Cosa sta succedendo a Barcellona?

La questione della Catalogna non è ancora chiusa; sono 40.000 i manifestanti a Barcellona per protestare contro la condanna dei leader del movimento indipendentista. Di seguito tutte le informazioni.

Barcellona è al momento teatro di una manifestazione che dura da 4 giorni. 40.000 persone hanno sfilato in piazza per opporsi alla condanna dei leader della Catalogna, condannati fino ai 12 anni di reclusione, per un totale di 100 anni di carcere per sedizione e appropriazione indebita. La condanna riguarda l’organizzazione del referendum illegale per l’indipendenza catalana e la conseguente dichiarazione unilaterale d’indipendenza, votata nel parlamento Catalano nel 2017 ma considerata anch’essa invalida dal governo nazionale. 12 gli imputati, assente è il volto simbolo della rivolta Puigdemont, che dopo aver lasciato la Spagna, si trova oggi in Belgio.
La sentenza è stata emessa lunedì e da allora ha provocato il movimento di protesta, ancora oggi in corso. Oltre che a Barcellona sono interessate a questi disordini le città di Girona, Tarragona, Lleida e Sabadell. Sono 51 gli arresti e 194 i feriti tra le forze dell’ordine, secondo Fernando Grande-Marlaska, Ministro degli Interni.

Gli scontri più violenti si sono verificati ieri notte, quando i manifestanti hanno eretto barricate in strada e dato fuoco a cassonetti. Le autorità spagnole hanno denunciato la presenza di «gruppi violenti organizzati». Secondo le forze dell’ordine l’azione sarebbe stata pianificata da Quim Torra, presidente della Catalogna, attualmente residente a Ginevra. Lo stesso presidente avrebbe garantito ai sostenitori dell’indipendenza di raggiungere l’obiettivo del referendum entro 2 anni. Torra ha condannato “qualsiasi atto di vandalismo” attribuendo la responsabilità delle violenze a gruppi estranei al movimento, dicendo che: “Non si può permettere che un gruppo d’infiltrati danneggi l’immagine dell’indipendentismo".

Le ragioni dei protestanti

La sentenza ha causato opinioni discordanti vista la sua estrema gravità. La pena più pesante riguarda il reato di sedizione, che si verifica quando c’è una protesta pubblica e violenta contro l’autorità e l’ordine pubblico, senza però che la stessa violenza sia funzionale ai fini della rivolta. Escolar, un importante giornalista spagnolo, ha fato presente come la sedizione presupponga vi siano effettivamente atti di violenza per essere tale e che la convocazione del referendum illegale non è più reato dal 1995. Il Tribunale Supremo ha comunque dichiarato che gli imputati hanno fatto resistenza alle forze dell’ordine nel momento in cui hanno impedito alle autorità di sgomberare i referendum.

La condanna potrà essere impugnata solo di fronte al Tribunale Costituzionale spagnolo e poi eventualmente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Oggi in Catalogna è previsto uno sciopero generale, mentre la manifestazione nel capoluogo spagnolo non accenna a smettere. Per conoscere le motivazioni che spingono la Catalogna a chiedere l’indipendenza si legga il seguente la sezione che raccoglie notizie sulla Catalogna.