Autore: Alessandro Leonardi

Cinema - Streaming

Il cinema italiano è in rivolta, Franceschini firma il decreto: i film non andranno più in sala?

Il cinema italiano è in ginocchio, ma il governo sembra non intervenire. Il Ministro Franceschini penalizza le sale italiane.

Lo streaming video doveva rappresentare un passo avanti, una proposta per il futuro, ma sembra che tutto questo non abbia più importanza.

L’argomento streaming è abbastanza complesso, perché se da un lato viene offerta la possibilità di garantire un’attenzione migliore verso il mondo del cinema, capace di interessare tipi di pubblico diversi, e di aumentare i termini di distribuzione, è anche vero che questo standardizza il prodotto e lo mercifica non badando, spesso e volentieri, alla qualità, ai contenuti, al sistema cinematografico in generale.

Un discorso molto lungo che non può essere designato in quattro righe di testo, ma che ha bisogno di un’analisi attenta e di analizzare tutti gli elementi in causa.

La guerra contro lo streaming: infuria il cinema italiano.

A che punto siamo adesso? Le sale cinematografiche, vista la situazione disperata che il Coronavirus sta creando in tutto il mondo, si ritrovano schierate contro le multinazionali dello streaming video. In Italia il settore della cultura soffre da ormai immemore tempo, ma con la stretta del virus e dei vari decreti, tutto questo sta crollando verso un danno irreparabile.

I possessori di sale cinema, teatrali, non ci stanno più e insieme all’associazione sindacalista Anec (associazione nazionale esercenti cinema), infuria contro il nuovo DPCM emanato dal governo riguardante le chiusure forzate, ma soprattutto contro la nuova norma firmata dal Ministro Franceschini, che da ai produttori la possibilità di entrare nel servizio streaming senza passare dalle sale cinematografiche; una vera e propria stroncatura alla distribuzione.

Una perdita senza precedenti

L’Anec definisce questa mossa un passo falso e dice: "Se le sale dovessero riaprire nella prima metà di dicembre, non ci sarebbero film pronti per essere programmati e ci troveremmo davanti al paradosso di poter aprire ma dover stare chiusi per mancanza di prodotto. Chiediamo misure immediate che definiscano un ristoro vero e temporalmente più lungo in considerazione di come questa scelta metta a rischio il mercato in sala nel medio periodo e nelle settimane delle festività, tradizionalmente di picco del consumo in sala. La sopravvivenza del settore e la salvaguardia delle sale non può più essere affidata a regole mutevoli e interventi economici non sufficienti al drammatico momento che il paese attraversa".