Chi è il titolare della casa vacanze che ha rifiutato la coppia gay?

Dopo la notizia di una coppia gay rifiutata da una casa vacanze in Calabria, in molti si sono chiesti chi sia il titolare che ha commesso il deprecabile gesto.

Sta facendo molto discutere in queste ore il caso sollevato da una coppia di ragazzi napoletani che, dopo aver prenotato una casa vacanze in Calabria, si sono visti recapitare questo messaggio dal proprietario dell’abitazione.

Tralasciando la vicinanza del termine gay a quello di animali, già di per sé inaccettabile, in molti si sono chiesti chi sia l’autore di un messaggio così offensivo e discriminatorio.

Chi è il gestore calabrese che ha rifiutato la coppia gay?

Il gestore della casa vacanze Ciufo (questo il nome della struttura) si chiama Filippo Mondella, 44 anni, calabrese doc, fervente cattolico, omofobo convinto, implicato in un caso di ’Ndrangheta.
Già, la ’Ndrangheta, proprio quella associazione mafiosa che ha distrutto la Calabria e che ha sulla propria coscienza, ammesso che si possa parlare di coscienza quando si parla di mafia, qualche migliaio di morti ammazzati.

Secondo la testata locale il Vibonese, il nostro Mondella nel 2013 è stato coinvolto in un’inchiesta sulla malavita locale.
Gli inquirenti formularono un’accusa secondo la quale Mondella, insieme al suo socio Nicola Castagna, avrebbero eseguito un’intestazione fittizia di beni aggravata da finalità mafiose.

Tradotto in termini più spiccioli: Mondella e Castagna avrebbero permesso a Giuseppe Mancuso, figlio di un boss locale ormai morto, di essere un socio occulto della società Caemo Srl. Se siete abili con i giochi di parole capirete che l’acronimo della società è composto dalle iniziali dei cognomi dei due uomini.

L’accusa formulata dagli inquirenti non si rivelò affatto infondata, tanto che a febbraio di quest’anno è arrivata la sentenza di colpevolezza. Peccato però che il reato sia caduto in prescrizione e il giudice si è visto costretto a dichiarare la pena estinta e così il buon Mondella per lo Stato è un libero cittadino a tutti gli effetti.

Parla Filippo Mondella

A questo punto pensava di averla fatta franca Filippo Mondella ma ci ha pensato il karma a fargli pagare lo scotto delle proprie azioni in un modo quanto mai singolare: il rifiuto di affittare l’abitazione alla coppia gay infatti ha scatenato un vero e proprio putiferio mediatico che ha travolto l’uomo; dopo qualche giorno di silenzio Mondella ha deciso di chiarire la vicenda attraverso i microfoni di Radio Capital. Ecco le sue parole:

Mi dispiace per l’accaduto ma c’è stata una ricostruzione sbagliata della stampa: è una casa privata, non una struttura pubblica come un bed & breakfast”. “Non ho nulla in contrario, per l’amor del cielo, sono persone normalissime. Ma preferiamo così e crediamo nella famiglia tradizionale: se e quando lo Stato farà una legge che obbligherà i privati ad accettare chiunque, allora da bravi italiani lo faremo. L’accostamento con gli animali? Stavo guidando e non ho rispettato la punteggiatura. Non ho scritto correttamente il messaggio, non volevo paragonarli

Il contenuto dell’intervista non ha bisogno di ulteriori commenti. Quando si dice: fare più danno che guadagno. Del resto non ci si può aspettare granché da una persona che in un post sulla propria pagina facebook augurava la fucilazione per gli omosessuali riferendosi ad un articolo di Repubblica che parlava di una famiglia omosex poliamorosa.

In chiusura sarebbe da aggiungere solo una piccola postilla di natura sintattica: le subordinate avversative, quelle introdotte dal “ma” per intenderci, come ben esplicitato dal nome con cui si definiscono, per loro natura negano ciò che viene espresso nella principale.

Se dite (come ha fatto Mondella e continuano a fare i vari Salvini, Mussolini, Meloni, Gasparri e via dicendo) “Non sono omofobo, non ho nulla contro tizio, non sono razzista...MA” ecco, quella avversativa non farà altro che confermare il vostro razzismo, la vostra omofobia o la vostra natura discriminatoria.