Autore: Claudia Dierna

Depressione

Ma adesso a causa dell’emergenza coronavirus gli italiani sono più depressi di prima?

Ci risponde l’esperto il Dott. neurologo, psichiatra e psicoterapeuta Stefano Ciani

Studi clinici di tipo psichiatrico e psicologico realizzati con riferimento a precedenti epidemie hanno evidenziato un 20/40 % di peggioramento di persone già in una fase depressiva. Proprio in virtù di questi dati acquisiti ed acclarati dalle ricerche medico-scientifiche, ci stiamo domandando quali ripercussioni psicologiche destabilizzanti potrebbero avere sulle persone l’attuale stato di emergenza di pandemia del coronavirus nella sua variante Covid-19 e le conseguenti più che giustificabili restrizioni legali: persone sane rischiano di ammalarsi di depressione e persone già affette da depressione possono veder peggiorare la loro sintomatologia, il tutto a causa della situazione complessa che stiamo vivendo? Ed eccoci al nostro consueto appuntamento con il Dott. Stefano Ciani, medico neurologo, psichiatra e psicoterapeuta che ci darà risposte, come sempre illuminanti, in merito.

Secondo lei Dottore la quarantena forzata può portare gli italiani alla depressione?

Certamente la situazione di crisi sanitaria emergenziale globale che stiamo vivendo adesso è particolarmente angosciante, inaspettata anche perché ha comportato, con la conseguente quarantena forzata, una interruzione del nostro fluire esistenziale: da un giorno all’altro abbiamo dovuto sospendere le nostre aspettative di vita ed il nostro divenire si è arrestato in una sorta di stasi temporale con una visione grigia del presente ed offuscata del futuro.

Proprio questa parziale interruzione della nostra capacità di proiettarci nel futuro ha comportato in noi sentimenti depressivi, ansia, irritabilità, talora rabbia ed altro ancora. In linea di principio non dobbiamo vedere la maggior parte delle persone colpite adesso, a causa dell’emergenza coronavirus, da questi sintomi come afflitte da una malattia depressiva endogena, autoctona, cioè che si è evoluta spontaneamente ed autonomamente dentro di loro perché sono insite, innate in loro le cause del malessere.

Bensì è più giusto vedere chi soffre, in questo particolare momento, degli stati emotivi destabilizzanti summenzionati come un individuo soggetto ad una flessione negativa dello stato d’animo umano conseguente ad una condizione di stress acuto motivata da cause ambientali esterne particolarmente rilevanti, come risulta essere quella attuale della quarantena forzata che ha determinato il blocco totale o parziale delle attività giornaliere di ciascuno di noi.

D’altro canto è anche vero però che il protrarsi dello stress potrebbe slatentizzare, far affiorare cioè una depressione mentale vera e propria o un disturbo d’ansia generalizzato, prima celati, appunto latenti nell’individuo: perché questo accada, però, oltre a fattore di stress incidente è necessaria anche la ricettività individuale e talora anche la caratteristica genetica dell’individuo.

Per intenderci fattori scatenanti esterni ambientali, come la quarantena forzata in essere, possono dar luogo ad una depressione intesa come malattia mentale, con la precisazione che però questi fattori devono inserirsi in un contesto eziologico più ampio, cioè in un contesto di concause più ampio come la familiarità e talora anche il tessuto sociale e culturale della persona.

E uscire di casa in un clima quasi post-apocalittico con persone che sono coperte da mascherine, indossano guanti, camminano distanti l’una dall’altra con uno sguardo di paura e sospetto in volto, aggirandosi in mezzo a strade semi-deserte e tra negozi chiusi, senza più la vivacità dei bambini, lasciati a casa – a scopi cautelativi per la loro salute ovviamente - può portare alla depressione?

Quello di cui lei parla è il contesto sociale dove noi ci troviamo a muoverci ed è naturale che più il contesto sociale è sfavorevole, terrificante, tale da impedire al nostro pensiero di costruirsi in senso positivo, più il nostro pensare è sempre più circoscritto, costretto ed adeso, quindi pesantemente legato, al momento storico particolarmente problematico che stiamo vivendo.

Premesso questo, quindi è evidente che c’e’ un impedimento serio ed oggettivo, dato dalla mutata realtà, a prendere le distanze da ciò che ci circonda e la risposta psicologica soggettiva non può che essere pessimistica e malinconica.

C’e’ anche da dire, però, che talora ci si può abituare a convivere con una nuova modalità relazionale come quella attuale caratterizzata dal distanziamento sociale imposto, a ragion veduta, dalla legge per fronteggiare il pericolo di contagio e la diffusione del coronavirus: l’adesione crescente a questo nuovo stile di vita è resa possibile anche dalle nostre capacità di adattamento, insite nella natura umana.

Cosa è la depressione ed è un stato diverso dalla malinconia e, se si, cosa sta colpendo maggiormente gli italiani a causa della pandemia e della quarantena forzata?

La depressione mentale è una malattia di origine multifattoriale – ossia che ha molti fattori che la determinano - dove primeggiano quelli biologici e psicologici. In base ad accreditati studi statistici ha una prevalenza sulla popolazione che varia dal 9% al 20% .

Al di là dell’origine, dove ancora c’e’ molto da comprendere, la depressione mentale si manifesta in genere senza avere una plausibilità, ossia senza poter annoverare una o più motivazioni logicamente comprensibili, precise, ben definite e standardizzate della sua insorgenza nella vita di chi ne soffre.

Al contrario, può sopraggiungere anche perché slatentizzata, quindi non provocata, ma evidenziata, portata in superficie da fattori esterni, anche ambientali, come in questo caso in cui siamo tutti calati in una realtà socio-esistenziale profondamente mutata dal coronavirus Covid-19, fattori che incidono sulla persona, che già, prima della causa scatenante, conteneva in sé i germi genetici e/o psicologici della malattia stessa.

Lo stato d’animo depressivo malinconico, invece, è una condizione esistenziale comune, appartiene all’esistenza dell’uomo, alle sue esperienze e ai suoi vissuti. Ha sempre una plausibilità, un’origine dagli eventi esistenziali e non deve essere considerata una malattia, ma come una normale, comune oscillazione fisiologica dell’umore, come risposta agli accadimenti della vita particolarmente critici che investono la nostra esistenza.

In conclusione le condizioni di cui abbiamo parlato quali la pandemia e la quarantena forzata conseguente più che la depressione mentale potrebbero generare negli italiani, ma in quasi tutte le persone dei paesi più colpiti dall’emergenza, uno stato d’animo malinconico con i relativi attributi di plausibilità, quindi di legittimità, di giustificabilità in considerazione del momento delicato che stiamo attraversando.

Quali sono i soggetti più portati a deprimersi in questa situazione di emergenza sanitaria?

Penso che il sentimento di malinconia o tristezza, più che lo stato depressivo in se stesso, tutti noi siamo portati a sperimentarlo in situazioni critiche come quella che stiamo vivendo o, per meglio dire, quasi uguali vista la straordinarietà, l’eccezionalità degli eventi caratterizzanti il nostro presente, difficilmente normalmente riscontrabili nella vita ordinaria di tutti i giorni dell’uomo moderno. Solo gli incoscienti non sono sfiorati dalle gravosità, dalle situazioni difficili dell’esistenza.

E’ chiaro, però, che la qualità e l’intensità dello stato d’animo malinconico dipendono sempre dalla soggettività individuale e coinvolgono maggiormente chi direttamente vive gli aspetti più dannosi di questo momento particolare: penso alle persone sole a cui manca il conforto degli affetti; penso agli anziani, e tra di loro principalmente a chi è affetto da quelle patologie che, come affermano gli esperti, sono più favorenti i gravi effetti dell’infezione virale coronavirus Covid-19; penso a quelle persone che già vivevano in ristrettezze economiche ora accentuate dagli effetti delle normative restrittive, quali i venditori ambulanti, gli operatori del turismo stagionale, le persone impiegate come precari, insomma tutte quelle categorie di persone che vedono giorno dopo giorno perdere la loro capacità economica a causa del coronavirus e delle misure di contenimento varate in risposta ad esso. Penso ancora a quelle persone che avevano strutturato la loro esistenza sulla socialità per le quali non avere contatti esterni ed essere confinate in casa è una dimensione esistenziale contraria alla loro natura.

Chi era depresso prima oggi come sta per la crisi attuale dovuta alla pandemia e alle limitazioni conseguenti: meglio o peggio?

Se parliamo di persone affette da depressione mentale come malattia, attualmente in benessere per le cure che stanno praticando, penso che la situazione attuale non aggravi la loro malattia, ma può, però, incidere sul loro stato d’animo in un modo che prescinde, però dalla patologia di cui soffrono. Infatti premesso che l’episodio depressivo può essere singolo, sporadico nella vita, quindi lo si può avere una volta solo e basta, o può avere un andamento ciclico, ossia può andar via e tornare periodicamente, ripetersi sistematicamente, il malato di depressione mentale nella sua fase di benessere è una persona sana che si conforma agli eventi particolarmente gravosi con le stesse modalità comuni alle altre persone: può, pertanto, essere triste, malinconico esattamente come loro senza che ciò sia indice di un ritorno della patologia mentale.

E’ però anche vero che lo stress protratto, come quello generato da questa situazione di crisi, può fare da propellente per recrudescenze sintomatiche di una depressione mentale, può cioè far riemergere sintomi sopiti della depressione mentale. In questo caso le accortezze che deve avere chi già ha sofferto di depressione devono essere maggiori magari consultando telefonicamente più assiduamente il proprio curante e terapeuta.

C’è anche chi, di contro, è affetto da depressione mentale ed ancora presenta sintomi psichiatrici, ossia non è ancora guarito del tutto, e potrebbe sentire maggiormente il peso degli effetti deleteri della situazione di alterazione della realtà conosciuta che viviamo a causa del coronavirus, effetti che si potrebbero sovrapporre alla sua depressione mentale, acuendone i sintomi

Invece chi tende ad essere caratterialmente triste e malinconico, in una situazione precaria e sovvertita come questa attuale che coinvolge la totalità delle persone, potrebbe rispondere meglio psicologicamente, non avvertendo più la propria condizione come una sventura personale, ma inserita in un contesto esistenziale quasi di normalità.

Familiari, parenti e amici che convivono con persone depresse o si tengono a contatto con loro cosa possono fare e dire per aiutarle a stare meglio, soprattutto adesso?

Chi vive a contatto con persone affette da depressione mentale non deve mutare i propri comportamenti e le proprie abitudini nei confronti del familiare afflitto dalla patologia, soprattutto se non è in una fase di benessere e presenta sintomi psichiatrici, come abbiamo detto in precedenza.

Quest’ultimo potrebbe essere gravato dalle tensioni emotive di chi gli sta intorno: il familiare ne deve, quindi, salvaguardare la salute mentale preservandolo dal continuo bombardamento di informazioni che quotidianamente si ha dai mass media e deve soprattutto aiutare la persona depressa a gestire la giornata in modo armonico, mostrandogli pazienza, comprensione e assumendo atteggiamenti rassicuranti.

Cosa ci suggerisce per combattere al meglio la depressione soprattutto in questo periodo difficile per tutti noi?

I consigli che posso dare sono molto semplici: gestire una progettualità giornaliera, cucinare, leggere, avere cura della propria persona, fare un minimo di ginnastica in casa, intrattenere contatti telefonici, non ossessivizzarsi continuamente sulle notizie catastrofiche che i media ci propinano, non dare seguito ad informazioni non scientifiche, non ricorrere a metodi curativi non ortodossi, non ascoltare venditori di paura che richiamano a ulteriori sventure imminenti fino a profetizzare addirittura l’inizio della fine del mondo.

A tal proposito, teniamo presente che la nostra esistenza, la terra in cui viviamo è sicuramente ferita ma non morta e come la storia insegna ci si rialza sempre anche dopo le peggiori calamità.

Suggerisco poi la riduzione di fumo e alcolici e sicuramente un maggior consumo di alimenti che contengano gli omega 3 e gli omega 6, presenti nel pesce azzurro, che aiutano ad affrontare meglio la condizione malinconica come anche dosi moderate di cioccolato fondente che ha un’azione serotoninergica, di stimolo cioè del buon umore.

Alcuni composti vitaminici come la vitamina D e la vitamina C rinforzano il nostro sistema immunitario e possono psicologicamente supportarci nella depressione come terapie placebiche, ossia terapie aventi effetti positivi curativi basati sulla convinzione soggettiva che si è più protetti fisicamente dalle malattie infettive e quindi ci si sente più sicuri, meno abbattuti psicologicamente.