Trump, in arrivo dazi punitivi per i prodotti italiani? Nel mirino Vespa e San Pellegrino

Trump sta pensando a dei dazi punitivi sui prodotti provenienti da Italia e UE: tutto a causa di un accordo del 2009 sulla carne di manzo. Ecco cosa succede sul fronte USA.

Donald Trump continua con il pugno Duro: il tycoon sta valutando di imporre dei dazi punitivi del 100% su alcuni prodotti italiani ed europei. Tra i prodotti made in Italy sono a rischio anche gli scooter Vespa e l’acqua San Pellegrino, di proprietà della Nestlè.

A lanciare la notizia della prima offensiva commerciale del presidente USA contro l’Europa è stato il Wall Street Journal, che ha ricollegato la decisione alle proteste dei produttori di carne di manzo americani dovute alle politiche ostili dell’UE.

La guerra commerciale tra Stati Uniti e UE sulla carne di manzo americana trattata con ormoni è una vecchia disputa iniziata nel lontano 1998 e apparentemente risolta con un accordo del 2009.

Trump e dazi punitivi: Vespa e San Pellegrino tra i prodotti italiani nel mirino

L’amministrazione di Donald Trump sta quindi pensando a dei dazi punitivi su vari prodotti UE. A finire nel mirino sarà anche uno dei simboli del made in Italy, ovvero lo scooter Vespa della Piaggio. Le imposte di pedaggio del 100% ricadrebbero anche sull’acqua San Pellegrino, di proprietà della Nestlè insieme alla Perrier, sul formaggio Roquefort e altri formaggi francesi, e infine su alcune moto da cross di fabbricazione europea come le svedesi Husqvarna e le austriache KTM-Sportmotorcycle..

I dazi punitivi arriverebbero fino al 100% del valore dichiarato dei vari prodotti, facendone immediatamente raddoppiare il prezzo e scoraggiando quindi i consumatori <americani dall’acquisto. Una tale offensiva contro l’UE rappresenterebbe certamente una svolta nell’amministrazione Trump, sebbene l’entità del danno economico sarebbe relativamente bassa. Per il gruppo Piaggio, infatti, il mercato americano complessivo equivale a meno del 5% del fatturato.

Il Wall Street Journal, infatti, ha anche ricordato che l’Organizzazione Mondiale del Commercio ha dato l’autorizzazione agli Stati Uniti per imporre dazi punitivi solamente su importazioni per un valore massimo di circa 100 milioni di dollari.

Trump e dazi punitivi: le origini della guerra commerciale contro l’UE

La decisione di Trump di imporre dei dazi punitivi sui prodotti europei è arrivata in risposta al bando UE sulle carni di manzo USA trattata agli ormoni. La disputa tra USA e UE, iniziata quasi vent’anni fa, nel 1998, riguarda il divieto per l’importazione in territorio UE della carne di manzo americana di bovini trattati con ormoni.

Il contenzioso nato con la presidenza di George W. Bush, si sarebbe poi trascinato anche durante l’amministrazione Obama, senza però arrivare ad una soluzione. Nel 2008 poi, l’Organizzazione Mondiale del Commercio diede ragione agli americani nel giudicare troppo rigido il divieto Ue, dichiarato illegale almeno nella sua forma e applicazione troppo estensiva.

Grazie a quella circostanza, si giunse ad un accordo tra Washington e Bruxelles nel 2009: il divieto europeo sarebbe rimasto, ma applicandolo in modo più selettivo e consentendo così l’accesso al mercato europeo del manzo americano purché proveniente da allevamenti che non somministrano ormoni agli animali.

Secondo gli USA di Trump, tuttavia, gli europei non avrebbero rispettato tale accordo, viste le quantità minime di manzo americano importato nei Paesi UE anche dopo il 2009: in tale settore l’import europeo di carne USA verrebbe dopo quello di Canada, Messico e persino del Giappone, un Paese il cui mercato è generalmente considerato protezionista e inaccessibile.

Dall’Italia, sulla decisione di Trump riguardo i dazi del 100% per i prodotti europei si è espresso il premier Paolo Gentiloni, il quale ha spiegato che

"Un Paese come l’Italia deve essere affezionato all’idea che la qualità non ha frontiere e che dazi, protezionismi e chiusure non possono essere barriere in grado di mettere un freno alla qualità. [...] Se c’è qualità ci sono business, scambi commerciali, crescita e benessere per tutti. Abbiamo le carte in regola per competere in questo mercato senza essere particolarmente aggressivi nei confronti di nessuno, perché l’Italia è un Paese aperto che punta sulla qualità e sugli scambi e così facendo è capace di affermare l’essenza della propria manifattura e le sue capacità industriali e artigiane".