Referendum in Lombardia e Veneto: per cosa si voterà?

Referendum Veneto e Lombardia: si terrà prossimamente un referendum consultivo riguardante la richiesta di maggiore autonomia per le due regioni. Che cosa prevede nello specifico? Vediamolo.

Veneto e Lombardia reclamano una maggiore autonomia: è stato stabilito un referendum consultivo che si terrà probabilmente il prossimo autunno. La loro richiesta? Semplice, una maggiore indipendenza amministrativa dallo Stato Italiano.

Il referendum previsto sarà consultivo ovvero senza quorum da raggiungere ma basato sulla maggioranza di voti. Non essendoci ancora una data stabilita il consiglio regionale del Veneto spera che si possa andare ai voti già prima dell’estate.

Era stata proposta come data quella delle prossime amministrative ma l’ipotesi è stata cassata senza possibilità di replica. Un election day l’11 giugno infatti avrebbe permesso un risparmio di 14 miliardi di euro al Governo per le spese elettorali.

Sarà il terzo referendum nel giro di poco che, dopo voucher e appalti, chiamerà i cittadini ad esprimere il loro assenso o dissenso sulla questione che già si palesa come spinosa. La richiesta di Veneto e Lombardia di fatto riapre una serie di questioni legate all’autonomia delle regioni italiane che per lungo tempo si è cercato di mettere a tacere.

Ovviamente, neanche a dirlo, il referendum è appoggiato dalla Lega Nord ed in particolar modo dal Veneto che ha nel cuore da sempre l’autonomia rispetto allo stato centrale e dove ci si aspetta infatti un boom di consensi.

Per il resto è stato votato anche da tutti gli altri partiti tranne dal PD che si è volutamente astenuto. Secondo Simonetta Rubinato, deputata PD, quello del suo partito è stato un errore perché qui non si sta più trattando di una lotta partitica ma di assecondare le volontà dei cittadini veneti.

Inoltre, commenta ancora la Rubinato, se il progetto dell’autonomia dovesse andare in porto, il Veneto potrebbe costituire un modello di autonomismo responsabile al quale potrebbero ambire anche altre regioni.

Diversa è la situazione in Lombardia invece dove l’autonomismo si sente meno. Più che altro qui la questione che sta a cuore è il mantenimento dei fondi economici all’interno della regione. Sicuramente la percentuale di si sarà nettamente minore rispetto al Veneto.

Ma vediamo nello specifico che cosa andranno a votare i cittadini prossimamente e che cosa cambierà di fatto all’interno delle due regioni se il referendum dovesse avere un esito positivo.

Referendum in Veneto e Lombardia: per cosa si voterà e che cosa potrebbe cambiare

Il prossimo referendum in Veneto e Lombardia si baserà su una semplice domanda alla quale gli elettori saranno chiamati a dare il loro assenso o meno. Sulla scheda elettorale verrà chiesto ai cittadini di scegliere il si o il no in merito al seguente quesito:

“Vuoi che alla Regione Veneto siano attribuiti ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”

In realtà la proposta di referendum è stata presentata con altre sei domande bocciate però in direttissima dalla Corte Costituzionale. Il progetto proposto mirava all’autonomia di Veneto e Lombardia che era ed è l’obiettivo primario del referendum.

Apparentemente per come stanno le cose invece, se dovesse vincere il si, poco cambierebbe rispetto ad ora. Di fatto Roberto Maroni e Luca Zaia avrebbero una posizione più forte durante il futuro negoziato con il Governo quando i tempi saranno maturi per riaprire la questione.

Starà al Governo poi esaminare le loro richieste per accettarle o meno. Anche se sembra che con questo referendum non cambierà nulla per le due regioni, in realtà sono in atto machiavellici giochi di potere.

Veneto e Lombardia sono assolutamente coscienti che in questo momento non sarebbe possibile scindersi dall’Italia dall’oggi al domani. Occorre cautela ma soprattutto pazienza per avvicinarsi all’obiettivo, armi che le due regioni stanno mettendo in campo a partire sin da subito.

Il referendum per la «maggiore» autonomia di fatto non è nient’altro che il primo passo verso l’obiettivo. Perché questo? Sicuramente la questione più scottante sono le tasse ma dietro ci sono anche altre storiche diatribe che contrappongono Veneto e Lombardia, appoggiate dalla Lega, al resto dell’Italia ed in particolar modo al sud.

L’obiettivo dell’autonomia sarebbe proprio quello di tenere all’interno delle proprie regioni tutte le tasse dei cittadini che ad oggi invece vengono impiegate per risolvere i problemi dell’Italia debole. Veneto e Lombardia infatti ogni anno cedono allo Stato un ammontare di oltre 70 miliardi cumulativi.

Sono numeri importanti che toglierebbero all’Italia una cospicua parte di risorse. Se togliamo per un momento dal tavolo le questioni ideologiche, questo ci fa riflettere sul perché lo Stato non ha intenzione di concedere l’autonomia alle due regioni.

Ma le tasse ed il lato economico non sono tutto nella richiesta di autonomia avanzata da Veneto e Lombardia. Le regioni reclamano anche una maggiore indipendenza di gestione delle strade, dell’ambiente, della salvaguardia del territorio, della scuola e dei beni culturali, tutti settori che necessiterebbero di maggiore attenzione ed investimenti a livello regionale.

Ciò a cui ambiscono Veneto e Lombardia è una gestione autonoma dei loro affari interni senza l’ingerenza della pubblica amministrazione che per mancanza di liquidità non li gestisce. Un caso emblematico è la viabilità stradale che oramai è fuori dal controllo da parte dell’Anas per mancanza di fondi.

Ovviamente una modifica così cospicua di competenze non è affare da poco: si dovrebbero andare a toccare tre articoli della Costituzione e si sa che in quanto a tempistiche burocratiche l’Italia non è tra i paesi più solerti. Il tutto comunque verrà deciso dal referendum che si terrà a breve.