro, meglio conosciuto come bonus Renzi è un crediti fiscale che non va nello stipendio come vice nella busta paga. Il bonus ha una sua chiamata a parte nella busta paga. Il bonus viene attualmente concesso a tutti i lavoratori dipendenti che rientrano in determinate fasce reddituali. Il credito Irpef spetta per redditi superiori ad 8.000 euro ed entro la soglia di 26.600 euro. Per intero però spetta solo a redditi tra gli 8.000 ed i 24.600 euro annui. Questi lavoratori in altri termini si trovano con 80 euro in più in busta paga.

Via il bonus ma senza danni

L’operazione cancellazione del bonus Irpef è più di una idea, che però adesso va limata meglio. Infatti la Lega adesso è chiamata a trovare la soluzione che permetta ai lavoratori di non rimetterci nulla dal punto di vista dello stipendio. La Lega sembra intenzionata ad andare a mettere mano sulle trattenute in busta paga piuttosto che sulle voci attive del cedolino, cioè le competenze.

In altri termini l’idea non è quella di andare ad aumentare lo stipendio come di fatto succedeva col bonus renziano, ma piuttosto andare a toccare le voci che lo vanno a ridurre, trasformandolo da lordo a netto.
Quali sono queste voci? In linea di massima le cose che più incidono, cioè che più riducono lo stipendio lordo in quello che finisce davvero nelle tasche dei lavoratori sono l’Irpef e i contributi previdenziali. Ed è proprio sui versamenti contributivi che la Lega sarebbe intenzionata ad intervenire per detonare il fatto che sparirà il bonus Renzi.

L’idea è quella di ridurre la quota che viene pagata dal proprio datore di lavoro. Ridurla in misura equivalente al bonus di Renzi significherebbe non penalizzare assolutamente i lavoratori.