Usa, cybersicurezza: chi e cosa temono gli americani su internet?

Cybersicurezza: negli USA un rapporto del Think tank Pew Research Center fa luce sulla cybersecurity. Ecco le 6 frodi più diffuse.

Cybersicurezza: l’ultimo rapporto del Pew Research Center di Washington consegna un quadro dettagliato sulle abitudini e sui pareri degli americani in materia di cybersicurezza negli Usa.

La cybersecurity assume un carattere rilevante in un mondo, come quello di internet, in cui nessuno può effettivamente dirsi incolume dagli attacchi di hacker spregiudicati e truffatori di varia matrice.

Ciò che emerge dal rapporto sulla cybersicurezza negli Usa è che gli americani temono le intrusioni private, motivate da ragioni fraudolente, quanto quelle governative, dettate dall’impegno del regolatore nel preservare la sicurezza nazionale.

Cybersicurezza: le 6 frodi più diffuse

Secondo lo studio condotto dal Pew research center, il 64% degli americani dichiara di esser stato vittima di hackeraggio e che la supervisione istituzionale su atti di questa natura è stata, a loro dire, insufficiente.

Gli intervistati ritengono che il Governo federale e i colossi tech siano incapaci di garantire la sicurezza dei dati personali.

Gli autori del rapporto, dopo aver intervistato una popolazione di 1.040 individui, hanno individuato sei tipologie di frodi a cui l’utente di internet è indiscriminatamente esposto:

  • Il 41% è stato soggetto a violazioni della propria carta di credito;
  • Il 35% a una sostanziale compromissione dei propri account;
  • Il 16% a un’intromissione esterna nei propri account mail e social;
  • Il 15% ritiene che il proprio numero di Previdenza sociale sia stato manomesso;
  • Il 14% lamenta l’utilizzo delle proprie coordinate bancarie da parte di un soggetto esterno;
  • Il 6% dichiara che di esser stato vittima di un furto d’identità on-line per evadere il fisco.

Nel complesso, sono quasi il 50% quelli che hanno dichiarato di sentirsi «meno sicuri su internet rispetto a cinque anni fa».

Tuttavia, le autorità americane fanno sapere che sono sempre meno le persone che seguono alla lettera il protocollo sulla sicurezza on-line. Pochissimi, infatti, diversificano le password.

Per quanto possa apparire arcaico, sbizzarrirsi con la fantasia e alternare al solito 123456 qualcosa di più sofisticato, oltre che utilizzare password diverse per account diversi, significa salvaguardare la propria identità su internet.

Cybersicurezza: gli americani si sentono protetti?

Aumentano i cittadini americani che ritengono il Governo federale incapace di proteggere i dati sensibili di ogni singolo utente. La critica è rivolta agli stessi colossi tech, la cui affidabilità riscontrata è circoscritta al 24% degli intervistati.

Sebbene non si sentano del tutto protetti, i cittadini americani intervistati comunque riconoscono che gli Usa abbiano le carte in regole e gli strumenti per contravvenire a qualsivoglia forma di cyberattacco esterno.

Il dato più interessante del rapporto riguarda l’estrazione politica e l’età di coloro che ritengono la decriptazione di file e account privati da parte del Governo un modus operandi del tutto inappropriato.

Giovani e Democratici sono essenzialmente contrari alla decriptazione anche quando il Governo federale adduce ragioni di sicurezza nazionale o crimini all’origine dei quali s’intende risalire.

Questi rientrano in quel 44% che ritiene che i colossi tech non dovrebbero piegarsi alle richieste del Governo federale in materia di decriptazione.

Diversamente, adulti e Repubblicani, più sensibili nei riguardi della sicurezza nazionale, ritengono che il Governo federale debba arroccarsi dietro il diritto (e il dovere) di procedere alla decriptazione di file e/o account privati quando le circostanze lo richiedono. Questi rientrano, invece, nel restante 46% degli intervistati.