Autore: Claudia Dierna

Coronavirus

1
Apr

Coronavirus: i consigli dello psicoterapeuta per affrontare il panico e tornare alla normalità

Intervista al Dott. Medico Psichiatra Psicoterapeuta Stefano Ciani

Recenti ricerche dell’Università di Harvard di Boston in America lanciano un allarme abbastanza preoccupante: secondo le loro previsioni in Italia si passerà da una crisi di emergenza sanitaria, dettata dell’esplosione e dalla diffusione dello stato di pandemia (come dichiarato dall’Oms-Organizzazione Mondiale della Sanità) del coronavirus nella variante Covid-19, ad una crisi psicologica. Cerchiamo di chiedere consigli utili ad un vero esperto in materia: il Dott. Stefano Ciani, medico neurologo, psichiatra e psicoterapeuta che ci aiuterà a scoprire passo dopo passo, articolo dopo articolo quali sono i segreti del nostro benessere psicologico e con quali risorse interiori possiamo affrontare al meglio questa situazione di disagio.

In qualità di medico, cosa pensa della preoccupazione globale del Coronavirus, “COVID-19”?

E’ naturale che tutte le volte in cui le persone devono affrontare una situazione nuova, a cui non sono preparati, provino timore, soprattutto se può arrecare un danno alla salute dell’individuo. Ed è altrettanto naturale che le malattie virali sconosciute generino preoccupazione. Ciò che caratterizza questo tipo di epidemia, ormai pandemia, a differenza di altre che l’hanno preceduta in Italia, è da un lato un maggior flusso di informazioni - non sempre univoche e disorientanti – dall’altro le misure straordinarie adottate (chiusura delle scuole, divieto di stare in assembramenti, obbligo di stare ad un metro di distanza, obbligo di lavarsi spesso le mani, etc) che evidenziano il carattere altrettanto straordinario del momento che stiamo vivendo.

Quali tipi di disturbi psicologici si possono manifestare in questa situazione di panico generale?

In realtà quando si verificano eventi straordinari a livello mondiale, quali guerre, pandemie, situazioni climatiche catastrofiche, tutti i disturbi psichiatrici di tipo nevrotico, ansioso, fobico, ossessivo diminuiscono perché la persona sposta l’attenzione da se stesso sull’ambiente, dall’interno all’esterno. Tali accadimenti hanno quasi “un effetto terapeutico” perché lo sguardo va oltre la propria persona, in un processo risanante di esternalizzazione del proprio essere. Di contro, la grande calamità fa insorgere sintomi psicologici di tipo ansioso, di tipo emotivo, di tipo fobico in persone che in precedenza non avevano patologie di tipo psichiatrico e quindi l’ansia aumenta, ad esempio, al pensiero di non poter prendere la metro, oppure di prenderla e subire il contagio.

Possono aumentare episodi e comportamenti aggressivi dettati dalla paura dell’altro, ormai non più solo del diverso?

Quando si vive in comunità quanto più gli epifenomeni della vita di gruppo sono favorevoli tanto più lo stare insieme è sereno, al contrario, più si verificano e si moltiplicano elementi perturbatori dell’equilibrio collettivo e più il gruppo tende ad isolare il soggetto portatore del turbamento. Pertanto, è naturale allontanarsi istintivamente da qualcuno che tossisce o starnutisce perché è un riflesso condizionato dettato dall’autoconservazione. Quindi possono manifestarsi comportamenti che hanno delle “valenze discriminative” ma episodi di aggressività vera e propria non si sviluppano in maniera autoctona: l’aggressività si accentua in persone già predisposte che hanno di per se stesse componenti di labilità e fragilità, che possono essere amplificate dalle situazioni esterne. E’ chiaro, poi, che se un individuo ha un temperamento mite, è portato alla socialità e a riconoscersi nel contesto sociale e non diventerà mai aggressivo.

Cosa consiglia per combattere i disturbi psicologici alimentati dal panico e per tornare alla normalità?

Innanzitutto le persone non hanno bisogno di “venditori di paura” ma vanno rassicurate dalle istituzioni, dai medici, dai canali d’informazione che diffondano la consapevolezza crescente che qualcosa si sta facendo per affrontare l’emergenza. E’ importante sottolineare che seguire di continuo le notizie sui giornali e in televisione aumenta il senso d’angoscia, soprattutto se non si sentono notizie positive. Oltre che prendere atto della situazione è necessario, però, imparare a convivere con questa nuova realtà nel migliore dei modi osservando lo stile di vita consigliato come ad esempio lavarsi le mani, sapendo che la medicina sta facendo progressi. E’ fondamentale modificare il proprio stile esistenziale, lavorando con modalità alternative, anche da casa, e astenendosi dall’intrattenere rapporti sociali stretti, come ci viene raccomandato.

Il disagio dettato da questa situazione d’emergenza può causare disturbi psicosomatici? Come evitarli?

Quella che si sta vivendo ora è una situazione di stress prolungato, che genera ansia, la quale, a sua volta, può abbassare le difese immunitarie: infatti vengono disperse dall’ansia le energie che il soggetto deve mettere a disposizione della vita quotidiana. Consiglio un rimedio naturale che è ottimo per le difese immunitarie: il miele. Lo possono prendere anche i diabetici perché viene subito elaborato dall’organismo, non viene immagazzinato e non si traduce in grasso cattivo. Un cucchiaino la mattina. Lo stress è, poi, qualcosa che va gestito e in questi casi particolari condiviso insieme a qualcun altro, eventualmente anche a distanza, tramite i numerosi mezzi comunicativi di cui disponiamo: per esempio è importante lo stare in famiglia, vivere a contatto con le situazioni affettive, fare anche delle progettualità per quello che riguarda il futuro.

Secondo lei i bambini avvertono la preoccupazione degli adulti per l’epidemia? Come comportarci davanti a loro: dobbiamo parlarne e in quali termini?

Se noi ci comportassimo come si stanno comportando i bambini oggi, anche in base alla mia esperienza personale, non ci sarebbe “lo stress da coronavirus”. I bambini sono persone fantastiche perché riescono a capire e a gestire le situazioni meglio di noi. Forse per incoscienza, forse perché non hanno le sovrastrutture mentali che abbiamo noi, i bambini sentono molto meno il peso di questa situazione. Gli adulti devono parlarne con i bambini perché sono in grado di capire, dicendogli che eventi di questo tipo possono accadere, che sono sempre accaduti, ma che l’umanità li ha sempre superati. I genitori più parlano in termini di risorse che l’uomo ha per affrontare le avversità, più i bambini sono sereni, più identificano i genitori come parte attiva di queste risorse e più crescono sicuri.

L’intervista al Dott. Stefano Ciani è un’esclusiva di ultimora.news, può essere riportata su altri siti web parzialmente o interamente previa citazione della fonte e con link interno.