Zone rosse Italia, Galli: «Regioni che non lo sono ancora ci finiranno presto»

Zone rosse Italia, Galli: «Regioni che non lo sono ancora ci finiranno presto»

Il professor Massimo Galli, infettivologo del Sacco di Milano, è tornato a parlare di coronavirus in un’intervista rilasciata a La Stampa.

Nuove zone rosse in Italia. Come ogni venerdì, quello appena trascorso, è stato un giorno di ordinanze e cambio colori. Le ordinanze sono state firmate dal ministro Roberto Speranza sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di regia.

«Complessivamente, quindi, la ripartizione - si legge sul sito del ministero della Salute - delle Regioni e Province Autonome nelle diverse aree in base ai livelli di rischio a partire dall’8 marzo 2021 è la seguente:

  • Area gialla: Calabria, Lazio, Liguria, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta
  • Area arancione: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria, Veneto
  • Area rossa: Basilicata, Campania, Molise
  • Area bianca: Sardegna»

Al di là di quella che è la macro-divisione bisogna sempre tenere conto di eventuali restrizioni relativi ad aree di minore superficie che, per qualche motivo, hanno avuto misure come "zone rosse mirate" o limitazioni disposte dagli enti locali.

Nuove zone rosse in Italia: la situazione

L’Italia è dunque sempre più rossa e arancione. Chi, in un certo senso, aveva previsto il rischio che il quadro epidemiologico apparentemente tranquillo potesse celare dei rischi era stato l’infettivologo del Sacco di Milano, Massimo Galli. Il professore ordinario di Malattie Infettive, negli ultimi mesi, ha spesso subito le critiche per un suo presunto allarmismo, ma le circostanze gli hanno spesso dato ragione.

In un’intervista a La Stampa del 6 marzo ha espresso in maniera chiara quello che, a suo avviso, è il suo attuale punto di vista. «La speranza - ha spiegato - è che gli anziani si tengano al riparo e, ormai uno su quattro, godano della protezione del vaccino, ma purtroppo ci aspetta un mese difficile.»

Parole che lasciano intendere che bisognerà essere pronti ad una possibile tempesta rappresentata da questa terza ondata che pare ormai essere stata innescata.

Zona arancione rafforzato non sembra convincere Galli

Galli non vede nell’arancione «rafforzato» un possibile adeguato livello di restrizioni sufficiente a contenere gli effetti dell’innalzamento della curva. Nell’intervista, in particolare, gli viene attribuito un virgolettato in cui delinea la possibile necessità di «chiusure decisamente più marcate».

Tuttavia, qualora la situazione epidemiologica dovesse peggiorare è noto come le regioni rischierebbero di finire in zona rossa. Quella in cui il livello di restrizioni è tale da non poter uscire di casa senza un’adeguata motivazione.

Uno scenario che ricorda il lockdown del 2020, seppur con qualche apertura in più legata alla necessità di mantenere attive alcune attività. «Le regioni che non lo sono ancora - avverte Galli - ci finiranno presto. La situazione si complica e siamo sempre all’inseguimento del virus, che detta l’agenda.»

Nuove zone rosse, varianti e coronavirus: la situazione secondo Galli

Gli effetti delle varianti, quella inglese in particolare, paiono farsi sentire. Da tempo si parla in particolare della variante inglese e della sua contagiosità superiore.

«Le scuole e i ritrovi di giovani - ha spiegato Galli - sono stati un volano per la terza ondata». Il circuito è quello noto: le fasce più verdi della popolazione si infettano, restano, per fortuna, per lo più asintomatiche, senza saperlo, finiscono per contagiare genitori, nonni o comunque persone a rischio che sviluppano la patologia, in alcuni casi in modo severo.

E su ciò che potrebbee accadere in larga scala Galli è chiaro, senza replicare. «Posso - ha chiesto - avvalermi della facoltà di non rispondere? Sarei pessimista e me ne pentirei».

L’altro tema è il possibile effetto delle varianti nel breve e medio termine. «Potrebbero - ha specificato l’infettivologo - complicare la vita sia dei guariti, mi riferisco in particolare alla brasiliana, sia dei vaccinati. Il rischio è che coesistano costringendoci a ripetute iniezioni. Per evitarne la diffusione bisogna limitare i contatti, circoscrivere i focolai e vaccinare a tappeto».