Autore: Dott.ssa Francesca Troiani

Alimentazione

26
Mag

Fame nervosa: cos’è e come gestirla quando si manifesta

Capiamo cosa si nasconde dietro la fame nervosa e come combatterla quando si presenta.

L’organismo vivente è “programmato” per cercare il suo nutrimento in risposta agli stimoli fisiologici della fame e della sazietà. Laddove, però, si introduce un controllo della quantità di cibo da assumere (per esempio nel corso di una dieta), automaticamente si presenta il rischio della possibilità di perdere il controllo stesso, con il risultato di un overeating disinibito, un eccesso alimentare, con conseguente aggravamento della condizione psicofisica.

Nello scatenamento della appena citata “fame nervosa”, un ruolo fondamentale è svolto dalle emozioni negative. Eventi vissuti come ansiogeni o dolorosi aumentano la probabilità che la persona più predisposta reagisca ad essi con l’aumento dell’assunzione di cibo. L’ansia ed il suo corteo di sintomi, quali costrizione epigastrica, tachicardia, sudorazione, debolezza e vertigini, viene spesso confusa con la fame, essendo il soggetto incapace a differenziarli dalle sensazioni emotive, per cui la persona si sovralimenta nel tentativo di recuperare le energie e far scomparire le sensazioni sgradevoli.

Risolvere i problemi che portano alla fame nervosa

La maggior parte dei momenti di overeating nervosi, non avviene in maniera casuale. Come descritto in precedenza, molti di questi sono scatenati da eventi o circostanze sgradevoli che possono includere problemi di tipo relazionale. Pertanto è importante affinare le vostre capacità di gestione di problemi di questo tipo. Anche nel caso in cui la vostra fame nervosa non sia scatenata da fattori esterni, la maggior parte delle persone ritiene che migliorare le proprie capacità di problem solving sia per loro di grande valore.

Una soluzione efficace dei problemi richiede sei passaggi:

  • Passo 1: identificare il problema il prima possibile;
  • Passo 2: specificare il problema in maniera accurata;
  • Passo 3: considerare quante più soluzioni sia possibile;
  • Passo 4: analizzare le implicazioni di ciascuna soluzione;
  • Passo 5: scegliere la migliore soluzione o combinazioni di soluzioni;
  • Passo 6: mettere in atto la soluzione.

Se il vostro obiettivo è quello di migliorare le abilità di problem solving, si può identificare un settimo passo: esso implica passare in rassegna l’intero processo di problem solving, di solito il giorno dopo, per stabilire se avreste potuto fare di meglio. La questione, per quanto rilevante, non è se avete risolto il problema, ma piuttosto quanto bene l’avete risolto. Potreste aver superato il problema senza risolverlo al meglio (per esempio, nel caso in cui avete pensato a una sola possibile soluzione e vi siete limitati ad attuarla).

Per quanto da un certo punto di vista possa essere stato un successo, non si può considerare tale, rispetto al diventare buoni risolutori di problemi. È importante, quindi, ricordare che l’obiettivo è quello di diventare ottimi risolutori di problemi. Vi state cioè impegnando a migliorare una vostra capacità. Riflettete e pensateci, non implica nulla di negativo, se non beneficio.