Twitter grande assente all’incontro di Trump con i big della tecnologia, è vendetta

Donald Trump ed il suo staff motivano l’esclusione di Twitter con un “non sono grandi abbastanza”. I veri motivi sembrano essere personali e legati alla campagna elettorale del neo-presidente.

Donald Trump invita al meeting i big della Silicon Valley tranne Twitter. Perché il neo-presidente ha deciso di snobbarlo non facendolo presenziare ad un evento di tale portata? Eppure buona parte della sua campagna elettorale era stata condotta proprio a suon di tweet.

L’incontro tra Trump ed i colossi della tecnologia è stato uno
di quegli eventi da “guerra fredda” che tutti si aspettavano. Ancorato al passato lui, proiettati verso il futuro loro, il faccia a faccia con chi produce il futuro della tecnologia è uno dei passi fondamentali per il nuovo governo-Trump.

Twitter assente dal meeting: il motivo dato dallo staff di Donald Trump

A rispondere alla domanda è stato lo staff di Donald Trump, che ha dichiarato come l’assenza del social network sia dovuta a semplici questioni di numeri. “Non sono grandi abbastanza" hanno tuonato. La motivazione sembra essere banale quanto assurda. Sebbene non sia paragonabile a colossi come Facebook o Google, Twitter non può essere assolutamente considerato “piccolo”.

A guardare il fatturato del 2015 la cosa appare ancora più incredibile, se consideriamo che in quel periodo Twitter ha fatturato 2,2 miliardi. Airbnb (Brian Chesky, il CEO era stato invitato al meeting ma si trova all’estero) ha fatturato circa 900 milioni di dollari; Palantir Technologies, seduto a quel tavolo, ha incassato 1,7 miliardi.

Lo stesso discorso vale per la capitalizzazione di mercato come parametro: per quanto con i suoi 13,85 miliardi di dollari Twitter sia molto più piccola di Google ed Apple, gioca comunque alla pari con Palantir Technologies, valutata in circa 12 miliardi.

La vera ragione dell’assenza di Twitter

L’esclusione di Twitter dal tavolo dei big della Silicon Valley potrebbe essere causato da fatti avvenuti durante la campagna elettorale di Trump.

La risposta sembra essere il rifiuto di Twitter alla richiesta dell’attuale neo-presidente di creare un’emoji da abbinare all’hashtag #CrookedHillary ("Hillary la corrotta") nel corso della campagna elettorale: dei sacchi di denaro che sarebbero stati dati via o rubati.

Secondo quanto riportato da Gary Coby (responsabile per la pubblicità digitale della campagna) su Medium, durante la campagna elettorale lo staff di Trump aveva siglato ad agosto un accordo da 5 milioni di dollari con Twitter. L’accordo in questione prevedeva della pubblicità ed alcuni servizi aggiuntivi, tra i quali la creazione di emoji personalizzate.
Fu lo stesso Dorsey ad opporsi all’emoji, cosa che ovviamente non fu presa particolarmente bene dai collaboratori del presidente eletto.

I big della tecnologia ammessi e non al meeting con Donald Trump

A fare compagnia a Twitter nella categoria “non invitati” sono stati anche Reed Hastings, CEO di Netflix, e Meg Whitman, CEO di Hewlett-Packard e presidentessa di HP Inc. Riguardo alla Withman non c’è da stupirsi, considerando che all’inizio dell’anno aveva definito Trump «inadatto» a fare il presidente e lo aveva poi paragonato a Hitler e Mussolini.

Ad essere presenti invece nomi abbastanza ovvi, come i CEO Tim Cook (Apple), Jeff Bezos (Amazon), Larry Page (Alphabet, co-fondatore Google), Satya Nadella ( Microsoft), Brian Krzanich (Intel), Elon Musk (SpaceX e Tesla, co-fondatore PayPal), Chuck Robbins (Cisco), Safra Catz (Oracle), Ginni Rometty (IBM) ed Alex Karp (co-fondatore e CEO Palantir), Eric Schmidt (presidente esecutivo Alphabet) e Sheryl Sandberg (COO Facebook).

Poter sedersi a quel tavolo è una conferma dell’enorme successo ed importanza raggiunti dalla propria azienda. La speranza di Trump è quella di portare dalla sua parte i colossi della tecnologia dopo una campagna elettorale dalla quale erano usciti sconfitti con la Clinton. Vedremo se riuscirà nel suo intento.