Autore: Alessandro Buzzi

Internet

5G, riparte la corsa alla realtà virtuale ed aumentata

Con l’arrivo anche in Italia della nuova tecnologia di connessione detta 5G, evoluzione diretta del 4G LTE, ci si aspetta, stando a quanto dicono gli esperti di settore, una vera rivoluzione.

Ben oltre ad un semplice aumento di velocità nella trasmissione dei dati, questa nuova tecnologia potrebbe impattare in maniera molto diretta anche su tutta una serie di settori correlati, dando di fatto nuovi spunti per future rivoluzioni tecnologiche.

5G, cosa cambia?

La nuova tecnologia di trasmissione dati permetterà un «band rate» pari a 20 Gbps, che per parlare in maniera più semplice, equivale ad una velocità di circa 200 volte superiore a quella di una fibra ottica (stimata sui 100 Mbps).

Questo si riflette non solo su una migliore fruibilità di contenuti di grosse dimensioni (ad esempio video 4k o film in streaming) ma grazie alla sua bassissima latenza (al di sotto di 1 millisecondo), apre le porte a tutta una serie di nuove tecnologie in Cloud che fino ad ora risultavano poco compatibili con i limiti delle nostre connessioni

Realtà aumentata e realtà virtuale cosa cambia con il 5G?

Questo tipo di periferiche, la cui nascita va riconosciuta a quell’universo «gaming» che per primo ne ha visto il potenziale (inizialmente solo ludico ed esperienziale), non ha mai veramente trovato un suo ecosistema, colpa forse delle richieste molto alte in termini di potenza di calcolo di cui necessita per funzionare.

Con l’arrivo del 5G tutta questa potenza, necessaria a far funzionare le periferiche può essere «dislocata» e non è più necessario essere connessi fisicamente con l’hardware che ne processa i dati.

La nuova tecnologia di connessione, grazie alla sua performance e bassa latenza, permetterà di demandare i calcoli e le elaborazioni a dei server, che tramite la rete, dopo aver elaborato e processato i dati, li ritrasmetteranno per pacchetti al device.

Per fare un esempio, si pensi al servizio di gaming on cloud che Nvidia sta cercando di far crescere da qualche anno, simile in tutto e per tutto nei concetti e nelle meccaniche a quanto dovrebbe avvenire per visori Vr e Ar .

Non stupisce quindi che Google abbia ripreso in mano il suo progetto dei Google Glass accantonato fino a data da definire solo pochi anni fa. Una possibilità, quella offerta dai visori per la realtà virtuale e aumentata, che al netto della nuova rete, comincia a diventare interessante anche al di fuori del contesto prevalentemente videoludico.

Basti pensare ad Ikea che già offre la possibilità di arredare uno spazio virtuale a nostro gusto, visitandolo poi in 3D grazie alla realtà virtuale, oppure alla stessa Siemens che utilizza dei protocolli in realtà aumentata per permettere a pochi operatori specializzati di manutenere e muovere bracci robotici a 12 assi.

Un futuro non troppo lontano, grazie alla possibilità di demandare i calcoli a server in rete, potrebbe vederci capaci di visualizzare prodotti e immagini in 3D ( e su questo Amazon sta investendo tantissimo) oppure di simulare ai nostri piedi un paio di scarpe che desideriamo e vedere tramite il visore come ci starebbero, tanto per fare due esempi già in fase avanzata di sviluppo.