Autore: Francesco Menna

27
Giu

Usare robot e intelligenza artificiale per studiare i fondali marini

Per approfondire gli studi sui fondali marini è possibile utilizzare robot e l’intelligenza artificiale

Con le continue minacce nei mari, i ricercatori hanno bisogno di più informazioni possibili su ciò che riguarda i fondali marini e dalle creature che lo abitano. In questo modo sarà possibile gestire le informazioni sulla biodiversità.
I veicoli sottomarini autonomi (AUV) montati con le più recenti telecamere sono ora in grado di raccogliere enormi quantità di dati, ma sono le persone che devono elaborare il tutto.

In un nuovo studio pubblicato su Marine Ecology Progress Series, esperti di marina e robotica hanno testato l’ efficacia di un sistema di visione artificiale (CV) potenzialmente in grado di soddisfare tale ruolo.
I risultati sono stati sorprendenti in quanto la funzione di identificazione degli animali ha riconosciuto le varie specie con una precisione dell’ 80%, ma se si hanno dati a sufficienza la percentuale sale al 93%.
Lo studente Nils Piechaud ha spiegato che questi mezzi autonomi sono fondamentali per il riconoscimento ad una profondità superiore ai 60 metri, ma al momento non si è in grado di analizzare manualmente i dati raccolti dai veicoli. Pertanto con l’ ausilio dell’ Intelligenza Artificiale si spera di rendere più facile ed efficiente il tutto, nonostante la possibilità di errore ogni 5 riconoscimenti.

L’ Intelligenza artificiale per velocizzare le ricerche sui fondali marini

Alcuni ricercatori confermano che: «Questo rappresenta un importante passo in avanti nell’ affrontare enormi quantità di dati generati dal fondo dell’ oceano e dimostra che può aiutare ad accelerare l’ analisi quando viene utilizzato per rilevare alcune specie. Ma non siamo al punto di considerarlo un sostituzione completa per gli umani in questa fase».

Lo studio è stato effettuato in vista del Deep Links, un progetto di ricerca finanziato dal Natural Environment Research Council e guidato dall’ Università di Plymouth.
Alcuni AUV esistono già e sono stati utilizzati nel 2016. Con una sola immersione ad una profondità di 1200 metri sono state scattate 150 mila fotografie e di esse solo per 1200 è stato necessario il controllo manuale. L’accuratezza dell’annotazione manuale da parte dell’uomo può variare dal 50 al 95%, ma questo metodo è lento e persino gli specialisti trovano difficoltà nel velocizzare queste analisi. Questo metodo automatizzato ha raggiunto circa l’80% di accuratezza, avvicinandosi alle prestazioni degli esseri umani con un chiaro vantaggio in termini di velocità. Per le ricerche sono state usate delle librerie sviluppate da Google chiamate Tensorflow.

Se gli algoritmi contengono abbastanza informazioni, anche l’Intelligenza Artificiale raggiunge una percentuale di accuratezza pari al 93%. Con questo studio è stato dimostrato come la tecnologia possa affiancare momentaneamente, e non sostituire come molti pensano, l’operato manuale dei ricercatori e degli studiosi. Con la velocizzazione delle analisi, sarà possibile senza dubbio esplorare più velocemente vaste zone d’acqua come gli oceani. Uno dei professori ha spiegato che: «La maggior parte del nostro pianeta è il mare profondo, una vasta area in cui abbiamo ugualmente grandi lacune nella conoscenza. cambiare, è imperativo comprendere i nostri oceani e gli habitat e le specie che si trovano al loro interno: nell’era dei veicoli robotici e autonomi, dei big data e della ricerca aperta globale, lo sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale con il potenziale per accelerare la nostra acquisizione della conoscenza è un progresso eccitante e tanto necessario».