Autore: Claudia Dierna

Differenza tra psichiatria e psicologia: elementi di comprensione fenomenologica

Vediamo di approfondire quali sono le differenze fra psichiatria e psicologia.

Definizione di psicologia come scienza - La psicologia è una scienza umana e come tale si interessa dell’uomo cercando di comprendere e capire come egli vive, come si relaziona sia con gli altri sia con l’ambiente esterno e come percepisce se stesso. Possiamo comprendere le difficoltà di un simile lavoro in quanto l’essere umano è unico e nella sua unicità è inserito in un contesto sociale dove i propri atti comportamentali debbono essere comunemente accolti e riconosciuti in modo che l’esistenza della collettività mantenga un suo equilibrio ed una sua armonia.

Autodeterminazione e devianza del singolo o di un gruppo

L’essere umano non deve conformarsi acriticamente e passivamente al contesto sociale in cui vive perché dobbiamo riconoscergli la capacità di autodeterminarsi. L’autodeterminazione deve però sempre supporre il rispetto di una norma comune, sia questa ideale o statistica, entro la quale ogni essere umano deve muoversi, riconoscersi ed essere riconosciuto ed in cui deve, in definitiva, stabilire una situazione di convivenza e di reciproco rapporto col prossimo che è definito “istinto del gregario”.

Agire quindi al di fuori di un ordinamento sano che rispetti la persona e la collettività può costituire una devianza, che può essere del singolo o di un gruppo. Per stabilire se la devianza, individuale o collettiva, possiamo considerarla una patologia, una malattia, dobbiamo primariamente definire il temperamento ed il carattere: il temperamento è dato da aspetti innati della personalità che ne definiscono il suo modo di essere, così ad esempio, una persona può avere un temperamento malinconico oppure allegro ecc. Il carattere è dato, invece, dalla componente ereditaria della personalità, il temperamento stesso, e dall’insieme delle abitudini acquisite dall’educazione e dalle relazioni.

Devianza e malattia mentale

La devianza può essere il prodotto della volontà umana o il risultato di condizionamenti psico-fisici che possono alterare la volontà stessa. Se la devianza nasce da una precisa volontà - non alterata da condizioni psicofisiche che la limitano - a cui consegue un atto comportamentale o un pensiero, allora la persona non può essere giudicata malata, perché il suo agire e il pensare nascono da una libera scelta, da un atto volontario o anche da costituzione temperamentale predefinita.

Diversamente, se nell’insieme del suo agire la persona o il gruppo è mosso da condizioni psicofisiche che alterino la volontà e le capacità decisionali ci troviamo di fronte ad uno stato patologico o di malattia. Per fare un esempio, se una persona maltratta il suo cane perché vede in questo il diavolo possiamo dire che il suo comportamento è da malato. Diversamente, se lo maltratta perché ha un’indole cattiva la persona non rientra nel concetto di malattia mentale ma nel concetto di personalità abnorme, ossia fuori dalla norma, o psicopatica.

Ambedue i comportamenti sono anomali ma nel primo caso la persona si comporta in maniera alterata a motivo di una patologia, di un qualcosa cioè che non gli apparteneva, cioè non innata, non precostituita, ma sopravvenuta come malattia, come evento patologico. Nel secondo caso il comportamento nasce da una disposizione temperamentale che gli è sempre appartenuta ed è sempre stata innata nell’individuo. In quest’ultimo caso parleremo di un individuo con una anormalità nel suo modo di essere.

Cause profonde del malessere psicologico e suoi sintomi

Abbiamo fino ad ora discusso di atti comportamentali che si inseriscono in un contesto collettivo e quindi atti analizzabili e visibili, sia che scaturiscano da una patologia o da una costituzione psichica abnorme, fuori dalla norma. Non è comunque detto però che seppure una persona armonizzi il suo agire con l’agire comune e quindi appaia agli altri sana, non alterata da condizioni esterne, si senta, però, essa stessa in pieno benessere psicologico. Qui non stiamo parlando di una sofferenza espressa e manifesta, stiamo parlando di una sofferenza personale, un malessere psicologico vissuto in solitudine, talora anche con dignità composta.

Parliamo cioè di quegli esseri umani che quotidianamente trovano difficoltà nel loro esistere, nel vivere giorno per giorno, difficoltà nel lavoro, nelle relazioni affettive e nelle relazioni sociali. Stiamo parlando cioè di quelle persone che hanno visto la loro vita non realizzata per una loro incapacità di armonizzarsi nelle varie declinazioni dell’esistenza e che vivono, in definitiva, il dramma della loro incompiutezza come essere umani.

E il dramma è ancora maggiore in quanto il più delle volte né questi né altri ne comprendono il motivo o la causa. Sono queste persone che, pur non manifestando comportamenti francamente abnormi, fuori dalla norma, si sentono però essi stessi esclusi da ciò che il mondo può offrire. Non percepiscono fino in fondo il piacere, il gusto della vita, il bello e la soddisfazione di una relazione affettiva. Sono cioè persone con un io fragile, debole, che le obbliga costantemente a difendersi da una minaccia interiore immaginaria ed inconscia.

Compito della psichiatria e della psicologia nella sua funzione terapeutica

L’io è la nostra struttura psichica organizzata e relativamente stabile deputata al contatto e ai rapporti con la realtà sia interna sia esterna. Conoscendo queste persone, studiando la loro vita interiore, studiando i loro sviluppi affettivi, compresi i loro modelli educativi genitoriali, soffermandoci poi sulle tappe evolutive della loro esistenza quali infanzia, adolescenza, uomo adulto e quali situazioni della vita si sono intromesse in questa loro evoluzione, solo così potremo tentare di decodificare le loro sofferenze, dargli un senso e portare la persona a conoscersi. Solo attraverso la conoscenza di noi stessi, del nostro io, si può alleviare la sofferenza del vivere quotidiano.

Ecco questo è il compito della psicologia, nella sua funzione terapeutica, portare l’essere umano alla consapevolezza e conoscenza delle modalità del proprio esistere, dotandolo poi di quegli strumenti psicologici e di quella robustezza interiore per poter rinnovarsi e riprendere armonicamente il proprio cammino nella vita. Qui non si tratta di curare una malattia intesa come mal funzionamento biologico delle nostre strutture cerebrali che si manifestano con disfunzioni psichiche, quali ad esempio le psicosi – compito della psichiatria - piuttosto, si tratta di riequilibrare l’esistenza della persona attraverso il riconoscimento delle proprie emozioni, dei propri istinti, delle proprie passioni, della propria intelligenza e della propria volontà. L’essere umano in questo caso ha sempre consapevolezza del suo dolore, anzi a volte potremmo dire che ha una ipervalutazione del proprio malessere, anche se ha difficoltà nel decodificarne la causa.

Differenza tra malessere emotivo e disagio psichico vero e proprio

Lo psicologo non si trova di fronte una persona che è diversa da noi, una persona che vive un disagio lontano e distante da noi perché in qualche modo, nei vari momenti della vita, i suoi stessi malesseri li abbiamo potuti sperimentare tutti noi: soltanto che noi questo malessere lo viviamo per un tempo limitato e non ci procura una disfunzione esistenziale a differenza di chi costantemente soffre per il suo modo di esistere.

Chi non ha mai provato ansia, tristezza, fobia, ossessioni e tutto quel corollario sintomatico che appartiene alle emozioni? Il tutto però è stato temporaneo, motivato, mai prolungato nel tempo. In definitiva tutti noi possiamo aver sofferto nella vita per un sintomo d’ansia, questo però nella sua brevità temporale e plausibilità non ha provocato una disfunzionalità personale o sociale, un disagio psichico vero e proprio che richiedesse un intervento terapeutico da parte di uno psicologo.

Integrazione tra psicologia e psichiatria

La psicologia si integra con la psichiatria e se la prima si occupa della sofferenza esistenziale della persona, la psichiatria si occupa delle manifestazioni psichiche - come la tristezza profonda immotivata che si può vivere come un’oppressione toracica, idee di colpa, deliri, allucinazioni, eccitamento immotivato ed altro ancora - che nascono dallo scompenso di quelle funzioni mentali necessarie a non farci sentire estranei e non riconosciuti dai nostri simili.

Parliamo soprattutto dell’umore, di quello stato d’animo cioè persistente che differisce dalle emozioni, dai sentimenti e dagli affetti per il fatto di essere sintonico, allineato cioè e consequenziale agli eventi esterni (se mi accade una cosa triste sono malinconico, se mi accade una cosa piacevole sono euforico). Parliamo del pensiero che è quell’attività della mente che si manifesta attraverso idee, concetti, immaginario e critica.

Umore e pensiero

Queste due formazioni mentali, umore e pensiero, nel loro manifestarsi armonicamente e sempre plausibilmente, danno a noi esseri umani la possibilità di riconoscerci e di comprenderci sempre. Quando il manifestarsi dell’umore e del pensiero è dissonante dal resto del contesto socio-culturale in genere, allora, la persona non si sente più appartenente al mondo, è estranea, diversa, sconosciuta, alienata.

E non solo la persona, in questo suo nuovo stato mentale, non si riconosce e non riconosce il mondo che la circonda, ma anche l’altro non la riconosce più, diventano estranei uno all’altro. E’ in questa reciprocità che si riconosce il vero malato mentale e ciò che lui sta sperimentando è un accaduto devastante che non appare plausibile, comprensibile, in quanto si perde il contatto reciproco con l’esistenza: quindi la persona non riconosce più la realtà che vive e la realtà stessa, composta dagli altri, non la riconosce più appartenente alla comunità.

L’essenza della malattia mentale

L’essenza della malattia mentale è che cambia la persona, che la impoverisce di quelle caratteristiche psichiche primariamente innate (capacità di critica, di giudizio in generale ed in particolare capacità di valutare correttamente gli avvenimenti e la capacità di ragionare in maniera coerente). Parliamo della persona affetta da Depressione mentale endogena, in tutte le sue varie forme ed aspetti, i Disturbi Bipolari, le Schizofrenie, i gravi disturbi Borderline di personalità, anche se qui talora ci troviamo al limite tra la comprensibilità e l’incomprensibilità. Mentre nelle malattie che potremmo dire delle emozioni, noi in qualche modo potevamo riconoscerci, nella patologia mentale che definiremo psicotica, noi non ci riconosciamo e questa accade in maniera parassitaria, si impossessa della persona senza un’apparente comprensibilità o derivabilità.

Compito della psichiatria in senso curativo. Il compito della psichiatria in senso curativo è riconoscere e curare le modalità patologiche delle manifestazioni dell’umore quali il senso di colpa, la perdita della spinta vitale, i sentimenti di fine (la sensazione di non avere più futuro ed aspettative) ed altro ancora, le manifestazioni patologiche del pensiero quali, ad esempio, i deliri, tutte manifestazioni sintomatiche che non appartengono alla persona come caratteristica innata dentro lei stessa ma sono motivate da un’affezione mentale che ha completamente interrotto il decorso esistenziale dell’individuo.

Autore: Dott. Stefano Ciani