Autore: Stefano Calicchio

Crisi economica

13
Mar

Vendite allo scoperto e Coronavirus, il divieto della Consob: ecco cosa sono, come funzionano e perché sono state bloccate

Dopo il crollo dei principali indici avvenuto nella giornata di ieri la Consob si muove per bloccare le vendite allo scoperto su decine di azioni quotate. Tutto quello che c’è da sapere sul provvedimento.

All’emergenza dovuta al diffondersi del Coronavirus ne è seguita un’altra che rischia di creare serie problematiche all’economia e di lasciare comunque un segno profondo anche nel momento in cui la situazione sanitaria tornerà alla normalità. Covid-19 ha infatti contagiato non solo migliaia di persone in tutta Italia, ma anche i principali mercati finanziari, con perdite record che entreranno negli annali della storia delle borse e che verranno raccontate ai posteri.

Per cercare di arginare l’immane ondata di vendite verificatasi in questi giorni la Consob ha preso nella sera di ieri (congiuntamente con la commissione gemella del mercato spagnolo) la decisione di bloccare le vendite allo scoperto (in inglese short selling) su 85 titoli italiani. In Spagna un’analoga misura ha coinvolto i principali 69 titoli azionari del mercato iberico. Anche altre autorità del continente europeo stanno riflettendo su un possibile intervento di natura similare, come nel caso di Francia e Germania.

Come funzionano le vendite allo scoperto (short selling) e perché sono state vietate

La pratica dello short selling (vendita allo scoperto) consente ad un investitore di guadagnare anche quando il mercato scende. Questo diventa possibile perché l’operatore vende delle azioni che non possiede (avendole ottenute precedentemente in prestito), per poi riacquistarle quando queste hanno raggiunto una quotazione più bassa. Il guadagno dell’operazione si concretizza nella differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto.

Fermare ogni operazione di short selling su una lunga lista di titoli significa che i venditori allo scoperto devono correre a chiudere le proprie posizioni, riacquistando i titoli che non possiedono per restituirli ai prestatori. Di fatto, una parte del rialzo verificatosi nella giornata di oggi appare come una normale reazione alla chiusura delle tante posizioni di short selling che risultavano aperte in via speculativa sul mercato.

Vista la situazione, le autorità puntano quindi a stabilizzare i mercati evitando il ricorso ad operazioni speculative che in questo momento potrebbero aggravare l’ondata di vendite registrata sui mercati. Quest’ultimi sono infatti ufficialmente entrati in “fase orso” e pertanto potrebbero tornare ad essere sollecitati da nuove pressioni ribassiste nei prossimi giorni. Eliminando lo short selling si punta così ad estromettere operazioni in grado di accentuare eventuali ulteriori ribassi e ad abbassare la volatilità dei titoli oggetto della misura cautelativa.

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Vendite allo scoperto: l’annuncio della Consob

Riprendendo le parole utilizzate all’interno del comunicato stampa Consob e della delibera n. 21301 del 12 marzo 2020, l’autorità ha adottato nella serata di ieri il “divieto temporaneo di vendite allo scoperto su alcune azioni negoziate sul mercato regolamentato MTA”, facendo ricorso “all’ex articolo 23 del Regolamento UE n. 236/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 marzo 2012”.

In particolare, Consob avvisa che “la presente delibera è trasmessa all’ESMA ai sensi dell’art. 23 Regolamento UE n. 236/2012 ed è pubblicata sul sito internet della stessa Consob dopo la positiva conclusione della procedura prevista in base al suddetto articolo”. Tra i tanti titoli su cui vige il divieto di vendite allo scoperto evidenziamo a titolo di esempio Poste Italiane, FCA, Enel, Leonardo, Ubi Banca, Generali, Intesa San Paolo, Unicredit e Banca Monte Paschi di Siena.

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