Autore: Rita Parisi

28
Apr 2020

Un posto al sole, intervista esclusiva a Cosimo Alberti: «Tornerei subito a registrare le puntate nuove»

L’attore Cosimo Alberti, che nella soap opera di Rai 3 interpreta il ruolo del simpatico vigile Salvatore Cerruti, ci ha parlato della sua quarantena e del suo personaggio.

Un posto al sole, a causa dell’emergenza Coronavirus, sta andando in onda nella versione classic, riproponendo episodi della sedicesima stagione. I fan della storica soap opera di Rai 3 si chiedono continuamente quando gli attori torneranno sul set per girare le puntate inedite e si spera che con la fine del lockdown, dal 4 maggio in poi, anche Un posto al sole possa ritrovare la propria dimensione per ritornare ad appassionare il suo vasto e appassionato pubblico.

Tra le tante storyline lasciate in sospeso c’è anche quella che ha come protagonista l’amatissimo Salvatore Cerruti che sta vivendo un periodo decisamente sereno accanto al dottor Sarti. Ultim’ora News ha incontrato in esclusiva Cosimo Alberti che veste i panni del simpatico vigile dal cuore d’oro, ecco cosa ci ha raccontato del suo personaggio.

Cosimo, come avete accolto sul set la decisione di sospendere le riprese di Un posto al sole?
Ovviamente l’abbiamo accolta malissimo! Ricordo che alla fine di febbraio, quando non era ancora stato proclamato il lockdown nazionale, per entrare negli studi della Rai bisognava firmare un’autocertificazione. Poi ti recavi sul set e trovavi già tutti, sia gli attori che la troupe, con le mascherine e i guanti indossati. Lavorare risultava davvero impossibile. All’inizio c’era molta incredulità. Si è tentato nonostante tanti dubbi di continuare a registrare con le protezioni. Poi l’azienda ha fermato la produzione con le modalità che conoscete divulgate dai vari giornali.

Come stai trascorrendo la tua quarantena?
La mia quarantena rispecchia a pieno la mia personalità e quella del mio coniuge Cristian. Passati i primi giorni di smarrimento a guardare sul divano ore ed ore di telegiornali e approfondimenti, ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo dati da fare per rendere utile il tanto tempo da passare in casa. Abbiamo creato uno spazio durante il giorno per realizzare dei tornei, a due giocatori ovviamente, di partite a scacchi, a dama, a domino, a poker e addirittura a gioco dell’oca. Sia io che Cristian sappiamo cucinare e mangiamo prevalentemente alimenti sani, però questo isolamento dalle nostre famiglie che ci coccolavano con luculliani pranzi domenicali ci ha spinti ad industriarci ed osare anche con la cucina.

Ci siamo divertiti a cimentarci con ricette elaborate che prima per mancanza di tempo non preparavamo mai. Ad esempio io mi sono specializzato con i primi piatti come Ragù alla napoletana, alla bolognese, pasta al forno, Parmigiana, pasta e fagioli con cozze o i frutti di mare eccetera; Cristian invece con rustici, pizze, torte salate e dolci per tutte le ore come i pancake, i cornetti, i ciambelloni, le Zeppole di San Giuseppe e addirittura la Pastiera! Pietanze solo per i fine settimana perché comunque ci piace conservare una buona linea.

Abbiamo attrezzato così una piccola palestra per continuare a fare attività sportiva essendo noi due amanti del benessere fisico. Cristian è istruttore di fitness professionista e personal trainer e l’idea di attrezzarci una palestra in casa gli ha permesso di continuare i suoi incontri con i clienti tramite collegamenti WhatsApp, inoltre ci ha dato modo di creare due appuntamenti settimanali collegandoci tramite i social con la nostra amica nonché collega Nina Soldano per delle lezioni di ginnastica con gag e divertenti dissertazioni da condividere con le migliaia di fan che ci seguono affettuosamente.

Avere tanto tempo a disposizione mi ha permesso di continuare le decine di letture che nel corso degli anni si erano accumulate. Non so se a voi capita di iniziare a leggere un libro per poi trascurarlo per iniziarne un altro, beh a me capita spessissimo e questa è stata un’ottima occasione per continuare le letture interrotte. Posseggo centinaia di libri di vario genere. Oscillo dai classici ai contemporanei. Passo dai romanzi ai saggi con una certa disinvoltura, dalle raccolte di poesie ai libri di storia, dalle biografie di grandi personaggi ai manuali di recitazione e raccolte di lavori teatrali. In questa quarantena ho riletto la produzione commediografa di Manlio Santanelli ed Eduardo De Filippo.

Gli scrittori in cui mi sono imbattuto sono veramente tanti, molti sono cosi differenti tra loro da non avere in comune perfettamente nulla. Non sono fanatico di uno scrittore ben preciso. Nel passato avevo una predilezione per Hesse, Wilde, Moravia, Coelho, mi piaceva collezionare tutta la loro bibliografia. Per gli altri invece mi lasciavo suggestionare dalla trama, qualche volta anche dal titolo o semplicemente perché sentivo di volerlo prendere. È risaputo che non siamo noi a trovare un libro ma è lui che trova noi!

Recentemente il vicedirettore di Rai Fiction, Francesco Nardella, ha dichiarato che Un posto al sole, che da sempre affronta tematiche legate all’attualità, una volta che tornerete sul set potrebbe scegliere ancora una volta di aderire alla realtà rappresentando il difficile momento storico sociale che stiamo vivendo: è possibile immaginare Palazzo Palladini con i suoi abitanti che girano con guanti e mascherine e mantengono il distanziamento sociale?
Sento talmente tanto la mancanza del set che io tornerei subito a registrare le puntate nuove con le stesse modalità con cui stiamo vivendo la realtà. In fondo lo hai ricordato tu che «Un posto al sole» affronta tematiche sociali legate all’attualità quindi non discosterebbe poi tanto dal suo obiettivo. A me non dispiacerebbe.

C’è da prendere in considerazione che la macchina creativa ha interrotto una narrazione già avviata, il lavoro degli autori quindi è tanto. Sono certo però che i dirigenti di questa grande produzione sapranno trovare presto le soluzioni giuste per soddisfare tutti.

Tu sei molto attivo sui social network e il pubblico ti ama molto, qual è il segreto del tuo successo?
Sì, sono molto social, ho un profilo su tutte le più grandi piattaforme del Web. Ogni giorno pubblico foto, video e contenuti multimediali che spaziano dall’intrattenimento alla riflessione. Non credo esista una formula vera e propria per il successo. Io credo che esso ti arrivi seguendo delle leggi che non possiamo sapere. Forse le posso immaginare sapendo che artisti si nasce, che il talento è innato, che lo studio lo perfeziona e che il tutto deve essere condito da una buona dose di fortuna.

Tornando ai social posso dire che a me piace avere con tutti i follower un rapporto alla pari nel rispetto reciproco. Rispondo a tutti i messaggi che mi inviano e ai commenti che mi riguardano. Cerco nel limite del possibile di non tirarmi mai indietro alle richieste di video saluti o di sensibilizzazioni per una giusta causa. Il mio è un lavoro basato principalmente sull’immagine e l’interazione più o meno attiva col pubblico. Con l’arrivo di questa pandemia le mie attività dal vivo come quelle teatrali e televisive si sono fermate però ho conservato inalterato il mio rapporto col pubblico proprio grazie ai social. Eppure ripenso a tutte quelle volte che ho sentito demonizzare i cellulari e le varie applicazioni accusati di essere dannosi e pericolosi. Pensate se in questo periodo non ci fossero stati loro a rendere meno isolati questi nostri «arresti domiciliari»!

Quando Un posto al sole tornerà in onda quali saranno le novità per il personaggio di Cerruti? Troverà finalmente pace in amore?
Del futuro di Cerruti non ne so veramente nulla e non lo dico perché l’attore è obbligato per contratto a non spoilerare le scene del suo personaggio, ma perché la scrittura si è bloccata a causa della pandemia e per una volta tanto io ne so quanto voi. Sappiamo solo che abbiamo lasciato il buon Cerry finalmente nelle braccia del suo amato dottor Sarti, il «Brunello di Cerrutino», con addirittura il consenso paterno e questo è davvero un grande successo.

Ricordate infatti tutte le disavventure di questo vigile omosessuale represso che riesce a trovare il coraggio di fare coming out ma che tra una cotta e un’ altra non riusciva a trovare una stabilità sentimentale? Beh ora sembra proprio averla raggiunta e non ci resta che aspettare e confidare nel futuro per vedere cosa il destino avrà riservato a questo simpatico personaggio. Certo il mio piacere sarebbe quello di poterlo vedere unito civilmente al suo compagno dottore per mandare un ennesimo messaggio di civiltà in questa Italia che fa fatica a stare al passo con i tempi. Mi piacerebbe che per Cerry potesse essere riservata la stessa felicità che ho avuto io.

Rispetto a Cerruti, che fatica a trovare una stabilità sentimentale, tu nella vita reale sei felice e appagato e hai deciso di condividere la gioia del tuo recente matrimonio con i tuoi fan: cosa ti ha spinto a prendere una decisione così significativa? Quale messaggio volevi trasmettere?
Ho nascosto per mezzo secolo la mia omosessualità poi sul mio cammino è giunto Cristian che mi ha chiesto di regolarizzare per amore la nostra unione. D’istinto ho detto di sì subito, perché non ho mai dubitato del suo amore a patto però che non fosse stato reso pubblico. Incominciammo ad ipotizzare la cerimonia per la nostra unione civile in forma non eclatante.

Nei primi tempi ho difeso strenuamente la mia privacy senza mai lasciarmi convincere da qualche giornale a parlare della mia vita privata. Non ho mai voluto confondere il «personale» col «pubblico» finché non ho realizzato che forse la mia era solo paura: paura di essere giudicato, paura di essere come attore rilegato in ruoli esclusivamente gay, paura di perdere il consenso di una fetta di pubblico moralista e conservatore. Mi arrivavano messaggi di ragazze, ragazzi, uomini e donne che si riconoscevano nel personaggio del vigile gay frustrato ed incompreso, ma anche genitori smarriti e molti mi chiedevano un supporto, un aiuto, una semplice parola di conforto. Incominciai a dare consigli, ma ero un ipocrita, perché davo consigli a persone frustrate quando il primo frustrato ero proprio io!

Questo mi fece riflettere, capii che se il personaggio gay di una soap poteva influire sul pubblico quale potenza poteva allora avere anche il coming out dell’attore che lo interpretava? Smisi di aver paura del giudizio altrui e acquistai una insperata fiducia in me stesso, presi il coraggio a due mani e accettai finalmente me stesso per farmi accettare anche dagli altri. Ora mi batto per i diritti civili della comunità LGBT e spesso racconto la mia esperienza sperando che posa essere di aiuto a qualcuno. Posso veramente affermare che «Un posto al sole» per me è stato terapeutico e per questo non finirò mai di ringraziarlo.