Autore: Paolo Marsico

S.S. Lazio

20
Feb 2020

Ciro Immobile, trent’anni tra primato di capocannoniere e sogni di scudetto

In occasione del suo trentesimo compleanno l’attaccante napoletano ha parlato dell’esaltante momento personale e di squadra e anche del suo passato.

Ciro Immobile festeggia trent’anni, e lo fa da capocannoniere, con ventisei gol nel campionato italiano di calcio, e da secondo in classifica, con la sua Lazio. E lo fa proprio dietro alla Juventus, la squadra che tanti anni fa lo gettò nella mischia. Sembra passata un’eternità, ma oggi, Ciro, si gode il presente, con un primato da conquistare da calciatore, e da una vetta sempre sognata, che ora sembra essere più vicina che mai.

Orgogliosi di quanto fatto finora

«Siamo orgogliosi per quello che stiamo facendo – ha dichiarato l’attaccante laziale - eravamo partiti da Auronzo con tanti sogni, ora ci stiamo divertendo. Siamo stati in grado di costruire una vera famiglia - racconta ai microfoni di Lazio Style Channel - e ci vogliamo bene. C’è una bellissima atmosfera – continua l’ex attaccante di Siviglia e Borussia Dortmund - il mister, lo staff e la dirigenza ci hanno aiutato a creare un gruppo e una piazza fantastica, anche con l’aiuto dei tifosi. Il presidente Lotito ha sempre provato a metterci a nostro agio: è importante saper legare l’affetto alla professionalità».

Testa al Genoa

Il prossimo impegno di campionato sarà contro il Genoa, che negli ultimi anni si è dimostrata bestia nera per gli uomini di Simone Inzaghi, specialmente sul terreno amico del Luigi Ferraris. Immobile parla di quanto siano importanti i tifosi anche in certe situazioni, e di quanto si stia lavorando bene, per ottenere quanti più punti possibili per portare avanti quello che giustamente chiama “sogno”.

Jurgen Klopp

Inoltre Immobile parla di quanto ancora voglia migliorarsi, delle ambizioni e poi di un tecnico che per lui ha significato davvero tanto per la sua carriere , e cioè Jurgen Klopp : «Voglio ringraziarlo perché sa che ci siamo incontrati in un momento sbagliato per me e per la squadra. Mi sarebbe piaciuto lavorare con lui in un momento di buona forma fisica. Quando incontro le persone per strada mi soffermo quando mi riconoscono d’essere una brava persona, poi il calciatore può essere giudicato».