Autore: Alessandro Buzzi

18
Ago

Huawei, scoperto piano per aggirare il blocco USA

Novità sul caso «Huawei», incolpata dal governo USA di voler aggirare i blocchi commerciali

Che tra Huawei, Trump e USA non ci sia propriamente un rapporto «idilliaco» era ormai cosa chiara a tutti da tempo, sin da quando mesi fa, era stato annunciato il divorzio tra Google / Android e la casa di produzione cinese.

Una partita, quella che stanno disputando i colossi del mercato Smartphone e software che ha visto diversi cambi rotta in questo periodo estivo, scandito regolarmente da nuove evoluzioni sulla vicenda (come la presentazione di HarmonyOS, avvenuta pochi giorni fa da parte di Hauwey).

Situazione che sembrava essersi definita, con Huawei che, in attesa degli ultimi ritocchi al proprio sistema operativo, tra un aggiornamento di sistema tardivo e il lancio di un nuovo modello sul mercato, bene o male, procedeva a testa alta verso l’indipendenza software.

Huawei, operazione «Messico»

Quella che emerge sui giornali d’oltre oceano in questi giorni, è una notizia che lascia stupiti tutti, dall’ utenza alle autorità competenti, in quanto il piano che pare essere stato messo in piedi da Huawei per aggirare l’embargo, è degno di un film di narcotrafficanti.

La notizia pare nascere proprio da un indagine svolta dagli ufficiali doganali Statunitensi che operano sulla linea di confine messicano, particolarmente controllata da quando Trump è salito alla presidenza, che avrebbero «intercettato» un carico di smartphone provenienti dal Messico e diretti verso gli USA.

L’elaborato progetto (sottolineiamo che allo stato attuale la notizia non risulta essere nè confermata nè smentita da nessuna delle due parti) prevede l’immissione sul mercato Messicano dei modelli di smartphone colpiti da «ban» per gli USA, telefoni che, sarebbero poi modificati (a livello di scocca esterna) direttamente in Messico di modo da essere a colpo d’occhio irriconoscibili e non conducibili all’ azienda di produzione.

Il passo successivo, riportando quanto scritto nei quotidiani Americani, è ovviamente quello di aggirare l’embargo facendo entrare sul suolo USA i dispositivi «ribrandizzati» che potrebbero a questo punto essere venduti senza troppe preoccupazioni.

La falla nel piano, che pare poi essere il motivo per il quale le autorità di frontiera sono riuscite a ricondurre i cellulari a Huawei, va cercata non tanto nella presentazione estetica dei devices (ai quali erano stati rimossi tutti i loghi e i segni caratteristici tipici di Huawei) ma nella componentistica hardware, che rimasta invariata, ha permesso alle autorità di scoprire il piano e far partire le prime indagini sulla reale provenienza dei cellulari.

Stupisce, se dovesse venire confermata, una condotta di questo tipo da parte di una azienda leader e forte sul mercato, perchè potrebbe sfociare, oltre che in pesanti sanzioni sul mercato internazionale (non più solo su quello USA) anche in una forte perdita di fiducia da parte dell’utenza che potrebbe non vedere di buon occhio questo genere di politica.

Una condotta che, anche al netto dell’ingente mole di dati sensibili che l’azienda genera e gestisce grazie al traffico prodotto dai propri devices, lascia più di qualche dubbio.