Vitalizi: il M5S si scontra con il PD per l’abolizione. Ecco perché

Vitalizi: approvata la proposta del PD sui vitalizi e rifiutata quella di M5S. I Cinque Stelle non ci stanno: proteste alla Camera. Perché? Ecco le due proposte a confronto.

Vitalizi: i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle non ci stanno alla decisione presa dalla Camera in merito ai vitalizi. Montecitorio infatti ha rifiutato la proposta dei Cinque Stelle e ha approvato quella del PD: un valanga di contestazioni si è sollevata in aula e non solo.

I grillini non si sono limitati a mostrare dei cartelli di protesta ma hanno addirittura cercato di fare irruzione nell’ufficio del presidente Boldrini. Sui loro cartelli, un frase chiara ed inequivocabile “Si tengono il privilegio”.

La situazione che si è venuta a creare a seguito della decisione maggioritaria del governo è stata paradossale. Stando a quanto afferma la Boldrini, è stato molto grave ciò che è avvenuto. Alcuni parlamentari di M5S, a seguito della decisione, sono usciti dall’aula per protestare, altri hanno provato a fare irruzione durante il question time urlando “vergogna vergogna”.

Cosa ancora più grave, alcuni hanno addirittura alzato le mani sulle assistenti parlamentari che tentavano di arginare il fenomeno e che alla fine sono dovute andare in infermeria. Tutto questo non può essere tollerato in una democrazia che si rispetti e avrà delle conseguenze.

Di Maio uscito subito dall’aula ha improvvisato un comizio in piazza:

“Quando abbiamo chiesto perché non si vogliono togliere i vitalizi qualcuno ci ha risposto che dopo non avrebbe più avuto il lavoro. Per buttare fumo negli occhi degli italiani hanno presentato una delibera alternativa. I vitalizi rimangono intatti lì dove sono ma in maniera del tutto ipocrita si propone di prelevare tremila euro in tre anni a uno che prende come vitalizio di più di 70mila euro l’anno.”

Anche Vincenzo Caso, capogruppo M5S alla Camera ha dichiarato che la decisione presa a Montecitorio è vergognosa e dimostra ancora una volta il potere della casta che non vuole assolutamente privarsi dei suoi privilegi.

Dalla controparte il capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, ha ribattuto sostenendo che la proposta del PD è buona e porterà a dei reali risparmi. Anche Sereni, vice presidente alla Camera, ha rincalzato sostenendo che l’abolizione dei vitalizi portata avanti da M5S non è stata idonea e non ha considerato la precedente abolizione dei vitalizi del 2012.

Diversamente la proposta del PD che è stata approvata è andata proprio a toccare tutti quelle pensioni parlamentari che la riforma di Monti non aveva neanche guardato. Queste le sue parole:

“la proposta del M5S non comportava alcun risparmio e non teneva conto dell’abolizione dei vitalizi parlamentari avvenuta nel 2012. Una riforma radicale che ha segnato per tutti i parlamentari in carica il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo e che ha portato a 65 anni l’età minima per percepire l’assegno. Quella riforma non incideva, né poteva, sul passato e questa è l’anomalia sulla quale, tenendo conto della giurisprudenza più recente in materia, oggi interveniamo. Per questo il contributo straordinario di solidarietà per tre anni che abbiamo oggi deliberato è un elemento di equità e di perequazione tra vecchio e nuovo sistema che produce nel bilancio della Camera un risparmio effettivo di circa 2,4 milioni l’anno.”

Ma al di là delle opinioni di ciascuna parte politica, andiamo a vedere nello specifico le due proposte a confronto.

Abolizione vitalizi: ecco le proposte del M5S e del PD a confronto

Il testo di legge sui vitalizi, proposto dal PD e approvato dalla Camera il 22 marzo 2017, stabilisce che gli ex deputati che abbiano ancora il vitalizio versino un “contributo di solidarietà” durante i prossimi tre anni a venire.

Questi ex deputati sarebbero coloro che hanno concluso il loro mandato prima del 2012 e che quindi non sono stati inclusi nella riforma di quell’anno portata avanti da Monti. Nel 2011 infatti venne messa a punto una revisione sostanziale dei vitalizi che, entrata in vigore nel 2012, di fatto li sostituì con una pensione calcolata con metodo contributivo.

La proposta del PD ha stabilito una decurtazione del 10% per i vitalizi compresi tra 70 e 80 mila euro, del 20% per quelli tra 80 e 90 mila euro, del 30% per quelli tra 90 e 100 mila euro e del 40% per tutti quelli dai 100 mila euro annui in su. Stando ai calcoli effettuati, questa contribuzione dovrebbe far risparmiare allo stato 2,5 milioni di euro l’anno.

Per quanto riguarda invece la proposta del M5S, questa aveva l’intenzione di rendere le pensioni parlamentari uguali a quelle dei normali cittadini, ma non andava ad intervenire sui vitalizi precedenti alla riforma. Infatti per andare a toccare le pensioni precedenti non sarebbe bastato un semplice aggiornamento della normativa vigente, ma sarebbe stato necessario un voto parlamentare.

Il principale motivo di scontento del Movimento 5 Stelle infatti ha riguardato proprio questo aspetto. Di fatto il trattamento pensionistico privilegiato dei deputati è rimasto comunque sbilanciato rispetto a quello riservato ai normali cittadini.

L’obiettivo della proposta dei Cinque Stelle era chiaro: volevano che le pensioni dei deputati e dei senatori oggi in carica fossero uguali a quelle dei lavoratori pubblici e privati. Di fatto la proposta rilanciata dal PD si è occupata di tutt’altro: ha coinvolto gli ex parlamentari, ma non ha toccato gli odierni.