Autore: Claudia Dierna

Stress - Coronavirus

«Stress da Coronavirus»: impariamo a gestirlo

I suggerimenti pratici dello psicoterapeuta, il Dott. Stefano Ciani, per gestire al meglio lo «stress da coronavirus»

Allora Dott. Ciani che cosa si intende per gestione de “lo stress da coronavirus”?

Abbiamo detto che lo stress è una reazione di adattamento ad eventi e a situazioni gravose che ci accadono nel corso della vita. Il protrarsi dello stress può valicare, quindi mettere in seria difficoltà le nostre difese e portarci ad una condizione di ansia generalizzata, talora verso un vero e proprio stato di panico.

Gestire lo stress vuol dire adottare comportamenti adattativi positivi di fronte agli eventi negativi: è chiaro che questo dipende dalle capacità personali e se queste scarseggiano è importante anche far ricorso a professionisti competenti che possano sostenere al meglio le persone più in difficoltà, dal punto di vista emotivo, durante questa particolare situazione.

Ma come gestire emotivamente il disagio per questa “quarantena forzata” che gli italiani stanno vivendo sempre più come una prigione?

Lo stare in casa in maniera coercitiva non deve alimentare costantemente l’idea che la propria abitazione sia diventata una sorta di prigione ma bisogna imparare a viverla come un luogo sicuro.

Questo è, ovviamente, un discorso molto relativo, molto soggettivo che dipende da tante variabili che si differenziano da una persona all’altra: la capacità di reazione e di resistenza a situazioni come quelle che stiamo vivendo adesso dipende soprattutto dalle nostre risorse interiori individuali legate al nostro carattere e alla nostra personalità, nonché dalle nostre esperienze di vita.

Sicuramente molto dipende anche dalle possibilità che “il rifugio casa” offre, ed è ovvio che più è spazioso e più risulta confortante, ma purtroppo non tutti hanno questo privilegio.

Comunque in mancanza di questa comodità, è opportuno che la persona sfrutti al massimo gli spazi della propria abitazione per esempio dedicando uno spazio alla lettura, uno spazio per mangiare, uno spazio per vedere la televisione, vivere cioè anche il luogo ristretto della propria casa in ogni sua declinazione con grande armonia.

Come possiamo gestire “lo stress da coronavirus” in famiglia?

In famiglia la gestione dello stress è attuabile proprio nel riscoprire la famiglia stessa, riscoprire l’unità del gruppo familiare, dare ad ognuno dei ruoli con intenti diversi ma finalizzati allo stesso risultato, come se fosse un’impresa, un’azienda, una comunità organizzata scandita da ritmi cadenzati precisi e costanti nello svolgimento della giornata.

Questa è l’occasione per recuperare antichi riti familiari ormai perduti: mangiare insieme, condividere le informazioni che riceviamo, senza seguirle in maniera ossessiva, praticare insieme un minimo di attività fisica, essere tolleranti, meno concentrati su noi stessi ma interessarsi di più al proprio nucleo familiare, non essere più singoli ma gruppo sempre comunque nel rispetto delle proprie individualità, dei propri spazi.

In che modo dobbiamo gestire “lo stress da coronavirus” con i bambini e come dobbiamo parlare con loro e in loro presenza?

I bambini sono “spugne” che assorbono tutto ciò che accade all’esterno, quindi più l’esterno propone positività più il bambino è fiducioso e sicuro.

Il primo impatto del bambino con il mondo esterno è costituito dalla figura del genitore: più quest’ultimo è solido, influente ed accudente più il bambino cresce con delle certezze e delle sicurezze, restituendo al genitore quel ruolo e quelle capacità educative e di sapienza di vita che altrimenti sarebbero perdute. Così facendo quando verrà la fine di questa pandemia ci sarà sicuramente un arricchimento personale per tutti: figli più consapevoli e maturi al fianco di genitori più attenti e con più carisma educativo.

Questo vale anche per i ragazzi che vivono la fase dell’adolescenza, in cui chiedono, magari trasversalmente, delle guide e, se inascoltati, rischiano di scegliere come riferimenti modelli errati e disarmonici da imitare, da cui trarre ispirazione nelle loro azioni.

Quindi, concludendo, possiamo consigliare di parlare con i bambini, parlare con gli adolescenti, non nascondere la situazione ma far capire che le modalità per affrontarla esistono e porteranno sicuramente ad un ritorno alla normalità, come del resto è sempre successo in passato, in cui ad ogni crisi collettiva, ad ogni evento particolarmente traumatico per l’umanità ha sempre fatto eco una reazione, una risposta “immunitaria” forte da parte della società e della scienza che hanno portato alla normalizzazione della vita.

Come ci comportiamo, invece, con gli anziani ed in che modo si gestisce “lo stress da coronavirus” con loro?

Quante volte abbiamo sentito apostrofare gli anziani “vecchi”? Questo perché sono mal visti, sono considerati un peso, un problema anche in vista del fatto che fanno le stesse cose che fanno i bambini, però a differenza di questi non sono compresi, bensì mal tollerati. Diventano quindi vittime di una mortificazione, sociale e familiare ulteriore e maggiore, rispetto alle tante altre accumulate nella vita, che complica ancora di più il protrarsi della loro esistenza.

Le persone anziane, invece, con l’integrità delle loro capacità cognitive, perché anziano non è sinonimo di demente, devono essere riposizionate al centro del nucleo familiare che deve tornare a chiedergli di trasmetterci la loro memoria storica, la loro esperienza, le modalità di difesa che hanno adottato in passato per affrontare situazioni simili, o quasi, alle odierne.

L’anziano non deve essere emarginato ma centralizzato nella famiglia, considerato che il nonno e la nonna sono, da sempre, valori aggiunti sia per l’aiuto economico che possono dare ai figli sia per la funzione di baby sitter che talora assumono per la cura e l’educazione dei nipoti. Quanti bambini sono cresciuti con i propri nonni e quanto hanno sofferto vedendoli andar via?

Quindi bisogna interagire con le persone anziane confrontandosi con loro, chiedendo anche a loro rassicurazioni, senza preoccuparci di essere sempre noi a consolarli, perché li vediamo deboli indifesi ed incapaci di reagire autonomamente alle tempeste emotive: in poche parole oggi è fondamentale ridare a loro l’importanza di forza gerarchica autorevole che meritano all’interno della famiglia e che del resto hanno sempre avuto nelle società antiche, nei tempi più remoti.

Ed i coniugi come possono imparare a gestire insieme “lo stress da coronavirus”?

Per i coniugi la situazione da stress può avere risvolti diversi a seconda della reciproca armonia, precedentemente esistente o meno: è chiaro che la coercizione in casa, obbligando marito e moglie a stare molto tempo insieme, potrebbe accentuare in tutto i conflitti coniugali pregressi con ripercussioni psicologiche anche gravi come possono essere i maltrattamenti.

Le coppie solide, invece, nella ristrettezza e coercizione sicuramente cementano il loro legame, il loro sodalizio di vita, anzi addirittura è nella loro unione che emerge sempre più la forza per superare le difficoltà insieme.

Nelle coppie conflittuali e disarmoniche forse questo è il momento giusto per chiedere un aiuto esterno al fine di riuscire ad affrontare i propri problemi di coppia tramite consultazioni telefoniche con specialisti come soprattutto terapeuti e terapeuti di coppia.

Questa situazione di convivenza forzata e prolungata imposta dalla quarantena odierna potrebbe essere un’ottima occasione per riscoprirsi e riscoprire affetti assopiti dalla noia e dalla mancanza di tempo per lo stare insieme a causa del ritmo frenetico della vita quotidiana.

Dott. Ciani, lei ha più volte ripetuto in questo ciclo di interviste dedicato alla salute e al benessere delle persone che “lo stress da coronavirus” bisogna gestirlo insieme a chi ci vuole bene, anche a distanza ovviamente: ma a chi è solo, senza affetti neanche lontani, cosa consiglia per affrontare il disagio e superarlo?

Le persone sole autonome devono avvalersi il più possibile dei mezzi comunicativi a disposizione per non isolarsi, attivando a loro favore canali di volontariato anche telefonico, ricercando una solidarietà condominiale, sempre rispettando le limitazioni imposte, accettando la solidarietà in genere delle persone estranee come succede in quei piccoli Comuni in cui vengono addirittura consegnati a domicilio libri, riviste e cibo.

Le persone sole devono cucinare quotidianamente, devono leggere, pulire la casa anche a tempo di musica, possibilmente continuare a coltivare qualche hobby e fare anche un minimo di ginnastica quotidiana.

E l’organismo come lo difendiamo dalle ricadute psicosomatiche de “lo stress da coronavirus”, in altre parole che dieta ci consiglia?

E’ proprio in queste situazioni che dobbiamo rispettare maggiormente il nostro organismo, quindi è importante svolgere attività fisica facendo ginnastica in casa, limitare il più possibile gli alcolici e i tabacchi, assumere nella propria dieta quotidiana elementi naturali che aumentino le difese immunitarie quali tutte le verdure verdi come spinaci, broccoli, cavoli ed anche il miele stesso è ottimo per il sistema immunitario.

La ginnastica in casa, da intraprendere anche a ritmo di musica, poi è fondamentale perché innesca un processo di attivazione dei nostri meccanismi serotoninergici, ossia avviene, nell’organismo, un aumento di produzione di serotonina che stimola il buon umore. A livello psicologico la ginnastica ci dà la percezione positiva di stare sempre in forma e che non ci stiamo lasciando andare, cosa che fa molto bene all’umore.

Sempre per il buon umore è salutare mangiare piccole dosi giornaliere di cioccolato fondente.