Cosa cambia adesso in Veneto? Il 95% vota per l’autonomia

In Veneto e Lombardia il 95% degli elettori ha votato per avere maggiore autonomia. Cosa cambia adesso per la Regione? Cerchiamo di capirlo.

Il Veneto diventa una regione a statuto speciale? Viene applicato il modello del Friuli Venezia Giulia? Cosa cambia davvero in Veneto adesso? Tanti i punti di domanda che si hanno in questa mattina in cui il referendum per l’autonomia in Veneto ha dato un risultato favorevole.

Le votazioni hanno mostrato un risultato più che atteso, con una grande affluenza alle urne (oltre 40%) e un risultato a dir poco scontato. Oltre 1 milione di cittadini ha infatti votato per trasformare lo statuto della Regione ed avere maggiore autonomia per questioni fiscali e tasse.
Il giorno dopo la votazione non si capisce bene però quale sarà la forma di governo che si vorrà intraprender e cosa cambierà in Veneto con questo Sì.

Cerchiamo di capire quali sono le ipotesi messe in campo e come si evolverà la situazione nei prossimi mesi. Il referendum in Veneto porterà ad un vero cambiamento? Ecco le ipotesi in campo.

Referendum autonomia Veneto: cosa cambia veramente?

Non è chiaro quali saranno i cambiamenti del referendum, questa è l’unica risposta alla domanda: cosa cambierà in Veneto con la vittoria del Sì? Non è infatti chiaro quale modello si vorrà applicare e soprattutto quali saranno le trattative che si instaureranno con il Governo.
Il referendum un Veneto è infatti un modo per la Lega Nord e Forza Italia, che lo hanno promosso, per confrontarsi con il governo forti del voto popolare.

Per il momento quello che risulta chiaro è che il referendum è stato istituito per avere più libertà dal punto di vista finanziario. Le regioni a statuto speciale hanno infatti un tipo di finanza compartecipata a quota fissa e non derivata.
Nel caso in cui anche al Veneto fosse data questa tipologia di statuto Palazzo Balbi potrebbe riuscire a gestire anche quelle risorse che al momento sono vincolate alle decisioni statali.

Si punta adesso a gestire 9/10 delle tasse, sul modello del Trentino e della Sicilia (che ne gestisce i 10/10). Ma il Governo accoglierà queste richieste? La chiave di lettura di tutta la vicenda è proprio in questo: le trattative con il Governo che difficilmente porteranno alla gestione dei 9/10 delle tasse.
Come ricordato in più occasioni infatti l’unica via per procedere è quella indicata agli articoli 116 e 117 della Costituzione.

L’elenco di richieste proposte da Zaia è molto lungo e la maggior parte delle proposte potrebbero rimanere un semplice sogno. Nelle 37 pagine di documento presentate a Roma alcuni punti sono impossibili da prendere in considerazione per il Governo.
Le trattative inoltre saranno molto lunghe e di certo quella del referendum nel giro di qualche mese non sarà altro che una semplice mossa elettorale per portare fiducia nella Lega.

I risultati di questa consultazione non potranno infatti essere visibili nell’immediato e certamente non si potranno conoscere nel giro di pochi mesi. Un elemento che non viene però preso in esame da Zaia, Salvini e l’intera Lega Nord.