Autore: Redazione

Italia - Veneto - Inquinamento

30
Mag

Italia: tutela salute e ambiente addio. Il caso dell’inquinamento da PFAS

L’Italia non rispetta Trattati dell’Unione Europea in materia di salute e ambiente: il caso dell’inquinamento da PFAS nel Veneto

Le vicende che riguardano la relazione tra ambiente, salute e inquinamento assumono un particolare valore in Italia dove di fatto vige una sorta di norma non scritta: bisogna fare i conti con il diritto alla salute.

Negli USA l’analisi economica del diritto, conosciuta come Economic Analysis of Law (o anche Law & Economics), nasce con Richard Posner.
In Italia, invece, in qualche cantina romana o a Cenobbio.

I Trattati dell’Unione Europea sulla salute e l’ambiente si fondano su quattro fondamentali Principi:

  1. integrazione,
  2. elevato livello di tutela,
  3. prevenzione,
  4. precauzione.

Integrazione vuol dire contemperare la politica ambientale con gli obiettivi che persegue l’UE in altri settori. L’elevata tutela è sancita sia nel Testo Funzionamento dell’Unione Europea che nella Carta dei Diritti (art. 37) ed indica il perseguire il massimo livello di tutela tecnicamente possibile.
Precauzione intende che alla presenza di rischi irreversibili e seri per l’ambiente, anche quando questi non si possono affermare con assoluta certezza scientifica, deve essere comunque prevista l’adozione di misure idonee e adeguate a prevenire danni sull’ambiente.
Prevenzione intende il prevenire danni all’ambiente perché i costi del risarcimento sono superiori ai costi.

Questi principi trovano applicazione concreta in una procedura chiamata valutazione d’impatto ambientale (VIA).

Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell’autorizzazione per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, sia prevista un’autorizzazione e una valutazione del loro impatto.

La norma comunitaria continua affermando che il costruttore dell’opera fornisce una “descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e possibilmente compensare rilevanti effetti negativi”. La finalità della VIA? “Assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni di uno sviluppo sostenibile (…) Per mezzo della stessa si affronta la determinazione della valutazione preventiva integrata degli impatti ambientali (..)”; “In tale ambito b) la valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana contribuire con un miglore ambiente alla qualità della vita”.

Il caso delle sostanze perfluoroalchiliche nella rete idrica delle province di Padova, Vicenza e Verona ma estese a tutto il bacino del Po e interessate alla VIA del progetto alta velocità VR/PD è da manuale e dimostra l’inadeguatezza delle strutture ministeriali di controllo, vigilanza e l’assenza grave dei ministri competenti. I ministeri interessati sono quelli dell’Ambiente, della Salute, delle Infrastrutture e grave appare l’inerzia della Regione Veneto.

L’incredibile vicenda PFAS è legata alla data del 15 aprile 2013, al numero di protocollo del Ministero dell’Ambiente e all’oggetto “Ritrovamento di sostanze perfluorate nelle acque superficiali e potabili della provincia di Vicenza e comuni limitrofi”.

Il destinatario è la direzione “Igiene delle acque interne” dello stesso Ministero e per conoscenza al Ministro della Sanità, all’Istituto Superiore di Sanità e all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Tutela delle Acque Interne e Marine e Arpav Veneto. Le indagini di Arpav rilevano PFAS e nel Rapporto si legge:

“Allo stato attuale risulta che la propagazione della contaminazione ha raggiunto un’area di estensione di circa 150 km2 e interessa principalmente le province di Vicenza, Verona e Padova, con presenza in falda e nei corsi d’acqua superficiali”.

I PFAS sono un insieme di molecole diverse e le più studiate sono PFOA, PFOS e PFBS. Il PFOS è da 10 anni classificato tra i composti organici persistenti, presente nell’elenco della direttiva 39/2013.

I PFAS sono stati trovati nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Una VIA sul progetto Alta Velocità VR/Ii, che da mesi vede il Ministero dell’Ambiente chiedere documentazioni integrative dello studio di impatto ambientale senza accenno alcuno ai PFAS che sono perturbatori endocrini e sospetti cancerogeni, la dice lunga sul senso di responsabilità dei ministeri preposti e del concessionario della rete ferroviaria italiana.

Tratteremo in un prossimo articolo le caratteristiche dei PFAS, le inadempienze rispetto alle direttive comunitarie e l’irresponsabilità del legislatore e dell’esecutivo nel dare risposte normative coerenti con il rischio e già presenti nella normativa italiana in altri settori.

Circa l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque potabili e nelle acque superficiali, in data 29 maggio 2013 protocollo 0037869/TRI si richiedeva ad Arpav di verificare quanto constatato dalle campagne di monitoraggio
IRSA/CNR.

L’Arpav ha certificato la contaminazione di alcuni corsi d’acqua del Veneto da sostanze perfluoro-alchiliche. La contaminazione è diffusa.

ARPA scrive: “Allo stato attuale risulta che la propagazione della contaminazione ha raggiunto un’area di estensione di circa 150 km2 e interessa principalmente le province di Vicenza, Verona e Padova, con presenza in falda e nei corsi d’acqua superficiali”.

La movimentazione di 7,5 mln di metri cubi di materiale scavato e l’impatto sulle falde di tipologie costruttive come ponti e viadotti dovrebbe implicare come parametro primario di quanto richiesto dalla lettere F) allegato del DPCM 27/12/ 1988. Invece non appare nulla.