Autore: Alessandro Buzzi

13
Ago

Wallmart appoggia Trump nella lotta contro i videogames

Come già scritto in un altro articolo, la scorsa settimana ha visto gli Stati Uniti D’America sotto alle luci dei riflettori internazionali, a causa della recentissima ondata di violenza che ha investito il Paese. La nota catena di grande distribuzione «Wallmart», che per altro è stata teatro di uno dei due eventi che hanno accesso l’attenzione di pubblico e media sulla faccenda, ovvero della strage avvenuta ad El Paso in Texas, reagisce duramente, schierandosi sulla stessa linea politica del presidente Trump.

La reazione messa in atto dall’amministratore dei punti vendita è stata dura e poco «misurata» gli accadimenti; ordine tassativo di far sparire dagli scaffali, qualsiasi videogioco o gioco capace di suscitare immagini correlabili a «guerra e violenza».

Stessa linea dura anche per film e immagini trasmesse a scopo pubblicitario su display e cartelloni, bandite completamente nell’arco di due giorni dal comunicato stampa, un po’ alla maniera del periodo di Austerity che ormai diversi decenni fa era stato imposto per limitare l’uso degli alcolici.

Wallmart e l’opinione pubblica

Feroce la risposta del pubblico, sia di coloro che fanno parte del bacino d’utenza della catena, sia in ambito internazionale. Stupisce tutti come la stessa Wallmart non abbia ritirato dalla vendita nè le armi da fuoco (che in USA sono acquistabili anche in spazi diversi dalla classica armeria a cui noi Italiani siamo abituati) e di munizionamento sia civile che militare.

Probabilmente legati a contratti «blindati» stipulati negli anni con le varie lobby dell’industria bellica, camminando oggi per un qualsiasi Wallmart, resterete stupiti dalla censura estrema che è stata messa in atto, spezzata solo da una piccola passeggiata nella corsia degli «aspiranti Rambo».

Non vengono ritirate dal commercio nemmeno le munizioni «incamiciate» tipiche di un mercato bellico che poco ha a che fare con gli appassionati e con il tiro sportivo, ma scomparsi dalle corsie film e videogiochi che in qualsiasi maniera propongono un contesto «violento».

Critiche durissime, quelle mosse alla direzione dei punti vendita che replicano oggi cercando di smorzare i toni: «La nostra decisione è stata presa come forma di rispetto verso le vittime delle stragi e le loro famiglie» replica il portavoce della società, «non si tratta assolutamente di un cambio aziendale, ma di una decisione presa sul breve termine».

Parole che non si capisce se costituiscano una leggera virata al netto di una calo di vendite che solo nella giornata di domenica scorsa, è costato più che caro alla nota catena di ipermercati.

Rumors non confermati, parlano di uno «stop» che potrebbe durare fino al prossimo lunedì, per poi rientrare nella norma, sperando anche in una leggera discesa del circo mediatico che si è creato attorno agli infausti eventi della scorsa settimana.