Autore: B.A

Referendum - Parlamento

Referendum: col si ecco le Regioni che perderebbero la metà dei senatori

Netto calo di rappresentanza territoriale, questo uno degli aspetti negativi del taglio parlamentari.

Il referendum sul taglio dei parlamentari è ormai vicino. La riduzione di senatori e deputati, autentico cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle porterebbe ad una netta riduzione di onorevoli e senatori. Perché il taglio?

L’idea è la riduzione di spesa pubblica, con meno stipendi e meno vitalizi. Ma se davvero passasse il si, con i parlamentari ridotti da 945 a 600, si potrebbe aprire un problema di rappresentanza. Quella dei partiti minori e quella delle Regioni. Lo spiega bene il quotidiano «Il Sole 24 Ore».

Problema di rappresentanza territoriale e politica

In sintesi, alla Camera dei Deputati il taglio prevede il calo da 630 a 400 deputati, mentre al Senato da 315 a 200 senatori. Ogni Regione, come sottolineato da «Il Sole 24 Ore», perde circa un terzo dei deputati. Una perdita che però sarà differente da Regione a Regione, perché la variazione percentuale del taglio degli eletti è simile ma non uguale per tutte le Regioni.

In Val d’Aosta per esempio, nulla cambierà dal momento che essendoci solo un parlamentare eletto, non potrà in nessun caso scendere a zero. La riforma che arriverebbe se dal referendum uscirà la vittoria del si, potrebbe avere conseguenze negative in termini di rappresentanza parlamentare per Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna.

Ed è a Palazzo Madama che ci sarebbero le conseguenze più serie, dal momento che queste Regioni potrebbero non portare in Parlamento rappresentanti di tutte le opposizioni. Il nostro sistema è tripolare, ma è evidente che la riduzione del numero dei parlamentari potrebbe spostare le Camere verso il bipolarismo.

Senza considerare che mancando numericamente i parlamentari, anche le forze politiche meno numerose potrebbero essere fuori dal Senato per esempio. Una situazione che in vista dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, creerebbe il problema di un Capo dello Stato eletto solo dalle forze maggiori, e magari solo da chi governa in quel momento.

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Regioni con rappresentanza ridotta

La variazione percentuale in riduzione, dei parlamentari eletti, non uguale per tutte le Regioni. Detto della Val D’Aosta, un’altra Regione di piccole dimensioni, il Molise, perderà un onorevole a Montecitorio, dove da tre passerà a due, come i Senatori che continuerà ad eleggere. In linea generale, tutte le circoscrizioni elettorali avranno una riduzione pari al 36,5%.

Ma si tratta di una media, perché nello specifico, in Sicilia si passerà da 25 eletti alla Camera dei Deputati, a solo 15 deputati. Nel Lazio invece, a Montecitorio si passerà da 20 a 12 eletti. E più della metà dei senatori perderanno Umbria e Basilicata. Oggi queste due Regioni eleggono 7 senatori a testa, e con la riforma scenderebbero a 3 cadauno, un taglio davvero netto che mina la rappresentativa che queste Regioni manderanno a Roma.