Meningite: l’ultimo caso è a Napoli. Cos’è e come si cura?

Meningite: nel 2016 almeno 36 persone hanno contratto la malattia, altre 7 sono morte. A Napoli oggi il primo caso del 2017. Come si cura la meningite?

Meningite: nel 2016 la malattia è tornata a far paura. Stanotte a Napoli la meningite ha ucciso un uomo di 36 anni. Giunto al Caldarelli in condizioni disperate, dopo un pronto intervento gli operatori sanitari non hanno potuto che decretarne la morte.

Il direttore generale Verdolina ha reso noto che le misure di profilassi sono state attivate e che non vi è alcun rischio di contagio. Il decesso dell’uomo si aggiunge ai 7 accertati del 2016, numeri non di certo pandemici, ma sufficienti per innescare il panico in una società altamente suscettibile come quella italiana.

Anche se la meningite colpisce principalmente infanti e anziani, la repentinità con la quale spesso uccide ne fa una delle infezioni più temute anche da coloro i quali si trovano in fasce di età diverse da quelle sopraindicate. Vediamo che cos’è e come si cura la meningite.

Cos’è la meningite?

Come recita un’informativa del Ministero della salute

“la meningite è un’infiammazione delle membrane (meningi) che avvolgono cervello e midollo spinale”.

Dovuta principalmente a cause di ordine infettivo esistono anche rari casi di meningite esplosi in seguiti all’assunzione di farmaci.

La meningite è così tripartita:

  • virale;
  • batterica;
  • da funghi.

Quella batterica, sebbene più rara rappresenta la forma che ha senz’altro mietuto il maggior numero di vittime. Quanto alle restanti forme, la frequenza con la quale si manifestano è inversamente proporzionale agli effetti nefasti che esercitano sull’uomo.

Da un punto di vista eziologico, il panorama batterico che causa la patologia è estremamente variegato. Tra tutti il meningococco, di cui “esistono sei diversi sierogruppi […]: A, B, C, W-135, Y, e raramente X”, lo pneumococco – che per estendersi sfrutta le vie aeree di una popolazione adulta portatrice sana – e l’Emofilo, circoscritto al periodo infantile. Per quest’ultimo, la campagna vaccinale patrocinata dalle autorità pubbliche fin dagli anni ’90 ha inferto un duro colpo al batterio, che oggi uccide molto meno.

Come per tutte le patologie virali, anche per la meningite esistono luoghi e circostanze ambientali che ne intensificano la trasmissione. Il picco dei casi si ha nella stagione fredda. Poiché è sufficiente entrare in contatto con le secrezioni salivari di un portatore per contrarre il patogeno, gli spazi chiusi sono la cornice ideale per ammalarsi. Va da sé, “immunodeficienze” varie espongono il corpo in forma estesa alla meningite.

Come si cura la meningite? Si può prevenire?

La tempestività è nodale nel trattamento della meningite. La contrazione della forma batterica richiede una cura farmacologica a base di antibiotici, che nel caso di quella virale, invece, risultano superflui. Come in tutti i casi in cui il corpo è esposto a sollecitazioni batteriche, “l’identificazione del microrganismo responsabile è importante”.

Come si diceva, esistono vaccini in grado di proteggere il corpo dalle meningiti di tipo batterico più comuni. Nello specifico, i vaccini coprono il corpo umano dalla quasi totalità dei sierogruppi del meningococco (A, B, C, W, Y). Per il meningococco di tipo C, per l’emofilo e per il pneumococco il vaccino è gratuito. Per il meningococco di tipo B, la somministrazione gratuita è appannaggio di alcune regioni.

Quanto alla profilassi questa deve essere estremamente puntuale. Dopo aver fatto luce sull’entità del microrganismo, sono passati al setaccio dalle autorità sanitarie i trascorsi del malato fino a 7 giorni prima, in modo da isolare e, se possibile, prevenire eventuali contagi. L’igiene resta un forte alleato contro la trasmissione del virus.

Complice l’attenzione che l’industria mediatica rivolge ad ogni singolo caso conclamato di meningite, nel 2016 la corsa ai vaccini è stata di massa. Le aziende sanitarie locali hanno registrato un aumento nelle richieste di vaccino. Come riporta il Corriere.it, la fascia che più è corsa ai ripari nel 2016 è quella trai 15 e i 25 anni.

La preoccupazione, tuttavia, è spesso esacerbata dalla morte che spesso coglie due individui nel giro di pochissimo tempo, come fu nel 2014 per Roberto, 18enne milanese scomparso poco dopo la dipartita della giovanissima Azzurra
di 11 anni.

Eventi di questo tipo legittimano la popolazione a credere che l’epidemia sia dietro l’angolo anche se esistono gli strumenti per controllare, ed eventualmente debellare, l’insorgere di questa malattia.