Alzheimer prevenzione 10 anni prima

L’Alzheimer può essere scoperto 10 anni prima che si manifesta. Scoperta dell’università di Bari.

Si può prevenire il morbo d’Alzheimer? Secondo questa ricerca sì. Si tratta di uno studio che potrebbe dare una svolta alla ricerca sull’Alzheimer. Una scoperta che potrebbe individuare i sintomi 10 anni prima.

Grazie a una risonanza magnetica che dà risultati migliori di quelli che potrebbe dare risultati chiari. È una ricerca condotta dall’Università di Bari e che sta avendo risonanza anche all’estero.

Quali novità porta questa scoperta?

La tecnica di prevenzione dell’Alzheimer si baserebbe sui risultati di una risonanza magnetica. Questa individuerebbe i segni della malattia 10 anni prima dell’esplosione dei sintomi. Il morbo, infatti, agisce silenziosamente già vent’anni prima dei primi sintomi esteriori.

Vuol dire che non si tratta di una cura, ma della possibilità di poter intervenire sui danni provocati al cervello prima che siano troppo gravi. È possibile, inoltre, far adottare ai pazienti affetti uno stile di vita che aiuta a prevenire la malattia. Individuando poi i soggetti prima dell’esplosione sarà possibile sperimentare cure che possono rallentare la malattia quando ancora non si manifesta.

La ricerca

L’algoritmo (una formula matematica che distinguerebbe i sani dai malati) è stato elaborato da studiosi dell’università di Bari. Alcuni giorni fa sulla prima pagina del Times compariva il nome della dottoressa Marianna La Rocca, dottoressa 29enne italiana. “Una svolta”, la definisce il quotidiano londinese, riportando un’intervista della dottoressa La Rocca al settimanale New Scientist.

La dottoressa afferma che questa tecnica ha anche il vantaggio di essere più economica e meno invasiva rispetto a quelle precedentemente utilizzate. L’algoritmo è stato sperimentato su 38 individui affetti dal morbo e 29 sani. L’esperimento è stato poi ripetuto su 148 persone: 52 sane, 48 affette dal morbo di Alzheimer e 48 con lievi problemi cognitivi che hanno sviluppato la malattia solo successivamente.

L’intelligenza artificiale è riuscita a distinguere i sani dai malati per l’86% dei casi e per l’84% è riuscita a individuare quelli che avrebbero sviluppato la malattia in futuro. Quest’ultimo è il dato più interessante per la prevenzione.

Verso la cura

È un primo passo verso la soluzione. Oggi non esiste una vera e propria cura per questa malattia. Ma questa ricerca potrebbe portare esiti positivi. Con questa ricerca almeno le persone potranno essere preparate in tempi adeguati ai cambiamenti di vita che dovranno affrontare.

Anche i familiari potranno così abituarsi all’idea di quello che sta per accadere ed essere pronti ad affrontarlo. Perché questa malattia comporta il coinvolgimento di tutta la famiglia in quanto il paziente affetto deve essere seguito e curato.