Autore: Daniele Morritti

Regno Unito - Unione Europea - Brexit

17
Feb

Tony Blair non vuole la Brexit. Ecco le ragioni in 2 punti

Blair torna a parlare della Brexit e invita gli inglesi pro-UE a resistere. Dal suo discorso emerge una visione della democrazia assai distorta. Ecco perché.

Tony Blair è tornato a parlare di Brexit e lo fa, questa volta, dalla sede londinese di Bloomberg. L’ex Primo ministro britannico esce allo scoperto dopo mesi di silenzio invitando i pro-UE ad alzare la voce contro la Brexit e il Governo May.

Secondo Blair, i cittadini britannici che non si sentono rappresentati dall’esito del referendum del 23 giugno scorso sulla Brexit hanno tutto il diritto di pretendere dal Governo May un passo indietro sulla Brexit.

Sono due le ragioni che sottendono la scelta di Blair di aizzare la folla contro la Brexit:

  • è parere di Blair che durante la campagna referendaria e il post-referendum, i costi della Brexit per i cittadini britannici non siano mai stati considerati dalle forze euroscettiche, tra le quali include anche il Governo May;
  • si ritiene che i cittadini britannici abbiano votato alla cieca, senza che nessuno li avesse “correttamente” indottrinati sulla strada da percorrere. L’opacità della comunicazione politica giustifica, secondo Blair, una forte presa di posizione contro la Brexit.

L’intervista rilasciata a Bloomberg sulla Brexit evidenzia quanto distorta sia l’idea di democrazia per Blair. Vediamo perché.

Blair: gli inglesi dovrebbero ribellarsi alla Brexit

Eccolo, di ritorno dopo mesi di assenza dallo showbiz della politica europea. Tony Blair è tornato a parlare di Brexit e lo fa, questa volta, con una chiamata alle armi: scontenti della Brexit unitevi e combattete contro la dittatura del Governo May che vi vuole fuori dall’UE.

Blair aveva già dichiarato più volte alla stampa quanto fosse dispiaciuto per l’esito del referendum del 23 giugno sulla Brexit. A differenza delle scorse uscite, però, Blair coglie l’occasione dell’intervento dalle sale di Bloomberg per chiarire alcuni aspetti che fanno della Brexit lo scenario di gran lunga peggiore per gli inglesi.

Egli accusa la politica di britannica di aver vissuto la vicenda Brexit come una semplice battaglia politica, privando i cittadini della consapevolezza su una tematica così delicata. A tal proposito, per esempio, sostiene

"che il Governo May sia un governo per la Brexit, della Brexit, dominato dalla Brexit".

Il raggiro del Governo May nei confronti dei cittadini britannici è per Blair reso evidente dal fatto che il Governo May voglia con insistenza una hard Brexit, ovvero un’uscita dall’UE e dal mercato unico. Un taglio netto col passato recente, quindi. Il che rappresenterebbe un’enorme danno per il 48% dei cittadini contrari alla Brexit che nel mercato unico e nell’UE vogliono invece restare.

Blair ne ha per tutti nel suo discorso. Non solo per il Governo May, che apostrofa come un manipolo di semplici esecutori pilotato dalle fronde più oltranziste del Partito conservatore, ma anche per i suoi. I Laburisti guidati dal di tanto in tanto dissidente Jeremy Corbin sono responsabili di aver “facilitato la Brexit”. L’allusione è diretta alle ambiguità del Partito laburista mostrate durante la campagna referendaria sulla Brexit.

Il monito di Blair rimbomba nelle sale di Bloomberg: “opporsi alla Brexit ad ogni costo”.

Purtroppo, come lo stesso Bloomberg fa notare, Blair soffre della poca (pochissima) credibilità che gli deriva dall’aver sostenuto, quando era Primo ministro, la crociata imperialista di George W. Bush contro Saddam Hussein, ritenuto in possesso di armi chimiche e batteriologiche. Una panzana che Blair ha per lungo tempo difeso, contro ogni evidenza, in ogni sede.

Dopo aver trascinato la Gran Bretagna nel pantano dell’Iraq - e convinto chissà quanti altri Leader a fare lo stesso - Blair torna ora alla carica lamentando un presunto abuso del Governo May, colpevole di aver mentito sui costi della Brexit e sui benefici che attendono la Gran Bretagna fuori dall’UE. Naturalmente si può discutere in merito ai benefici e a costi della Brexit; altra cosa è organizzare il dissenso contro una decisione stabilita su base referendaria.

Blair, colui che in qualità di Primo ministro indusse la Camera dei Comuni, circuita da false informazioni, a votare l’invasione dell’Iraq, ora preme affinché l’esito del referendum sulla Brexit - posto invece su basi del tutto legittime, come ha stabilito la Corte suprema - sia osteggiato perché il 48% dei cittadini britannici è scontento. Se non è questa un’idea distorta della democrazia.