Autore: B.A

Referendum

Referendum, cosa cambia adesso: il numero di parlamentari Regione per Regione

Ha vinto il si al taglio dei parlamentari, ma cosa cambia concretamente adesso?

Il popolo italiano ha scelto per il taglio dei parlamentari. Questo l’esito del referendum di domenica 20 e lunedì 21 settembre. Ha vinto il Si. La maggioranza degli elettori che hanno scelto di andare a votare partecipando quindi al referendum sulla riforma della Costituzione, ha scelto il taglio. Il Parlamento quindi cambia consistenza numerica, perché vengono modificati gli articoli 56 e 57 della Costituzione.

Il numero dei deputati per la Camera a Montecitorio scende da 630 a 400. Quello dei senatori di Palazzo Madama invece, passa da 315 a 200. Per i parlamentari eletti all’estero invece, si passa a 8 onorevoli e 4 senatori, mentre oggi sono rispettivamente 12 e 6. Il taglio è netto e qualcuno ha avanzato problemi di rappresentatività adesso, soprattutto per i partiti più piccoli e per le Regioni più piccole. Ma vediamo nello specifico cosa cambia dopo la vittoria del Si al taglio di deputati e senatori soprattutto con un occhio di riguardo a quanti parlamentari verranno eletti a livello territoriale, Regione per Regione.

Quando entra in vigore il taglio dei parlamentari?

La vittoria del Si alla consultazione referendaria non sortirà effetti immediati. Infatti adesso devono passare i canonici 60 giorni di tempo affinché la legge che taglia numericamente i parlamentari, diventi pienamente operativa.

Questione di iter naturalmente perché vanno modificati e sistemati i vari collegi elettorali. Per molti il taglio dei parlamentari dovrebbe essere seguito da una modifica della legge elettorale, ma questi sono argomenti diversi e ancora in via di sviluppo. Inoltre, se qualcuno pensa che a legge in funzione, il taglio sarà subito effettivo commette un errore. Infatti la legislatura, a meno di scossoni improvvisi ed oggi molto distanti dalla realtà, andrà avanti ancora fino al 2023. Pertanto, fino a quella data, se dura governo i 315 parlamentari in più continueranno a sedere al loro posto.

Cosa cambia con il Si Regione per Regione

La vittoria del sì è una vera rivoluzione, e non lo dice solo il Ministro degli esteri, Luigi Di Maio gongolante nel commentare il risultato ieri sera. Il notevole cambiamento è anche nel rapporto tra il numero dei parlamentari e quello dei cittadini da loro rappresentati. Si passa da un rapporto 1 a 151.000, dove uno sta per deputati e 151.000 per cittadini, ad 1 a 96.000. Al Senato invece si passa da 1 a 188.000 ad 1 a 302.000.

Rappresentatività a rischio quindi, questo l’allarme, forse esagerato, che qualcuno già prima del referendum aveva sollevato. Ma andando nel dettaglio delle varie Regioni, si può tranquillamente notare che numericamente molte Regioni potrebbero avere rappresentatività irrisoria.

Il quotidiano il Corriere della Sera ha prodotto uno studio dettagliato in cui si evidenzia per ogni Regione cosa accadrà adesso a livello di deputati e senatori eletti. Il quadro alla Camera è il seguente:

  • Lombardia: da 102 a 64 deputati;
  • Campania: da 60 a 38;
  • Lazio: da 58 a 36;
  • Sicilia: da 52 a 32;
  • Veneto: da 50 a 32;
  • Piemonte: da 55 a 29;
  • Emilia-Romagna: da 45 a 29;
  • Puglia: da 42 a 27;
  • Toscana: da 38 a 24;
  • Calabria: da 20 a 13;
  • Sardegna: da 17 a 11;
  • Marche: da 16 a 10;
  • Liguria: da 16 a 10;
  • Abruzzo: da 14 a 9;
  • Friuli Venezia Giulia: da 13 a 8;
  • Trentino-Alto Adige: da 11 a 7;
  • Umbria: da 9 a 6;
  • Basilicata: da 6 a 4;
  • Molise: da 3 a 2;
  • Valle d’Aosta: da 1 a 1.

Al Senato invece il nuovo scenario è:

  • Lombardia: da 49 a 31;
  • Campania: da 29 a 18;
  • Lazio: da 28 a 18;
  • Sicilia: da 25 a 16;
  • Veneto: da 24 a 16;
  • Piemonte: da 22 a 14;
  • Emilia-Romagna: da 22 a 14;
  • Puglia: da 20 a 13;
  • Toscana: da 18 a 12;
  • Calabria: da 10 a 6;
  • Sardegna: da 8 a 5;
  • Marche: da 8 a 5;
  • Liguria: da 8 a 5;
  • Abruzzo: da 7 a 4;
  • Friuli Venezia Giulia: da 7 a 4;
  • Trentino-Alto Adige: da 7 a 6;
  • Umbria: da 7 a 3;
  • Basilicata: da 7 a 3;
  • Molise: 2 a 2
  • Valle d’Aosta: 1 a 1.

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