Variante inglese coronavirus, Galli: «Bisognerebbe avere il coraggio di dire come le cose stanno»

Variante inglese coronavirus, Galli: «Bisognerebbe avere il coraggio di dire come le cose stanno»

L’infettivologo Massimo Galli era stato tra i primi a segnalare la diffusione della variante inglese. Ai microfoni di Mattino 5 ha spiegato la situazione anche in relazione alle scuole.

L’infettivologo Massimo Galli è tornato a parlare di coronavirus e, soprattutto, di variante inglese. Lo ha fatto da ospite della trasmissione di Canale 5 Mattino 5.

L’infettivologo Massimo Galli era stato smentito

Il direttore delle Malattie Infettive del Sacco di Milano era stato tra i primi a mettere in rilievo che il ceppo britannico del virus iniziava a far valere la sua presenza nei malati Covid sotto la sua osservazione. E oggi si stima che il 54% dei positivi al coronavirus in Italia si siano infettati con la mutazione che, per definizione, ormai si associa all’Inghilterra.

In quella circostanza era persino arrivata una smentita autorevole «Dopo - ha ricordato - che avevo detto che eravamo già invasi dalla variante inglese si è persino mosso il mio ospedale a dire che non era così. Io ho commentato che sarebbe bastato qualche giorno per vedere come erano effettivamente le cose. A parte che i dati li avevo ed ero certo di quello che stavo dicendo. E puntualmente, purtroppo come era facilissimo prevedere: eccoci qua».

Variante inglese coronavirus, la situazione

Sta trovando, dunque, riscontro l’idea di molti scienziati secondo cui, come in altri paesi, la variante inglese sarebbe diventata prevalente. «Forse - ha evidenziato Galli - bisognerebbe avere il coraggio di dire le cose veramente come stanno e accettare la realtà. Non è allarmismo dire: guardate che siamo messi male con la variante inglese».

«È - ha aggiunto - semplicemente dire: attenzione che questa è una brutta bestia che ci crea ancora più problemi e necessità di prudenze senza le quali dobbiamo ancora discutere se possiamo tenere o no le scuole aperte».

La criticità principale del ceppo britannico del virus è la maggiore facilità con cui è in grado di diffondersi. «La variante inglese - ha affermato l’infettivologo - riesce ad infettare alla grande e molto più delle altre precedentemente presenti i ragazzi e i bambini».

Questi ultimi stando alle prime evidenze rese pubbliche da medici e scienziati continuerebbero a non patire quasi mai serie conseguenze dall’infezione, ma innescano il circolo pericoloso che tutti sanno. Da loro passa ad adulti di mezza età e poi agli anziani, con tutte le problematiche che si conoscono per le categorie più fragili. Non a caso Galli ha parlato di «circuito dannato» che porta ad «incremento delle infezioni, della richiesta di ricoveri e, purtroppo, in linea prospettiva anche di decessi».

Coronavirus e scuole, il punto di vista di Galli

Diventa, perciò, attuale il dibattito legato attorno alla scuola. Galli, nel suo intervento, ha sottolineato la base del suo ragionamento, ossia che la scuola più si riesce a tenere aperta, meglio è. Il riferimento velato è naturalmente all’importanza dell’istruzione in un Stato, aspetto che però può andare in contrasto con le necessità epidemiologiche.

«È inutile, però, trincerarsi dietro ipocrisie. La scuola - ha detto l’infettivologo - è uno dei problemi dal punto di vista della diffusione di contagio. Lo è sempre stato anche quando c’era un coro probabilmente di persone che comunque non hanno una competenza veramente specifica su questo tipo di problemi che diceva che la scuola è sicurissima. Mai stata sicurissima».